IL LIBERO ARBITRIO.

15 11 2009

ESISTE, O NON E’ POSSIBILE?

 

Questa volta intendo chiedere, e lo faccio solo ora, esplicitamente il parere di chi avrà la pazienza di leggere le mie successive riflessioni. Perché? Per almeno due motivi.

Il primo. Da sempre sono affascinato, ed in un certo qual modo ossessionato, dal pensiero se l’Uomo (la persona, uomo o donna che sia)  sia realmente dotato di “libero arbitrio”, oppure no. Ho consultato, nel corso degli anni, numerosissimi testi al riguardo. Più o meno autorevoli, più o meno approfonditi. Tutti mi hanno suggerito “qualcosa”; nessuno mi ha dato risposte definitive (ve ne sono?).

Il secondo. Sono pienamente consapevole che, con le sole mie forze e capacità, non sarò mai in grado di darmi una risposata al quesito, di “andare oltre”. Lo vorrei invece fare, perché sono del parere che l’argomento sia di estremo interesse, perché inerisce allo stesso “essere” della persona, in quanto differente dalle realtà animali (che, tra l’altro, molto spesso hanno da insegnare a “noi umani”). L’individuo ha come qualità distintive da questi ultimi, la razionalità, la creatività, la parola, e la facoltà di poter scegliere, consapevolmente, tra il bene ed il male.

Aggiungerei una terza considerazione. Sono del parere (e quindi, ognuno è libero di contraddirmi) che l’argomento riguarda, trasversalmente, sia i credenti (in Dio, comunque Lo si voglia denominare) sia gli atei. Ognuno, ovviamente, con differenti idee in merito alla problematica.

E’ mia intenzione sviluppare le successive riflessioni in modo tale da  sollecitare le opportune  “contro- riflessioni” di chi mi leggerà.

Questo il quesito di fondo su cui riflettere con l’obiettivo di tentare di dare una risposta, quanto meno plausibile.

Siamo veramente liberi di fare le nostre scelte in piena autonomia? Oppure, inevitabilmente, ne veniamo in qualche modo limitati, condizionati? O, ancora, non siamo affatto in grado di utilizzare il “libero arbitrio”, ma ci illudiamo di farlo, essendo noi, di fatto, legati indissolubilmente ad un “destino” che sfugge totalmente al nostro controllo?

Domande complesse, talvolta addirittura inquietanti, sulle quali mi propongo di argomentare e, soprattutto, di sollecitare il pensiero di chi mi leggerà.

Immaginiamo, per un solo momento, che l’Uomo non abbia la facoltà di esercitare il libero arbitrio, essendogli esso precluso, per i credenti, da Dio stesso, per i non-credenti, dal destino o Fato che dir si voglia.

Mi chiedo, allora, quale merito possa vantare colui che, nella sua vita terrena, abbia scelto di comportarsi in modo tale da perseguire il “bene” e, viceversa, che demerito si possa addossare a chi abbia scelto di seguire il solco del male (per denaro, potere, ricerca di notorietà, fino ad includere addirittura il fascino del sadismo).

Se le nostre scelte rappresentano un puro sogno, una irrealtà, un’illusione, dal momento che tutto è, invece, preventivato da Dio, dal destino o dal Fato che sia, ne consegue che “non può esistere” il libero arbitrio.

Ma, allora, c’è da riflettere seriamente se siamo tutti dei semplici “burattini”, le cui fila Qualcuno o qualcosa di insondabile, inconoscibile, fuori comunque dalla portata della nostra mente razionale (ma, umanamente, limitata) muove a proprio piacimento.

Quale delusione, però! Sarebbe questo l’uomo dotato di creatività e, soprattutto di “volontà”, intesa proprio  come antitetica al semplice istinto, prerogativa degli esseri animali?

Per contro, ci si può rendere contestualmente anche conto che “non tutto” è alla portata della libera scelta della persona.

A cominciare dalla sua nascita e dalla sua morte fisica. Né è pure possibile “scegliersi” l’ambito geografico, il contesto religioso e storico in cui venire alla luce.

Nascita e morte. Due granitici paletti entro i quali si svolge tutta la nostra esistenza terrena (l’unica, peraltro, che ci è data a conoscere). Soprattutto insondabile è il  “soffio della vita”, quello che precede ogni e qualsivoglia tipo di “evoluzione”.

Anche il grande Darwin aveva intitolato la sua geniale opera “L’origine della specie”. A riguardo di questo lavoro veramente enciclopedico, va tuttavia rilevato (qualcuno è in grado di smentirmi?) che lo scienziato-naturalista non riuscì mai a dare una risposta definitiva a quale fosse realmente “l’origine” della specie che, si badi bene, non coincide con l’evoluzionismo, ma ne è il presupposto.  

A tutte le riflessioni fin qui svolte, se ne  interconnettono altre, tra le quali: :

  • il problema del “male”;
  • l’eventuale intervento (intromissione?) di  Dio in questa vicenda.

Andiamo per gradi.

Appurato, almeno in linea di principio, che si possa parlare in ogni caso solo di un libero arbitrio condizionato,  cioè della possibilità di sola scelta tra il bene ed il male, viene da chiedersi (da parte dei Credenti): ma Dio può intervenire o condizionare le “nostre” decisioni?

Ecco il punto: il problema del male, che deve essere valutato sotto due profili.

Quello inerente alla sofferenza “collettiva”. L’Olocausto degli ebrei, in primis, ma non solo di essi. Vanno annoverati anche i milioni di Russi morti, le vittime nell’intera Europa, così come pure gli stessi Tedeschi totalmente “innocenti” della pazzia del Nazismo, e che non furono pochi. Da aggiungere anche altre tragedie umane del passato e del presente (la fame endemica, la morte infantile di milioni di esseri innocenti, le guerre, le dittature, le discriminazioni sociali: per religione, etnia, sesso, la violenza alle donne in quanto tali, ecc).

E quello del “male” che affligge il singolo individuo, in sintesi “le malattie”.

Viene spontaneo, in entrambi i casi, chiedersi: ma dov’è Dio quando tutte queste tremende “offese immorali” vengono a concretizzarsi?

Se il Signore è perfettamente Buono (desidera, cioè il “bene” per l’essere che Egli ha creato), perché permette il sopravvento del male sul bene. Perché è proprio a questo che noi, comuni mortali, in realtà quasi da sempre assistiamo “impotenti”, o quasi. Come si concilia un “orrore” fuori della portata di ogni ragionevole comprensione, con la perfetta Bontà di Dio?

E ancora c’è da domandarsi. Se Dio è inoltre perfettamente Giusto  e, soprattutto, Onnipotente, non poteva Egli opporsi alle immani tragedie del passato, alle catastrofi generate dalle Crociate, dai Got mit uns (Dio con noi, dei nazisti), all’Inquisizione, alle Guerre sante (le vuole Dio! Quale pazzia!), che tutt’oggi continuano a “spopolare”?

E’ questa l’Umanità che il Signore volle all’atto della Sua creazione?

Come una ciliegia tira un’altra, così io vengo letteralmente sollecitato da questo interrogativo a pormi ulteriori “domande”.

Perché Dio non risponde alle richieste di aiuto contro il male dilagante? 

Ed ancora. Se il Signore (tra l’altro, “modellatore” del passato, del presente e del futuro), tra i tanti Suoi attributi “assoluti”, ha anche quello dell’Onniscienza, come è spiegabile che Egli, ad un certo punto, si sia  pentito di aver creato la Sua creatura, l’uomo, fatto da Lui a Sua immagine e somiglianza?

E Dio disse: ” Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza. (Gen. 1,26)

Ma, in seguito:

 … e il Signore si pentì d’aver fatto l’uomo sulla terra, se ne dolse nel Suo cuore (Gen. 6,6/7).

 Perciò [Dio] disse a Noè: “La fine di ogni carne è giunta davanti a me… (Gen. 6,13).

Sono domande “angoscianti” che si sono posti teologi, sociologi, filosofi, umanisti.  

Taluni, al riguardo, hanno avanzato la seguente ipotesi.

Una volta creato l’universo, il mondo e l’uomo, Dio ha pensato che non c’era più nulla da dare a questo suo “essere”.

Anche in relazione al fatto che Egli aveva donato alla “persona” ciò di cui stiamo proprio argomentando: il libero arbitrio, la possibilità cioè di scegliere tra il bene ed il male. In caso contrario, non sarebbero spiegabili le promesse di “premi” e di “punizioni” che si ritrovano copiosi nella Bibbia (sia Antico, sia Nuovo Testamento).

Dio, così facendo, ha reso l’uomo responsabile delle proprie azioni, facendolo essere  anche veramente libero.

Tuttavia, padrone di attuare, purtroppo, anche le più orrende efferatezze nei confronti dei propri simili.

Questa “interpretazione” viene solitamente conosciuta con la dizione eclissi di Dio.

Ma, se così fosse realmente, ci si chiede quale significato possa assumere allora la preghiera, caposaldo di tutte le religioni.

Tramite essa ci si rivolge a Dio per “chiederGli” sempre qualcosa di buono, non di cattivo: un aiuto, un conforto nella disgrazia, nel bisogno in ogni caso. E’ l’uomo che soffre che si rivolge sempre a Dio.

Ma se il Signore Iddio non risponde più, qual è il significato da attribuire alla preghiera?

Con essa ci si intende riferire non alla Benedizione rivolta quotidianamente a Dio (emblematica soprattutto per la religione ebraica, laddove si assiste ad una esaltazione continua della Sua grandezza, all’Inno a Dio, alla Sua lode: dalla mattina alla sera), bensì a quanto ci dovrebbero richiamare nomi quali: Fatima, Lourdes, Medjugorje, la Kaaba.

In questi luoghi  si va per chiedere sempre una “grazia”, l’allontanamento di qualcosa di “pericoloso, nocivo”.

E ancora. L’aspettativa dei “miracoli”, come si concilia con queste considerazioni?

Una riflessione a margine dell’Onniscienza ed Onnipotenza di Dio nelle Sacre scritture, mi sembra opportuna; per sottolineare, anche, come le Religioni, pure “rivelate”, possano offrire interpretazioni differenti su alcune tematiche essenziali.

Sull’Onnipotenza di Dio (Allah), il Corano considera talmente eccelso questo attributo della Divinità, da esprimersi nel modo seguente:

Allah, nella Sua Onnipotenza, può (se lo vuole) anche “ricredersi”, ed addirittura “correggersi” , se del caso, senza per questo dover rendere conto in alcun modo agli Islamici.

 E’ questo un modo per “significare” infinita l’Onnipotenza di Allah.

…………………………………

Concludo.

Personalmente, come già accennato, ritengo che l’Uomo, proprio in quanto tale anche sotto il profilo teologico, non possa essere una “marionetta” i cui fili siano  mossi da Dio.

Questo il mio soggettivo pensiero.

Comunque, chi pensa, invece, che tutto sia esclusivamente nelle mani del Signore,  ha da parte mia la massima considerazione e stima.

Si tratta, in ogni caso, di due concezioni che, per essere supportate, hanno bisogno solo di “credere” in esse.

Roma, 17.11.2009

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ISRAELE DEVE…

15 11 2009

 

Israele deve…

Tutto il mondo si sente in diritto/dovere di “dare consigli” ad Israele, se lo stesso vuole conseguire la pace. Lo fanno l’Europa, la Russia, i paesi “non” (?) allineati, il Canada, la Svezia, gli stessi Stati Uniti per bocca del loro Presidente Obama. E sia ben chiaro, io stimo questa persona e, tutto sommato, ho fiducia in lui. Speriamo sia ben riposta.

Quale il “consiglio” che vorrebbero dare “quasi” (con poche eccezioni, solo per loro proprio   tornaconto) tutti i Paesi arabi, è cosa nota a tutti.

Ora, è chiaro che, per raggiungere la pace, si debba arrivare ad un compromesso, e conseguentemente fare anche delle rinunce dolorose. E’ una cosa ovvia.

Se c’è al mondo uno Stato che aspiri a vivere in pace, questo è certamente Israele. Sono oltre 60 anni che lo stesso deve vivere sempre nel terrore di attentati, assediato da centinaia di milioni di arabi che vogliono “solo” il suo annientamento, la totale distruzione.

Si deve trattare. Ma con chi? Si devono bloccare gli insediamenti, se no… Si deve trattare anche con Hamas, dal momento che è stato eletto democraticamente. Ma c’è da chiedersi: è democratico uno stato che vuole solo la distruzione di un altro stato (e già questo è un obbrobrio), nonché l’eliminazione di tutti gli Ebrei. Che concepisce la “pace”  come “mors tua, vita mea”. E, stiamo ben attenti, non solo mors d’Israele, poichè il fondamentalismo islamico aspira a vivere solo ed esclusivamente lui, non essendovi neppure lo spazio per Stati Arabi cosiddetti (?) laici.

Il mondo dovrebbe essere totalmente islamizzato, e sottomesso alla legge della Shari’a. Che visione apocalittica, da incubo: tutti uguali, militarizzati: delle marionette! E’ riduttivo definire tutto questo solo grigiore?

Tuttavia unicamente ad Israele il mondo chiede rinunce.

C’è da chiedersi se questo Stato dovrebbe trattare con se stesso oppure, almeno sulla carta, sarebbe opportuno ci fosse una controparte con cui farlo?

Si vogliono costituire due Stati per due Popoli. Benissimo, ben venga!

Ma anche in tal caso nasce un grosso dilemma. Per chi? Ma solo per Israele, è ovvio.

Mi spiego meglio. Quando Netaniahu pose ad Abu Mazen, come condizione per riprendere i negoziati interrotti, il riconoscimento d’Israele come stato ebraico, ebbe come risposta che questa Nazione doveva essere “per forza” laica, a-confessionale. Evidenzio  che, personalmente, non ho simpatie particolari per Netaniahu ma, nel contempo, non mi sento assolutamente abilitato a valutare le sue idee politiche, non conoscendo la realtà d’Israele, né abitandovi. Conosco solo (abbastanza bene) la realtà italiana.

Dunque Israele “non” può essere uno Stato Ebraico. E perché?

Iniziamo dal suo nome “Israele” (in analogia ad Italia, Francia, Stato del Vaticano, ecc.), non Stato Ebraico. Passiamo alle “percentuali” di cittadini che professano una data religione. In Italia, quanti sono, in percentuale, i cristiani rispetto alle altre confessioni religiose, pur tenendo conto della forte immigrazione in questo ultimo decennio? Secondo il censimento [3] del 2001, risulta che il 97,67% degli Italiani è battezzato secondo il rito della Chiesa cattolica. Dalle statistiche del 2008 (stime) risulta, logicamente, un incremento della presenza di Musulmani. Ma la preponderanza dei Cristiani rimane evidente. E che dire dello Stato del Vaticano: c’è qualche cittadino “non cattolico/cristiano” in esso? E ancora. In Arabia Saudita agli ebrei non è neppure permesso di entrare. Ma ciò non basta. Lo sapete che, se un “cattolico” si presta a visitare questo stato ma ha il passaporto da cui risulta un suo “passaggio” in Israele, non gli è permesso l’accesso? Gli esempi si sprecano, e non solo nei paesi arabi nei quali, anche se l’ebreo è “tollerato” (conoscete il reale significato di questo termine a proposito del medesimo?), la semplice appartenenza alla religione ebraica è considerato un “anatema”?

Passiamo al fatto che si dice non vi sia alcun riferimento alla identità religiosa negli altri Stati. Il che è assolutamente assurdo e falso. E su questo specifico punto, infatti, anche quanto segue è “solo” un’invenzione d’Israele?

  • Cosa hanno in comune, ad esempio, Afganistan, Algeria, Bahrain, Bangladesh, Brunei, Comoros, Indonesia, Iran, Iraq, Giordania, Kuwait, Libia, Malesia, Maldive, Mauritania, Marocco, Oman, Pakistan, Qatar, Arabia Saudita, Somalia, Tunisia, Emirati Arabi Uniti, Yemen? Indovinato! L’Islam è la religione ufficiale (il Cristianesimo, ad esempio, non lo è per l’Italia), sebbene alcuni di questi Stati abbiano significative minoranze non-musulmane.
  • Cosa dire poi dell’Organizzazione della Conferenza Islamica (OCI) un raggruppamento intergovernativo (attenzione: non di credenti!) di 57 paesi, incluso lo “stato di Palestina”, il cui statuto parla della loro “fede comune” (e quella dei cristiani? E quella degli ebrei: ma per carità!).
  • Ed in Egitto, la Shari’a, la legge islamica, viene formalmente riconosciuta  come la sorgente del diritto.
  • Vi sono infine espliciti riferimenti ufficiali alla religione quali:   Repubblica Islamica dell’Iran, Repubblica Islamica della Mauritania, Repubblica Islamica del Pakistan. E poi si storce la bocca (un eufemismo) quando Israele vuole essere riconosciuto come Stato Ebraico. Una bella faccia tosta!

C’è, inoltre, da argomentare sul rifiuto del riconoscimento d’Israele. Ci si domanda: da parte di chi? Riconoscimento di che? Della sua esistenza. Nel mese di agosto 2009, l’ANP ha affermato che, se in breve tempo non verrà riconosciuto lo Stato di Palestina, la sua Autorità lo proclamerà nel 2010. Perché? Per il semplice motivo ché è uno “stato de facto” ? E allora che cosa si dovrebbe dire di Israele, del miracolo che ha fatto, di quello che è? Che belle dimostrazioni originali di coerenza.

Facciamo un ulteriore passo avanti.

Israele vuole, ricerca con assillo la “pace”. Quella vera però, non a costo della sua “sparizione o cancellazione dalla faccia della terra, che dir si voglia”. Poiché, da morti, a nulla servirebbe cercare soluzioni politiche.

In concreto, Israele si trova davanti due opzioni.

Per conseguire la pace bisogna trattare con il “nemico”: ovvio. Rimane sempre da individuare questa “controparte” e, soprattutto, definire quali obiettivi plausibili sia  possibile raggiungere.

Questa è la prima opzione, che va perseguita con ogni mezzo ad ogni costo, con tutte le forze. Tutto può essere messo in tal caso in discussione, a meno che, naturalmente, alla fine della “trattativa”, si possa essere cancellati, eliminati fisicamente

La seconda opzione (e l’auspicio è che mai possa in alcun modo realizzarsi) è così sintetizzabile. Se per conseguire la pace a tutti i costi Israele dovesse essere costretto a “trattare” con Hamas (ad oggi: un suicidio) o con chiunque perseguisse gli stessi obiettivi di questo movimento, che significato avrebbe il termine pace? L’eliminazione dello Stato d’Israele, la “cancellazione dalla faccia della terra, non solo degli Israeliani ma, in prospettiva, di tutti gli Ebrei nel mondo. “Mors tua, vita mea”! Una bella prospettiva, davvero!

Che interesse avrebbe Israele per tutto ciò. Meglio che morti (sì, diverrebbe questa la triste realtà), sarebbe mantenere (suo malgrado) lo stato attuale. Vale a dire: la continua minaccia del terrorismo, l’assedio di tutto il mondo arabo, il perenne stato di guerra (voluto dagli “altri”), l’enormità delle spese per il mantenimento dell’esercito (senza l’aggravio delle stesse Israele sarebbe, senza alcun dubbio, il più ricco e prospero Stato del mondo).

Sì, meglio questo orrore che la certezza di “non esserci più”. Per cosa battersi di fronte a tale evenienza esecranda?

La forza d’Israele. Se non l’avesse avuta (già a partire dal “rifiuto” da parte degli Stati Arabi alla “spartizione” effettuata dall’ONU con Risoluzione n. 181 del 1947), questo Stato sarebbe certamente “scomparso” ancora prima di nascere (e poi, Suez 1956, Guerra dei sei giorni 1967, Kippur 1973, Libano, Gaza, ecc.).

Quanta falsità, faziosità, acredine, odio nel trattare Israele! Fintanto che ci si ostinerà a non voler distinguere i fatti dalle finzioni, il pompiere dal piromane, il democratico dal despota, non si riuscirà a fare un passo di più verso la pace.

C’è da meravigliarsi che, dopo tutto quello che fa e dice nel proprio statuto, Hamas venga in varie parti del mondo osannato. No, se si continua ancora ad inneggiare a Hitler!

Se i quotidiani lanci di missili verso Israele cessassero domani stesso, il giorno stesso  finirebbe la “reazione” d’Israele.

La pace mondiale (ma quando mai, se i paesi arabi si scannerebbero volentieri solo per “minime” interpretazioni dottrinali!) sacrificando sull’altare non solo gli Israeliani, ma anche gli Ebrei. Per non parlare del resto del mondo. Si rifletta!

Ci si rende conto dell’abisso cui può giungere l’animo umano?

BIBLIOGRAFIA

[3] WIKIPEDIA, l’enciclopedia libera

[4] D. A. Harris – Scritti italiani – Edizioni AJC Italia – 2009

Roma, 22.09.09

“Bambini, massacriamo gli ebrei”

Un popolare programma televisivo di Hamas per bambini, che normalmente dà consigli come “date ascolto ai genitori” e simili, ha mandato in onda alla fine del mese scorso un appello a “massacrare” degli ebrei. Lo riferisce Palestinian Media Watch, ente dedicato al monitoraggio costante dei mass-media palestinesi.
Tutti gli ebrei devono essere “cancellati dalla nostra terra”, dice Nassur, un pupazzo ospite nel programma settimanale “I pionieri di domani”, diffuso dalla tv di Hamas Al-Aksa, rivolgendosi a un piccolo spettatore che ha telefonato durante la puntata del 22 settembre scorso. “Noi li vogliamo massacrare – aggiunge il pupazzo rivolgendosi alla giovane conduttrice – cosicché vengano espulsi dalla nostra terra… dovremo farlo massacrandoli”.
Nan Jacques Zilberdik, l’analista di Palestinian Media Watch che ha tradotto in inglese il programma, spiega che “I pionieri di domani”, trasmesso dalla striscia di Gaza, è fruibile via satellite in tutto il mondo.

Per vedere il filmato (con sottotitoli in inglese):

http://www.jpost.com/servlet/Satellite?cid=1254393089602&pagename=JPost%2FJPArticle%2FShowFull

“Bambini, massacriamo gli ebrei”
 
Un popolare programma televisivo di Hamas per bambini, che normalmente dà consigli come “date ascolto ai genitori” e simili, ha mandato in onda alla fine del mese scorso un appello a “massacrare” degli ebrei. Lo riferisce Palestinian Media Watch, ente dedicato al monitoraggio costante dei mass-media palestinesi.
Tutti gli ebrei devono essere “cancellati dalla nostra terra”, dice Nassur, un pupazzo ospite nel programma settimanale “I pionieri di domani”, diffuso dalla tv di Hamas Al-Aksa, rivolgendosi a un piccolo spettatore che ha telefonato durante la puntata del 22 settembre scorso. “Noi li vogliamo massacrare – aggiunge il pupazzo rivolgendosi alla giovane conduttrice – cosicché vengano espulsi dalla nostra terra… dovremo farlo massacrandoli”.
Nan Jacques Zilberdik, l’analista di Palestinian Media Watch che ha tradotto in inglese il programma, spiega che “I pionieri di domani”, trasmesso dalla striscia di Gaza, è fruibile via satellite in tutto il mondo. Si tratta di un programma che

Per vedere il filmato (con sottotitoli in inglese):
http://www.jpost.com/servlet/Satellite?cid=1254393089602&pagename=JPost%2FJPArticle%2FShowFull

E’ con “questo” Hamas che Israele dovrebbe trattare per raggiungere la pace? 

Roma, 22.09.09

  

 

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