ISRAELE DEVE…

15 11 2009

 

Israele deve…

Tutto il mondo si sente in diritto/dovere di “dare consigli” ad Israele, se lo stesso vuole conseguire la pace. Lo fanno l’Europa, la Russia, i paesi “non” (?) allineati, il Canada, la Svezia, gli stessi Stati Uniti per bocca del loro Presidente Obama. E sia ben chiaro, io stimo questa persona e, tutto sommato, ho fiducia in lui. Speriamo sia ben riposta.

Quale il “consiglio” che vorrebbero dare “quasi” (con poche eccezioni, solo per loro proprio   tornaconto) tutti i Paesi arabi, è cosa nota a tutti.

Ora, è chiaro che, per raggiungere la pace, si debba arrivare ad un compromesso, e conseguentemente fare anche delle rinunce dolorose. E’ una cosa ovvia.

Se c’è al mondo uno Stato che aspiri a vivere in pace, questo è certamente Israele. Sono oltre 60 anni che lo stesso deve vivere sempre nel terrore di attentati, assediato da centinaia di milioni di arabi che vogliono “solo” il suo annientamento, la totale distruzione.

Si deve trattare. Ma con chi? Si devono bloccare gli insediamenti, se no… Si deve trattare anche con Hamas, dal momento che è stato eletto democraticamente. Ma c’è da chiedersi: è democratico uno stato che vuole solo la distruzione di un altro stato (e già questo è un obbrobrio), nonché l’eliminazione di tutti gli Ebrei. Che concepisce la “pace”  come “mors tua, vita mea”. E, stiamo ben attenti, non solo mors d’Israele, poichè il fondamentalismo islamico aspira a vivere solo ed esclusivamente lui, non essendovi neppure lo spazio per Stati Arabi cosiddetti (?) laici.

Il mondo dovrebbe essere totalmente islamizzato, e sottomesso alla legge della Shari’a. Che visione apocalittica, da incubo: tutti uguali, militarizzati: delle marionette! E’ riduttivo definire tutto questo solo grigiore?

Tuttavia unicamente ad Israele il mondo chiede rinunce.

C’è da chiedersi se questo Stato dovrebbe trattare con se stesso oppure, almeno sulla carta, sarebbe opportuno ci fosse una controparte con cui farlo?

Si vogliono costituire due Stati per due Popoli. Benissimo, ben venga!

Ma anche in tal caso nasce un grosso dilemma. Per chi? Ma solo per Israele, è ovvio.

Mi spiego meglio. Quando Netaniahu pose ad Abu Mazen, come condizione per riprendere i negoziati interrotti, il riconoscimento d’Israele come stato ebraico, ebbe come risposta che questa Nazione doveva essere “per forza” laica, a-confessionale. Evidenzio  che, personalmente, non ho simpatie particolari per Netaniahu ma, nel contempo, non mi sento assolutamente abilitato a valutare le sue idee politiche, non conoscendo la realtà d’Israele, né abitandovi. Conosco solo (abbastanza bene) la realtà italiana.

Dunque Israele “non” può essere uno Stato Ebraico. E perché?

Iniziamo dal suo nome “Israele” (in analogia ad Italia, Francia, Stato del Vaticano, ecc.), non Stato Ebraico. Passiamo alle “percentuali” di cittadini che professano una data religione. In Italia, quanti sono, in percentuale, i cristiani rispetto alle altre confessioni religiose, pur tenendo conto della forte immigrazione in questo ultimo decennio? Secondo il censimento [3] del 2001, risulta che il 97,67% degli Italiani è battezzato secondo il rito della Chiesa cattolica. Dalle statistiche del 2008 (stime) risulta, logicamente, un incremento della presenza di Musulmani. Ma la preponderanza dei Cristiani rimane evidente. E che dire dello Stato del Vaticano: c’è qualche cittadino “non cattolico/cristiano” in esso? E ancora. In Arabia Saudita agli ebrei non è neppure permesso di entrare. Ma ciò non basta. Lo sapete che, se un “cattolico” si presta a visitare questo stato ma ha il passaporto da cui risulta un suo “passaggio” in Israele, non gli è permesso l’accesso? Gli esempi si sprecano, e non solo nei paesi arabi nei quali, anche se l’ebreo è “tollerato” (conoscete il reale significato di questo termine a proposito del medesimo?), la semplice appartenenza alla religione ebraica è considerato un “anatema”?

Passiamo al fatto che si dice non vi sia alcun riferimento alla identità religiosa negli altri Stati. Il che è assolutamente assurdo e falso. E su questo specifico punto, infatti, anche quanto segue è “solo” un’invenzione d’Israele?

  • Cosa hanno in comune, ad esempio, Afganistan, Algeria, Bahrain, Bangladesh, Brunei, Comoros, Indonesia, Iran, Iraq, Giordania, Kuwait, Libia, Malesia, Maldive, Mauritania, Marocco, Oman, Pakistan, Qatar, Arabia Saudita, Somalia, Tunisia, Emirati Arabi Uniti, Yemen? Indovinato! L’Islam è la religione ufficiale (il Cristianesimo, ad esempio, non lo è per l’Italia), sebbene alcuni di questi Stati abbiano significative minoranze non-musulmane.
  • Cosa dire poi dell’Organizzazione della Conferenza Islamica (OCI) un raggruppamento intergovernativo (attenzione: non di credenti!) di 57 paesi, incluso lo “stato di Palestina”, il cui statuto parla della loro “fede comune” (e quella dei cristiani? E quella degli ebrei: ma per carità!).
  • Ed in Egitto, la Shari’a, la legge islamica, viene formalmente riconosciuta  come la sorgente del diritto.
  • Vi sono infine espliciti riferimenti ufficiali alla religione quali:   Repubblica Islamica dell’Iran, Repubblica Islamica della Mauritania, Repubblica Islamica del Pakistan. E poi si storce la bocca (un eufemismo) quando Israele vuole essere riconosciuto come Stato Ebraico. Una bella faccia tosta!

C’è, inoltre, da argomentare sul rifiuto del riconoscimento d’Israele. Ci si domanda: da parte di chi? Riconoscimento di che? Della sua esistenza. Nel mese di agosto 2009, l’ANP ha affermato che, se in breve tempo non verrà riconosciuto lo Stato di Palestina, la sua Autorità lo proclamerà nel 2010. Perché? Per il semplice motivo ché è uno “stato de facto” ? E allora che cosa si dovrebbe dire di Israele, del miracolo che ha fatto, di quello che è? Che belle dimostrazioni originali di coerenza.

Facciamo un ulteriore passo avanti.

Israele vuole, ricerca con assillo la “pace”. Quella vera però, non a costo della sua “sparizione o cancellazione dalla faccia della terra, che dir si voglia”. Poiché, da morti, a nulla servirebbe cercare soluzioni politiche.

In concreto, Israele si trova davanti due opzioni.

Per conseguire la pace bisogna trattare con il “nemico”: ovvio. Rimane sempre da individuare questa “controparte” e, soprattutto, definire quali obiettivi plausibili sia  possibile raggiungere.

Questa è la prima opzione, che va perseguita con ogni mezzo ad ogni costo, con tutte le forze. Tutto può essere messo in tal caso in discussione, a meno che, naturalmente, alla fine della “trattativa”, si possa essere cancellati, eliminati fisicamente

La seconda opzione (e l’auspicio è che mai possa in alcun modo realizzarsi) è così sintetizzabile. Se per conseguire la pace a tutti i costi Israele dovesse essere costretto a “trattare” con Hamas (ad oggi: un suicidio) o con chiunque perseguisse gli stessi obiettivi di questo movimento, che significato avrebbe il termine pace? L’eliminazione dello Stato d’Israele, la “cancellazione dalla faccia della terra, non solo degli Israeliani ma, in prospettiva, di tutti gli Ebrei nel mondo. “Mors tua, vita mea”! Una bella prospettiva, davvero!

Che interesse avrebbe Israele per tutto ciò. Meglio che morti (sì, diverrebbe questa la triste realtà), sarebbe mantenere (suo malgrado) lo stato attuale. Vale a dire: la continua minaccia del terrorismo, l’assedio di tutto il mondo arabo, il perenne stato di guerra (voluto dagli “altri”), l’enormità delle spese per il mantenimento dell’esercito (senza l’aggravio delle stesse Israele sarebbe, senza alcun dubbio, il più ricco e prospero Stato del mondo).

Sì, meglio questo orrore che la certezza di “non esserci più”. Per cosa battersi di fronte a tale evenienza esecranda?

La forza d’Israele. Se non l’avesse avuta (già a partire dal “rifiuto” da parte degli Stati Arabi alla “spartizione” effettuata dall’ONU con Risoluzione n. 181 del 1947), questo Stato sarebbe certamente “scomparso” ancora prima di nascere (e poi, Suez 1956, Guerra dei sei giorni 1967, Kippur 1973, Libano, Gaza, ecc.).

Quanta falsità, faziosità, acredine, odio nel trattare Israele! Fintanto che ci si ostinerà a non voler distinguere i fatti dalle finzioni, il pompiere dal piromane, il democratico dal despota, non si riuscirà a fare un passo di più verso la pace.

C’è da meravigliarsi che, dopo tutto quello che fa e dice nel proprio statuto, Hamas venga in varie parti del mondo osannato. No, se si continua ancora ad inneggiare a Hitler!

Se i quotidiani lanci di missili verso Israele cessassero domani stesso, il giorno stesso  finirebbe la “reazione” d’Israele.

La pace mondiale (ma quando mai, se i paesi arabi si scannerebbero volentieri solo per “minime” interpretazioni dottrinali!) sacrificando sull’altare non solo gli Israeliani, ma anche gli Ebrei. Per non parlare del resto del mondo. Si rifletta!

Ci si rende conto dell’abisso cui può giungere l’animo umano?

BIBLIOGRAFIA

[3] WIKIPEDIA, l’enciclopedia libera

[4] D. A. Harris – Scritti italiani – Edizioni AJC Italia – 2009

Roma, 22.09.09

“Bambini, massacriamo gli ebrei”

Un popolare programma televisivo di Hamas per bambini, che normalmente dà consigli come “date ascolto ai genitori” e simili, ha mandato in onda alla fine del mese scorso un appello a “massacrare” degli ebrei. Lo riferisce Palestinian Media Watch, ente dedicato al monitoraggio costante dei mass-media palestinesi.
Tutti gli ebrei devono essere “cancellati dalla nostra terra”, dice Nassur, un pupazzo ospite nel programma settimanale “I pionieri di domani”, diffuso dalla tv di Hamas Al-Aksa, rivolgendosi a un piccolo spettatore che ha telefonato durante la puntata del 22 settembre scorso. “Noi li vogliamo massacrare – aggiunge il pupazzo rivolgendosi alla giovane conduttrice – cosicché vengano espulsi dalla nostra terra… dovremo farlo massacrandoli”.
Nan Jacques Zilberdik, l’analista di Palestinian Media Watch che ha tradotto in inglese il programma, spiega che “I pionieri di domani”, trasmesso dalla striscia di Gaza, è fruibile via satellite in tutto il mondo.

Per vedere il filmato (con sottotitoli in inglese):

http://www.jpost.com/servlet/Satellite?cid=1254393089602&pagename=JPost%2FJPArticle%2FShowFull

“Bambini, massacriamo gli ebrei”
 
Un popolare programma televisivo di Hamas per bambini, che normalmente dà consigli come “date ascolto ai genitori” e simili, ha mandato in onda alla fine del mese scorso un appello a “massacrare” degli ebrei. Lo riferisce Palestinian Media Watch, ente dedicato al monitoraggio costante dei mass-media palestinesi.
Tutti gli ebrei devono essere “cancellati dalla nostra terra”, dice Nassur, un pupazzo ospite nel programma settimanale “I pionieri di domani”, diffuso dalla tv di Hamas Al-Aksa, rivolgendosi a un piccolo spettatore che ha telefonato durante la puntata del 22 settembre scorso. “Noi li vogliamo massacrare – aggiunge il pupazzo rivolgendosi alla giovane conduttrice – cosicché vengano espulsi dalla nostra terra… dovremo farlo massacrandoli”.
Nan Jacques Zilberdik, l’analista di Palestinian Media Watch che ha tradotto in inglese il programma, spiega che “I pionieri di domani”, trasmesso dalla striscia di Gaza, è fruibile via satellite in tutto il mondo. Si tratta di un programma che

Per vedere il filmato (con sottotitoli in inglese):
http://www.jpost.com/servlet/Satellite?cid=1254393089602&pagename=JPost%2FJPArticle%2FShowFull

E’ con “questo” Hamas che Israele dovrebbe trattare per raggiungere la pace? 

Roma, 22.09.09

  

 

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