IL GERME DELL’ODIO

22 10 2009

COMPLETATO –  05.11.2009

Intendo sottoporre queste mie riflessioni non all’attenzione di chi odia preconcettualmente, in mala fede, per puro fanatismo, ma a coloro (e, meno male, sono la stragrande maggioranza delle persone) che sanno ragionare, discernere, ascoltare e non solo urlare le “proprie e sole” verità.

Rivolgersi a chi odia sordamente, con tutta l’anima, non condurrebbe a nulla, sarebbe solo tempo sprecato: un esercizio inutile.

Infatti non vi è peggior sordo di chi non vuol sentire, né cieco di chi non vuole vedere.

L’odio immotivato, fanatico, è estremamente pericoloso. Si dovrebbe arrivare a scuotere tutte le coscienze  per contrastarlo efficacemente.

Perché mi accingo ad esternare alcune mie riflessioni in proposito? Per il semplice motivo che ritengo l’odio sviscerato verso le persone,  gruppi sociali o quant’altro, la causa prima dei più efferati crimini e disastri consegnatici dalla Storia, i quali, purtroppo e ancora oggi, continuano a perpetuarsi, addirittura ad ingigantirsi.

Storia maestra di vita: sarà poi vero?

Homo homini lupus, dicevano con espressione colorita i latini. Ma perché, per quale motivo di fondo, si può accettare una tale affermazione? Perché la violenza gratuita dovrebbe prevalere sul vivere in pace tutti quanti? Non sarebbe meglio sostituire questo modo di dire con vivi e lascia vivere. 

Tutti hanno il diritto di vivere.

La sacralità della vita è il bene più prezioso per ogni “persona” in quanto tale (uomo, donna, bambino). L’ho detto più volte, e non mi stancherò mai di ripeterlo.

L’odio sordo, irrazionale, inspiegabile, immotivato, viscerale, va proprio contro questo “bene supremo”.

Non si odia soltanto, ma si vuole eliminare fisicamente il proprio nemico, uccidere lui e non solo l’dea di cui è portatore.

L’odio endemico può arrivare ad annientare l’Umanità.

Ciò premesso, vediamo innanzitutto qual è il significato intrinseco di “odio”.

Dal vocabolario TRECCANI. Sentimento di forte e persistente avversione, per cui si desidera il male o la rovina altrui.

Da WIKIPEDIA l’enciclopedia libera. L’odio è un sentimento umano che si esprime in una forte avversione o una profonda antipatia. Lo distingue la volontà di distruggere l’oggetto  odiato, e la percezione della sostanziale “giustizia” [convinzione assoluta di “aver ragione”] di questa distruzione. Si parla di “oggetto” odiato anche nel caso di odio verso  persone, perché queste non vengono considerate propri simili, esseri umani come chi odia, ma appunto oggetti invece che soggetti.

Non vi è alcun dubbio, invero, sul fatto che l’uomo sia l’animale che ha maggiormente sviluppato l’odio nei confronti dei propri simili.

Non bisogna trascurare neppure che l’odio si manifesta anche con la violenza psicologica, e non solo fisica. Essa tende ad uccidere la personalità dell’essere umano, pur rimanendo intatto il suo corpo.

L’odio, in definitiva, offusca la ragione, la caratteristica principale che ci distingue dagli animali. 

Eric Fromm nel suo libro Die Antwort der Liebe [La reazione all’amore] distingue due tipologie di odio, quello “reattivo” e l’odio determinato dal carattere, [in base al quale] costui crede che l’umanità sia printa [predisposta] all’odio anziché all’amore.

L’odio reattivo è sempre il risultato di una profonda ferita o di una situazione dolorosa e immutabile a cui ci si trova di fronte impotenti [che ha come reazione, ad esempio, la vendetta per un grande male subito ingiustamente].

Non desidero affatto dilungarmi in analisi di tipo sociologico, psicologico o filosofico, sia perché non ne ho alcuna competenza specifica, sia (soprattutto) perché lo ritengo inutile al fine delle successive riflessioni.

E’, comunque, mia intenzione soffermarmi ad argomentare esclusivamente sull’odio quale sentimento “estremo”, senza trascurare, tuttavia, l’odio “reattivo”.

Personalmente, infatti, sono dell’avviso (e quindi trattasi di una convinzione del tutto opinabile) che il sentimento d’odio non possa avere “sfumature”, ma debba essere caratterizzato dal “tutto o niente”.

Ecco cosa dice, in proposito, Vittorino Andreoli, uno psichiatra di fama mondiale. Penso comunque che bisognerebbe sottolineare che, quando si odia, non è possibile dire: “Odio al 50% o al 20%: se si odia, si odia”. E riporta che  Primo Levi diceva: “La ragione deve controllare l’odio”. Io [Andreoli]  penso che la razionalità sia  sicuramente uno strumento di controllo, ma non di eliminazione dell’odio, perché i sentimenti sono spesso diversi dal ragionamento: sono forti ed esclusivi.

D’altra parte, che significato si può conferire ad un odio sfumato, debole, delicato, ecc.?

L’odio che uccide

L’oggetto (appunto: non un “soggetto”) dell’odio viene in generale individuato nel diverso, che diventa allora il “nemico” cui contrapporsi, fino a giungere alla sua eliminazione fisica. “Diverso” è colui che non fa parte del proprio nucleo o categoria sociale in generale.

In primo luogo si odia per motivi di ordine religioso, razziale, etnico, comportamentale  (misoginia, omofobia). Ma si avversa anche chi non è fisicamente “normale” (non certo per sua volontà): handicappati, invalidi, ecc.  

Al di là della sostanza, oggetto di questo esaltato sentimento di repulsione è colui che non fa parte di una maggioranza in senso lato. E’ questa, e solo questa, che ha senza ombra di dubbio “ragione”, che è perfettamente e sempre nel giusto, che è “normale”.

Non si deve dimenticare mai che è stata proprio la maggioranza dei Tedeschi che mandò al potere (e continuò a sostenere)  Hitler. Ed esempi analoghi si sprecano.

C’è poi da chiedersi che cosa sia “normale”, e che cosa non lo sia. Ed ancora, se l’idea espressa dalla maggioranza sia di per sé garanzia di democrazia, e di scelte giuste. Qualora fossimo tutti eguali, (in quanto ad idee, fede religiosa, indirizzo politico, ecc) ci sarebbe sì l’uniformità, ma anche l’appiattimento, il grigiore più totale. Un’ umanità di “soldati burattini”.

Quale significato avrebbe il fatto di vivere  in un mondo di tutti buoni (o tutti cattivi)? Avrebbe ancora un qualche valore il bene, in contrapposizione al male?

L’odio che uccide va costruito, ricercando (spesso addirittura inventandoselo di sana pianta) un nemico da combattere, annientare e, prima ancora, da “disprezzare”. E’ proprio lo spregio per il diverso, a mio avviso, tanto il collante fra coloro che odiano, quanto la motivazione più forte per perpetuare nel tempo e nello spazio lo stesso.

Questo sentimento così negativo e pericoloso, dopo essere stato artatamente costruito, ha bisogno di crescere e ”mantenersi” duraturo.

Diviene imperativo, allora, “insegnarlo”.

L’antisemitismo (che, dopo due millenni di calunnie, disprezzo, istigazioni all’omicidio da parte della Chiesa Cattolica, ha portato all’orrore senza fondo della Shoà, nonché il razzismo nei confronti delle persone di colore (che è sfociato nella vergogna umana dello  schiavismo), sono esemplificatori di queste riflessioni.

Non è assolutamente mia intenzione dilungarmi sull’antisemitismo, argomento che ho avuto modo di sviluppare in alcuni miei scritti  [1]. Vorrei, tuttavia, fare solo un breve cenno su come si “insegna” l’odio.

Il “testimone”, dalla Chiesa (che ha riconosciuto- Nostra Aetate. Concilio Vaticano II – il suo ruolo nefasto nei confronti degli Ebrei: l’accusa di “deicidio”) è passato all’integralismo islamico (una vera “staffetta” con traguardo l’odio). Esso è, principalmente incarnato da Hamas, che si è inventato l’odio verso il sionismo, per mascherare il suo viscerale antisemitismo. Non è, infatti, affatto vero che Hamas avversi Israele: esso è contro gli ebrei di tutto il mondo. Basti leggere il suo statuto [2][3].

L’istigazione all’odio contro gli ebrei è documentato e risaputo da tutti (meno che da coloro i quali non vogliono né vedere né sentire. Da quelli che sono in grado di negare addirittura sia la prima, sia la seconda guerra mondiale). Cosa insegna Hamas ai bambini, fino dalle classi elementari? La cultura? Sì, quella dell’odio verso gli ebrei. Si è potuto vedere in questi giorni (ottobre 2009) addirittura filmati di bambini che, nella Striscia di Gaza,  lanciavano pietre contro gigantografie raffiguranti il loro presidente Abu Mazen. Perché? Per il semplice motivo che lo stesso aveva indetto nuove elezioni (avversate da Hamas) nel gennaio 2010. 

Il mantenimento “vivo” dell’odio, quindi, si consegue (è proprio questo l’obiettivo cui si mira) fomentandolo, gettando discredito, calunniando, facendo leva sull’ignoranza, l’invidia, e quant’altro. Manipolando le coscienze, per auto-convincersi, per mantenere sempre in vita un odio maniacale.

Che uccide.

Non ho altro da aggiungere, né intendo fare una valutazione politica che non mi compete, né mi interessa. 

 

I germi dell’odio

Ci vuole ben poco per seminare odio.

Ancor prima di giungere addirittura alla sua “cultura”, ci sono vari comportamenti “anormali” che possono trasformarsi in germi dell’odio. Sono proprio quelli che devono fungere da vero campanello d’allarme, senza dover aspettare che si trasformino in manifestazioni violente contro chiunque. Essi si annidano all’interno di quelle che, a prima vista, potrebbero apparire come innocue manifestazioni. 

Vogliamo citarne alcuni, solo a titolo di esemplificazione?

Poco peso si usa dare agli stupri di donne, al cosiddetto “bullismo” giovanile nella scuola e fuori di essa, alla violenza contro gli handicappati, i disabili, gli omosessuali, e anche i bambini, gli esseri più indifesi e, nella vera accezione  della parola, innocenti. Quale vergogna peggiore della pedofilia?

Si tende, tuttavia, sempre più spesso a “motivare” queste azioni, vigliacche ancora prima  che nefande, a parlare di ragazzate, semplici bravate di chi non si rende conto.. (ma via!), di chi agisce per noia (far del male per noia? E’ così che si sta evolvendo il mondo?).

Perché non si parla mai, invece, di piccoli delinquenti che crescono? Le parole hanno un gran peso nell’educazione delle coscienze.

Il bruciare le bandiere di uno Stato, il campanilismo esacerbato che può degenerare in scontri dentro e fuori gli stadi (talvolta anche con uccisioni), non sono affatto sintomi da sottovalutare. E che dire di quel fenomeno dilagante cui è stato dato il nome di “bullismo”? Ragazzate? Anche i delinquenti più feroci sono stati, un tempo, dei ragazzi.

Quale, in tutto ciò, il ruolo del gruppo, meglio ancora del “branco”? Rilevante! E’ con esso che si perde la personalità vigliacca del singolo, per assumere quella del branco. Forte con i deboli (le donne, i disabili, i bambini..), vile con i forti (si comporterebbero analogamente trovandosi di fronte ad un Tyson)? 

Si rischia di perdere la propria personalità all’interno di un gruppo, per assumere quella di quest’ultimo. 

Il campanilismo esaltato può degenerare in odio verso una città limitrofa, una regione, uno Stato.

Qualcuno è del parere che anche in alcuni passi dell’Inno di Mameli si possa annidare il seme dell’odio.

Ne riporto uno stralcio.

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Dov’è la Vittoria? Le porga la chioma, che schiava di Roma Iddio la creò.  Nell’antica Roma alle schiave venivano tagliati i capelli. Analogamente la Vittoria dovrà porgere la sua chioma perché sia tagliata quale schiava di Roma, che sarà appunto vincitrice. Schiava di Roma, perché? 

Giuriamo a far libero il suolo natio: uniti, per Dio, chi vincer ci può? Per Dio: vi è una  doppia interpretazione possibile. Può essere un’imprecazione, ovvero può intendersi: per volere di Dio. Quale sarà stata mai  l’idea di Mameli? In ogni caso, sembra opportuno il richiamo a Dio per dichiararsi invincibili? 

Già l’Aquila d’Austria le penne ha perdute. Il sangue d’Italia. E il sangue Polacco bevè col Cosacco. Ma il cor le bruciò. L’Austria, alleata con la Russia (il Cosacco) ha diviso e smembrato la Polonia. Ma quel sangue bevuto [truculento] avvelena il cuore degli oppressori.

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Personalmente ritengo, invece, che il nostro Inno vada inserito nel contesto dell’odio reattivo, quello cioè attinente alla difesa della Patria minacciata, quindi in lotta eventuale contro un pericolo. 

L’odio reattivo

Un’ altro tipo d’odio, come già anticipato, è quello denominato reattivo. Con esso si intende caratterizzare una “azione in risposta” ad insopportabili soprusi, violenze, ingiustizie, regimi dittatoriali, tirannici. Rispondendo con odio (provocato “in   reazione”) alle ostilità messe in atto fondamentalmente da violenti e prevaricatori.

Gli esempi da produrre sarebbero molteplici; i lettori sono in grado di trovarli da soli.

Va, comunque, evidenziato che si può anche rilevare un aspetto (diciamo così) positivo nell’odio reattivo.

Intendiamoci, l’odio è sempre una manifestazione di per sé negativa. A scanso di equivoci, voglio, perciò, chiarire meglio tale mio pensiero. Se questa tipologia d’odio scaturisce, ad esempio, quale “ribellione” di masse represse (a causa di dittature, totalitarismi, tirannie), ne consegue che si riesce, in tal modo, a contrastare e, addirittura,  “rovesciare” ciò che esse rappresentano: il male. Basti riandare a quello che è accaduto con il Nazismo, lo Stalinismo, ecc.

La “sconfitta” del male viene ad assumere, pertanto, la valenza di una “manifestazione” positiva.

Nel contesto dell’odio reattivo, si assiste però ad un vero e proprio inspiegabile paradosso. Quello riguardante l’antisemitismo millenario, sfociato nell’orrore senza fondo  della Shoà.

Gli Ebrei sono stati per oltre 2.000 anni oggetto delle più svariate angherie, di  inimmaginabili soprusi. Senza alcun limite le calunnie inventate contro di loro. Per citarne solo alcune. Da quella del “deicidio”, ai falsi “Protocolli dei Savi di Sion”; dall’accusa di utilizzare il sangue dei bambini “cristiani” insieme all’azzima di Pasqua (Pesach ebraica), al loro continuo “complottare” contro il mondo intero, sempre e dovunque;  dal detenere il dominio dell’economia mondiale (che sarebbe accaduto se Bill Gates, Soros, W. Buffet, e – in Italia- Berlusconi, Ferrero [Nutella], Del Vecchio [Luxottica], ecc., avessero professato la religione ebraica?), all’essere (tutti, si badi bene) marxisti [per quelli di destra] o capitalisti [per quelli di sinistra]. Innumerevoli anche le “persecuzioni” fisiche sfociate in uccisione di massa di uomini, donne, bambini: i “pogrom” russi, imitati da quasi tutti gli Stati della Europa, l’Inquisizione Spagnola, fino al culmine della “Shoà”.

Ebbene, dopo tutti questi assassinii, ci si aspetterebbe, da parte degli ebrei, una reazione, un odio sordo verso tutti coloro che hanno (in buona parte) elimininati fisicamente i loro correligionari, fatti oggetto di millenario disprezzo.

E, invece, no. Sono sempre coloro i quali li hanno continuamente perseguitati a volere, ancora oggi (gli odierni neo-nazisti, reali o ideologici che siano) arrivare alla soluzione finale ebraica perseguita da Hitler, così come pure da Stalin.

Non vi sembra che ci sia qualcosa che non “quadri”?  

 

Conclusione

Sta solo ai lettori valutare i pericoli che possono scaturire dall’odio.

Sta solo a loro cercare di arginarlo, combatterlo, produrre gli anticorpi per isolarlo.

E’ unicamente per questo motivo che sottopongo loro queste mie riflessioni.

Le società possono svilupparsi e proseguire seguendo, invece che la cultura del nemico, della competizione esaltata e dell’odio, una cultura della cooperazione. Con la quale non si affermi l’eliminazione dell’altro, bensì la convivenza pacifica [5]. E’ questo di cui l’umanità ha bisogno, non di andare verso il baratro dell’”autodistruzione” cui una contrapposizione immotivata e preconcetta può portare.

Per chi cova odio verso i “diversi”, esiste solo l’individuo vincente, e manca totalmente in lui la consapevolezza della sofferenza gratuita patita dai perseguitati, od oggetto di soprusi. Vi è una assoluta mancanza di empatia [4]. Nella cooperazione, invece, il singolo è un elemento essenziale dell’unità-gruppo.

Qual è il vostro pensiero sull’argomento?

 

 

Mentre si rileva che esistono, nel mondo intero, varie associazioni contro il razzismo, quasi nulla di analogo esiste contro l’odio. Non mi risulta (grato se qualcuno potrà correggermi) che in Italia vi sia un qualche OSSERVATORIO al riguardo, mentre all’estero si trova almeno qualcosa.

Ad esempio:

Una organizzazione-WEB che monitorizza la crescita e l’evoluzione della minaccia portata dall’attività dei gruppi su INTERNET

Contrasto dell’odio da parte delle Nazioni. Articoli e statistiche forniti dalla  Leadership Conference Education Fund.

(Non so per quale motivo ma, al momento, questa pagina è stata   rimossa)

Bibliografia

[1]  Il “deicidio” smentito dagli stessi Vangeli

[2]  HAMAS ESISTE?

[3] STATUTO HAMAS

[4] EMPATIA: UN ANTIDOTO

[5] V. ANDREOLI-L’ODIO 

 

 

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