IL LIBERO ARBITRIO.

15 11 2009

ESISTE, O NON E’ POSSIBILE?

 

Questa volta intendo chiedere, e lo faccio solo ora, esplicitamente il parere di chi avrà la pazienza di leggere le mie successive riflessioni. Perché? Per almeno due motivi.

Il primo. Da sempre sono affascinato, ed in un certo qual modo ossessionato, dal pensiero se l’Uomo (la persona, uomo o donna che sia)  sia realmente dotato di “libero arbitrio”, oppure no. Ho consultato, nel corso degli anni, numerosissimi testi al riguardo. Più o meno autorevoli, più o meno approfonditi. Tutti mi hanno suggerito “qualcosa”; nessuno mi ha dato risposte definitive (ve ne sono?).

Il secondo. Sono pienamente consapevole che, con le sole mie forze e capacità, non sarò mai in grado di darmi una risposata al quesito, di “andare oltre”. Lo vorrei invece fare, perché sono del parere che l’argomento sia di estremo interesse, perché inerisce allo stesso “essere” della persona, in quanto differente dalle realtà animali (che, tra l’altro, molto spesso hanno da insegnare a “noi umani”). L’individuo ha come qualità distintive da questi ultimi, la razionalità, la creatività, la parola, e la facoltà di poter scegliere, consapevolmente, tra il bene ed il male.

Aggiungerei una terza considerazione. Sono del parere (e quindi, ognuno è libero di contraddirmi) che l’argomento riguarda, trasversalmente, sia i credenti (in Dio, comunque Lo si voglia denominare) sia gli atei. Ognuno, ovviamente, con differenti idee in merito alla problematica.

E’ mia intenzione sviluppare le successive riflessioni in modo tale da  sollecitare le opportune  “contro- riflessioni” di chi mi leggerà.

Questo il quesito di fondo su cui riflettere con l’obiettivo di tentare di dare una risposta, quanto meno plausibile.

Siamo veramente liberi di fare le nostre scelte in piena autonomia? Oppure, inevitabilmente, ne veniamo in qualche modo limitati, condizionati? O, ancora, non siamo affatto in grado di utilizzare il “libero arbitrio”, ma ci illudiamo di farlo, essendo noi, di fatto, legati indissolubilmente ad un “destino” che sfugge totalmente al nostro controllo?

Domande complesse, talvolta addirittura inquietanti, sulle quali mi propongo di argomentare e, soprattutto, di sollecitare il pensiero di chi mi leggerà.

Immaginiamo, per un solo momento, che l’Uomo non abbia la facoltà di esercitare il libero arbitrio, essendogli esso precluso, per i credenti, da Dio stesso, per i non-credenti, dal destino o Fato che dir si voglia.

Mi chiedo, allora, quale merito possa vantare colui che, nella sua vita terrena, abbia scelto di comportarsi in modo tale da perseguire il “bene” e, viceversa, che demerito si possa addossare a chi abbia scelto di seguire il solco del male (per denaro, potere, ricerca di notorietà, fino ad includere addirittura il fascino del sadismo).

Se le nostre scelte rappresentano un puro sogno, una irrealtà, un’illusione, dal momento che tutto è, invece, preventivato da Dio, dal destino o dal Fato che sia, ne consegue che “non può esistere” il libero arbitrio.

Ma, allora, c’è da riflettere seriamente se siamo tutti dei semplici “burattini”, le cui fila Qualcuno o qualcosa di insondabile, inconoscibile, fuori comunque dalla portata della nostra mente razionale (ma, umanamente, limitata) muove a proprio piacimento.

Quale delusione, però! Sarebbe questo l’uomo dotato di creatività e, soprattutto di “volontà”, intesa proprio  come antitetica al semplice istinto, prerogativa degli esseri animali?

Per contro, ci si può rendere contestualmente anche conto che “non tutto” è alla portata della libera scelta della persona.

A cominciare dalla sua nascita e dalla sua morte fisica. Né è pure possibile “scegliersi” l’ambito geografico, il contesto religioso e storico in cui venire alla luce.

Nascita e morte. Due granitici paletti entro i quali si svolge tutta la nostra esistenza terrena (l’unica, peraltro, che ci è data a conoscere). Soprattutto insondabile è il  “soffio della vita”, quello che precede ogni e qualsivoglia tipo di “evoluzione”.

Anche il grande Darwin aveva intitolato la sua geniale opera “L’origine della specie”. A riguardo di questo lavoro veramente enciclopedico, va tuttavia rilevato (qualcuno è in grado di smentirmi?) che lo scienziato-naturalista non riuscì mai a dare una risposta definitiva a quale fosse realmente “l’origine” della specie che, si badi bene, non coincide con l’evoluzionismo, ma ne è il presupposto.  

A tutte le riflessioni fin qui svolte, se ne  interconnettono altre, tra le quali: :

  • il problema del “male”;
  • l’eventuale intervento (intromissione?) di  Dio in questa vicenda.

Andiamo per gradi.

Appurato, almeno in linea di principio, che si possa parlare in ogni caso solo di un libero arbitrio condizionato,  cioè della possibilità di sola scelta tra il bene ed il male, viene da chiedersi (da parte dei Credenti): ma Dio può intervenire o condizionare le “nostre” decisioni?

Ecco il punto: il problema del male, che deve essere valutato sotto due profili.

Quello inerente alla sofferenza “collettiva”. L’Olocausto degli ebrei, in primis, ma non solo di essi. Vanno annoverati anche i milioni di Russi morti, le vittime nell’intera Europa, così come pure gli stessi Tedeschi totalmente “innocenti” della pazzia del Nazismo, e che non furono pochi. Da aggiungere anche altre tragedie umane del passato e del presente (la fame endemica, la morte infantile di milioni di esseri innocenti, le guerre, le dittature, le discriminazioni sociali: per religione, etnia, sesso, la violenza alle donne in quanto tali, ecc).

E quello del “male” che affligge il singolo individuo, in sintesi “le malattie”.

Viene spontaneo, in entrambi i casi, chiedersi: ma dov’è Dio quando tutte queste tremende “offese immorali” vengono a concretizzarsi?

Se il Signore è perfettamente Buono (desidera, cioè il “bene” per l’essere che Egli ha creato), perché permette il sopravvento del male sul bene. Perché è proprio a questo che noi, comuni mortali, in realtà quasi da sempre assistiamo “impotenti”, o quasi. Come si concilia un “orrore” fuori della portata di ogni ragionevole comprensione, con la perfetta Bontà di Dio?

E ancora c’è da domandarsi. Se Dio è inoltre perfettamente Giusto  e, soprattutto, Onnipotente, non poteva Egli opporsi alle immani tragedie del passato, alle catastrofi generate dalle Crociate, dai Got mit uns (Dio con noi, dei nazisti), all’Inquisizione, alle Guerre sante (le vuole Dio! Quale pazzia!), che tutt’oggi continuano a “spopolare”?

E’ questa l’Umanità che il Signore volle all’atto della Sua creazione?

Come una ciliegia tira un’altra, così io vengo letteralmente sollecitato da questo interrogativo a pormi ulteriori “domande”.

Perché Dio non risponde alle richieste di aiuto contro il male dilagante? 

Ed ancora. Se il Signore (tra l’altro, “modellatore” del passato, del presente e del futuro), tra i tanti Suoi attributi “assoluti”, ha anche quello dell’Onniscienza, come è spiegabile che Egli, ad un certo punto, si sia  pentito di aver creato la Sua creatura, l’uomo, fatto da Lui a Sua immagine e somiglianza?

E Dio disse: ” Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza. (Gen. 1,26)

Ma, in seguito:

 … e il Signore si pentì d’aver fatto l’uomo sulla terra, se ne dolse nel Suo cuore (Gen. 6,6/7).

 Perciò [Dio] disse a Noè: “La fine di ogni carne è giunta davanti a me… (Gen. 6,13).

Sono domande “angoscianti” che si sono posti teologi, sociologi, filosofi, umanisti.  

Taluni, al riguardo, hanno avanzato la seguente ipotesi.

Una volta creato l’universo, il mondo e l’uomo, Dio ha pensato che non c’era più nulla da dare a questo suo “essere”.

Anche in relazione al fatto che Egli aveva donato alla “persona” ciò di cui stiamo proprio argomentando: il libero arbitrio, la possibilità cioè di scegliere tra il bene ed il male. In caso contrario, non sarebbero spiegabili le promesse di “premi” e di “punizioni” che si ritrovano copiosi nella Bibbia (sia Antico, sia Nuovo Testamento).

Dio, così facendo, ha reso l’uomo responsabile delle proprie azioni, facendolo essere  anche veramente libero.

Tuttavia, padrone di attuare, purtroppo, anche le più orrende efferatezze nei confronti dei propri simili.

Questa “interpretazione” viene solitamente conosciuta con la dizione eclissi di Dio.

Ma, se così fosse realmente, ci si chiede quale significato possa assumere allora la preghiera, caposaldo di tutte le religioni.

Tramite essa ci si rivolge a Dio per “chiederGli” sempre qualcosa di buono, non di cattivo: un aiuto, un conforto nella disgrazia, nel bisogno in ogni caso. E’ l’uomo che soffre che si rivolge sempre a Dio.

Ma se il Signore Iddio non risponde più, qual è il significato da attribuire alla preghiera?

Con essa ci si intende riferire non alla Benedizione rivolta quotidianamente a Dio (emblematica soprattutto per la religione ebraica, laddove si assiste ad una esaltazione continua della Sua grandezza, all’Inno a Dio, alla Sua lode: dalla mattina alla sera), bensì a quanto ci dovrebbero richiamare nomi quali: Fatima, Lourdes, Medjugorje, la Kaaba.

In questi luoghi  si va per chiedere sempre una “grazia”, l’allontanamento di qualcosa di “pericoloso, nocivo”.

E ancora. L’aspettativa dei “miracoli”, come si concilia con queste considerazioni?

Una riflessione a margine dell’Onniscienza ed Onnipotenza di Dio nelle Sacre scritture, mi sembra opportuna; per sottolineare, anche, come le Religioni, pure “rivelate”, possano offrire interpretazioni differenti su alcune tematiche essenziali.

Sull’Onnipotenza di Dio (Allah), il Corano considera talmente eccelso questo attributo della Divinità, da esprimersi nel modo seguente:

Allah, nella Sua Onnipotenza, può (se lo vuole) anche “ricredersi”, ed addirittura “correggersi” , se del caso, senza per questo dover rendere conto in alcun modo agli Islamici.

 E’ questo un modo per “significare” infinita l’Onnipotenza di Allah.

…………………………………

Concludo.

Personalmente, come già accennato, ritengo che l’Uomo, proprio in quanto tale anche sotto il profilo teologico, non possa essere una “marionetta” i cui fili siano  mossi da Dio.

Questo il mio soggettivo pensiero.

Comunque, chi pensa, invece, che tutto sia esclusivamente nelle mani del Signore,  ha da parte mia la massima considerazione e stima.

Si tratta, in ogni caso, di due concezioni che, per essere supportate, hanno bisogno solo di “credere” in esse.

Roma, 17.11.2009

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Adorare “dio” uccidendo l’Uomo

11 02 2008

In nome di “dio”, guerra “santa”, “dio” lo vuole: sono tutte, purtroppo, espressioni ormai divenute quasi familiari.

Vogliamo fermarci a riflettere un poco sul loro significato?

Tutte le religioni rivelate insegnano che Dio ha creato l’uomo a propria immagine, che Egli persegue (sia pure con disegni che sfuggono alla nostra comprensione) il bene e detesta il male, che lo si voglia identificare in Satana, Belzebù o quant’altro. Uno dei principali Comandamenti impartiti all’umanità da Dio, per il tramite di Mosè e le Tavole della Legge, è non uccidere.

Per chi crede, è dato per scontato che il Signore voglia la vita, non la morte di chi Egli stesso ha creato a Sua somiglianza. Chi uccide una persona, forse adora “dio”, ma oltraggia il Signore dell’universo: confonde il re Moloc con il Bene Assoluto.

Dio non ha assolutamente bisogno di manifestare la Sua potenza richiedendo “sacrifici umani”. E’ Moloc, il “male”, che necessita di questo.

Andare in guerra in nome di dio, sostenendo che è dio stesso che lo vuole, è una follia, ancor prima che una bestemmia.

Per chi crede in un Dio Unico, Signore dell’Universo (che lo si invochi come Adonai, Allah, Padre Nostro, Gesù), uccidere un essere umano è una blasfemia. Ancor peggio è farlo in “nome di dio”. Una simile azione eccede la pura bestialità, in quanto l’animale non uccide mai per il gusto di attuarlo, ma lo fa solo perché deve poter vivere.

Non c’è alcuna motivazione che possa sostenere la necessità di togliere la vita ad uno “diverso” da noi. Ognuno è “altro” rispetto a se stesso. Siamo tutti esseri unici, “differenti” l’uno dall’altro per definizione.

Coloro che sostengono l’aberrazione di “dover uccidere” in nome di dio, lo fanno affermando che (per volere del proprio dio) è la loro la sola, vera, unica religione e che, pertanto, tutti quanti si devono sottomettere ad essa. Tale ragionamento (ancorché foriero di un inevitabile “appiattimento” di tutta l’umanità) potrebbe anche “stare in piedi”, se non fosse accompagnato dalla volontà di raggiungere questo “fine” anche uccidendo chi non lo condivide.

Se l’uomo è l’immagine di Dio, uccidere l’uomo significa porsi contro di Lui.

Io non ho la presunzione di immaginare ciò che pensa, intende fare, programma Dio. Sarebbe un’assurdità immane!

Tuttavia, acquisito che tutte le religioni rivelate credono che il Signore sia soprattutto Buono, è pensabile che Egli (ancorché per vie imperscrutabili all’uomo) desideri solo il bene di quella umanità che Egli, deliberatamente, ha voluto creare. Pertanto si può dedurre che, comunque, Dio non può considerare gli uomini né come mezzi né come strumenti a dimostrazione della Sua bontà.

Il “male” non è “fuori di noi”: è solo l’uomo che lo produce.

Dio ha messo di fronte alla persona sia il male sia il bene: sta solo alla stessa scegliere l’uno piuttosto che l’atro. Non è pensabile che l’uomo sia una semplice “marionetta” nelle mani di Dio, poiché egli ha la capacità di “scegliere”. Consiste proprio in questo la “massima libertà” che ci ha concesso il Signore.

Per quanto condizionato pesantemente dagli altri suoi simili, dalla società (ma non da Dio), dalla cosiddetta “fortuna”, l’uomo ha sempre nelle sue mani il proprio destino. Solo la nascita (forse il mistero più grande dell’Universo) e la morte sono riposti in Dio.

A mio avviso è assurdo, ad esempio, pensare che l’immane tragedia della Shoà possa rientrare nel disegno imperscrutabile di Dio teso a “redimere”, in  modo tanto crudele, l’umanità intera (con il sacrificio di milioni di innocenti: persone!).

Mi ripeto, Dio non ha alcun bisogno di manifestare la Sua potenza con sacrifici umani messi in opera da altri uomini: una pura follia!

Non vi può essere alcuna guerra “santa”: di sacro c’è solo la vita umana.

Se si riflette solo un po’ ci si può rendere conto, piano piano, di quanto sia negativo uccidere un essere umano. Mi riferisco, anche, alla giusta richiesta di abrogare nel mondo intero la pena di morte. Un uomo (e ancora meno la società) non può mai arrogarsi il diritto di uccidere un’altra persona. A questo punto, però, sarebbe anche auspicabile una eguale capacità di pressione civile tesa a fare sì che fossero “messe giù le mani” anche da Abele. Non sembra che, in tal modo, sarebbe resa ancora più plausibile la battaglia contro la pena di morte?

Si è detto: massima libertà ci è stata concessa da Dio. Libertà “relativa”, tuttavia, mai assoluta: non avrebbe senso. Ecco perché i Dieci Comandamenti contengono tanto sollecitazioni a fare, quanto divieti. La libertà, per essere realmente tale per tutti deve, sempre ed in ogni caso, porsi in relazione  con il massimo precetto impartito agli Ebrei da Dio: ama il prossimo tuo come te stesso.  

Si è mai riflettuto sul fatto che questo “obbligo” è stato imposto da Dio almeno un millennio prima che nascesse Gesù, quando ancora le guerre tribali costituivano la stessa condizione di vita dell’umanità di allora? Una vera “rivoluzione” sociale.

Quindi siamo liberi di fare qualunque cosa, purchè ciò non rechi mai alcun danno ad un nostro simile: mano libera di uccidere, in nessun caso!

Purtroppo, però, si sta assistendo  (con un impotenza che rasenta il fatalismo) ad un profondo e assai veloce deterioramento dell’intero tessuto civile. Chi perora la libertà assoluta in nome della laicità o della democrazia (entrambe devono porsi dei “limiti” se vogliono essere realmente tali) si dà, involontariamente, come si suol dire “la zappa sui piedi”.

Due esempi banali.

La libertà di parola è una condizione giusta, giustissima. Fomentare, però, coscientemente l’odio verso l’altro (qualunque esso sia) è invece un “delitto”, poiché in tal modo si può arrivare (non è un’ipotesi) alla “eliminazione fisica” delle persone. Questa non è libertà.

Libertà di drogarsi non può esser considerata cosa  lecita, se non altro perché il danno che ne deriva alla società è non solo economicamente elevato (per scelta egoistica di singoli individui, nè motivata da alcuna necessità) ma, spesso, anche procuratore di danni fisici a terzi, che possono giungere fino all’uccisione di persone che pagano, con la vita, per la “libertà di drogarsi” da parte di alcuni.

Ma vogliamo andare oltre?

Che dire dell'”orgoglio pedofilo”? Un obbrobrio che, purtroppo, rientra anch’esso a pieno titolo nel filone della “libertà assoluta”.

Chi abusa di un bambino è:

–          un essere vigliacco, in quanto rivolge le sue attenzioni sessuali deviate (quale eufemismo!) verso la creatura più indifesa per antonomasia;

–          un sadico, perché fa del male conscio di farlo e con godimento (e se la stessa cosa accadesse a suo figlio/a, a suo nipote?)…………. Se questo è un uomo si chiederebbe nuovamente Primo Levi, se fosse ancora in vita;

–          un essere crudele, perché non fa solo del male sul momento, ma rovina per tutta la vita un essere umano. Soltanto l’uomo è capace di fare del male per il solo gusto di farlo;

–          un violento, che sa esprimere solo in questo modo la sua personalità (quale?)…….. “Nati non foste per viver come bruti”, ammoniva Dante;

–          un essere ignobile.

Che cosa manca ancora per rendere la libertà assoluta ancora più pericolosa? La libertà di “uccidere”. Ma, inoltre, non è mai lecito costruire o alimentare la propria libertà schiavizzando (in nessun modo) il nostro prossimo.

Se non ci fermiamo in tempo, riflettiamo, ricerchiamo lo spirito divino che è in ogni persona, dove andremo a finire?

A mio avviso siamo già giunti sull’orlo del baratro.

Faremo ancora un passo avanti?

Oppure ci fermeremo e ci guarderemo negli occhi, tutti,  l’uno con l’altro?

Cercheremo di “cambiare”, anche evitando di violentare (siamo veramente liberi di farlo?) l’unico ambiente in cui viviamo?

Ho tanta “voglia” di sperare in bene!   

Giacomo Korn





EVOLUZIONISMO e CREAZIONISMO

3 11 2007

PRESENTAZIONE

Ho inteso anteporre, provocatoriamente, evoluzionismo a creazionismo.

Non è possibile, infatti, trattare del “cambiamento” di un soggetto,  ancor prima che lo stesso sia (in un modo o in un altro) “comparso” sulla terra.

Ci si potrà chiedere che cosa abbia a che fare questa tematica con il dialogo interreligioso con cui intendo caratterizzare tutti i lavori pubblicati su questo blog.

Invece c’entra. Come si avrà modo di analizzare ed evidenziare, anche questo argomento è stato, e tutt’ora è, fonte di diatribe (anche violente), intolleranza verso le idee altrui, prepotenza nel volere che tutti  credano allo stesso modo.

Personalmente ritengo che, invece, vi sia spazio per pensare (su quanto non è dimostrabile, né razionalmente né scientificamente) in modi differenti, ancorchè niente affatto  inconciliabili tra loro. 

Ma andiamo ad affrontare questo tema.

Dunque, creazionismo ed evoluzionismo. Ma perchè l’un contro l’altro armati?

Personalmente, mi ripeto, non credo ci sia inconciliabilità tra le due concezioni.

Cercherò, per quanto mi è possibile, di argomentare questa mia convinzione.

Innanzitutto, sotto un profilo puramente scientifico (dimostrazione di una verità) è una diatriba senza senso, dal momento che non conduce a nulla. E’ in analogia al voler dimostrare che una religione è superiore (in quanto detentrice della Verità assoluta) alle altre.

Ancora più emblematico è il fatto che tale polemica non riguarda solo i teologi e gli scienziati, ma va oltre: ne viene coinvolta anche la politica.

Il 4 ottobre 2007 il Consiglio d’Europa ha adottato (a larga maggioranza) una risoluzione, la numero 1580/2007, che promuove la conoscenza scientifica e critica l’insegnamento del creazionismo e del cosiddetto “intelligent design”. Solo la rappresentanza italiana ha “ribaltato” tale maggioranza.

Che assurdità!

Una premessa di carattere generale.

Con queste note non intendo in alcun modo prendere parte dell’una o dell’altra concezione (creazionismo o evoluzionismo) né, ancor meno, ho la presunzione di dimostrare (!?) alcunché.

Mi propongo solo di evidenziare tutta l’assurdità di una polemica sterile ed inutile. A mio avviso non sussiste, infatti, una assoluta “inconciliabilità” tra le due concezioni in argomento.

Mi riprometto, a tal fine, di sintetizzare al massimo i due “pensieri” e metterli a confronto per motivare la mia personale (quindi opinabilissima) convinzione che possano sussistere più punti su cui concordare, che quelli per i quali portare all’infinito la polemica.

Più che un confronto tra due correnti di pensiero, perchè in definitiva di questo si tratta, si è protratto nel tempo un vero e proprio duello, cercando di dimostrare le proprie tesi solo al fine di “demolire” quelle dell’altra parte. 

Entrambe le concezioni in argomento cercano, come si avrà modo di analizzare più nello specifico, di “dimostrare la verità” basandosi sulla ragione e su tesi (cosiddette) scientifiche.

Tuttavia i quesiti che si pongono (il genere umano è stato creato da Dio? L’uomo, la vita, sono stati generati per caso, spontaneamente?) costituiscono una “domanda senza risposta” [1]. 

Henri Poincarè affermava che “Dubitare di tutto o credere a tutto sono due soluzioni altrettanto comode che, l’una come l’altra, ci dispensano dal riflettere”.

I creazionisti (ancorchè non tutti in blocco) credono nell’esistenza di Dio alla stregua di un “dogma”.

Gli evoluzionisti dubitano di tutto e rigettano qualunque cosa non sia puramente materiale.

Io mi sforzo di riflettere, essendo convinto che l’uomo non può avere la “certezza” dell’esistenza del Signore, ma solo “credere” nella stessa (si veda il mio Credere nello Inconoscibile).  

Recentemente mi è caduto l’occhio su un libro appena edito, che titolava pressappoco così: “Dimostrazione della non esistenza di Dio” (il grassetto è mio).

Io potrei scriverne uno in risposta: “Dimostrazione dell’esistenza di Dio”.

Entrambi avremmo fatto un lavoro apprezzabile solo da chi già “fa sua” l’una o l’altra concezione. Entrambi non avremmo dato alcun contributo utile sull’argomento.

Al pensiero “limitato” dell’uomo non è possibile dimostrare l’indimostrabile.

Attualmente la stragrande maggioranza dei biologi (oltre il 99%) considera che la teoria di Darwin sia fondamentalmente corretta.

Ma non è assolutamente vero che la maggioranza abbia sempre ragione.  

Nonostante ciò, negli Stati Uniti una parte significativa della popolazione è contraria all’evoluzione a causa di pregiudizi religiosi [2].

Chi ha la presunzione di essere l’unico depositario della Verità Assoluta, erra.

L’unica cosa certa è che tutto è incerto.

CREAZIONISMO

Il postulato principale di questo modello è nel ritenere che tutto ciò che costituisce il mondo (tanto la materia, quanto gli esseri viventi tutti) sia stato creato dal nulla, unicamente per volontà ed opera di Dio.

I creazionisti sostengono che tutte le cose, uomo compreso, abbiano avuto origine in modo perfetto, ognuna con la sua propria forma e funzione. I modelli biologici come si presentano a noi oggi giorno, sarebbero stati conservati in modo fedele a come si presentavano all’atto della loro creazione.

Questa è la corrente di pensiero denominata fissista, vale a dire conseguente ad una creazione una tantum, un fatto compiuto una volta per sempre.

Sorge, però, una domanda. Come si motiva l'”immutabilità della specie”, il fatto cioè che l’uomo e gli animali tutti siano stati creati una tantum ?

Adamo non poteva essere, al momento della sua creazione, al contempo di pelle scura, gialla, bianca, olivastra.

Ci deve, allora, essere stata un’evoluzione, un cambiamento che dir si voglia.

E per quanto riguarda gli animali, come si giustifica la “ibridazione”, certamente databile posteriormente alla Creazione. Nel momento di questo “atto” si potevano annoverare tra gli animali il cavallo, l’asino ma non  il …mulo.

Genesi 1,24 E Dio disse: “La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: animali domestici, rettili e fiere della terra, secondo la loro specie”. Analogamente che per gli esseri acquatici e per i volatili, Dio disse loro di essere fecondi (il proprio seme secondo la propria specie – Gen. 1,12) e di moltiplicarsi (Gen 1,22).

A tal punto vale la pena di evidenziare  anche che a riguardo della concezione creazionista non esiste questo solo ed unico pensiero.

Oltre alla fissista, appena considerata c’è, infatti, un’altra corrente di pensiero la quale ritiene che, all’atto della creazione, le entità basilari contenevano un elevato potenziale di variabilità.

Ne consegue che, in base a tale concezione, ci possa essere comunque lo spazio per una modificazione degli esseri viventi (uomini, animali, vegetali), pur sempre limitata all’interno delle entità create all’inizio [3].

Un’ulteriore teoria creazionista ritiene che la Natura, includente l’uomo, prosegue l’opera iniziata dal Creatore (con ciò concorda anche il Corano [71,14]). Vale a dire che si ipotizza, in tal caso, la possibilità di un cambiamento, una mutazione, un perfezionamento che dir si voglia, sempre però deciso da Dio.

Ma non ci si ferma qui. Esistono aggiuntive correnti di pensiero, addirittura ipotesi anche alquanto fantasiose.

Tra esse vanno annoverate le teorie dell’epigenesi e della preformazione.

Secondo l’ipotesi dell’epigenesi, tutte le parti di un nuovo individuo si formano ex-novo nel corso dello sviluppo embrionale, non essendo già contenute come tali nell’uovo. Aggiungo io: e nello spermatozoo, senza il cui contributo non si genera la vita, voluta proprio da Dio.

Genesi 1,27 Maschio e femmina li creò.

Genesi 1,28 E Dio li benedì e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra….”.

La preformazione è una teoria settecentesca la quale, invece, sostiene che tanto nell’uovo quanto nello spermatozoo è già contenuto l’abbozzo dell’embrione.        

Della diatriba tra creazionisti ed evoluzionisti fa parte anche la datazione della Terra. Secondo un’interpretazione letterale della Bibbia [ 4] questa cronologia sarebbe collocabile a circa 6.000 anni fa. Le valutazioni scientifiche, invece, datano la comparsa della Terra in  milioni, se non miliardi di anni fa.

Ma anche su questo specifico punto non tutti gli esegeti bibblici sono d’accordo.

Tra loro vi è chi ritiene che i sei “giorni” della Creazione debbano intendersi, invece, come altrettante “ere” geologiche. In tal modo, almeno sulla data di origine della Terra, le due concezioni antagoniste   si avvicinerebbero di  molto.

Si deve tuttavia evidenziare che, con i metodi scientifici (ipotesi, riscontro, verifica, ripetibilità, ecc), nessun modello ipotetico potrà mai essere completamente verificato.

Circa le origini della terra, ad esempio, anche a riguardo della teoria del Big Bang, vi è ancora molto da scoprire e, soprattutto, da dimostrare.

Sul creazionismo,  e quindi sulla stessa esistenza di Dio, si innesta anche una angosciante riflessione di fondo.

Il Signore dell’Universo (Egli avrebbe creato “tutto”, non solo la Terra) è perfettamente Buono, perfettamente Giusto, nonché Onnipotente.

Ci si chiede, allora, perchè Egli permetta la violenza sui giusti, gli innocenti, gli indifesi? Violenza che si estrinseca con crudeltà “inumana” dell’uomo sull’uomo.

Perché Egli ha potuto permettere lo svolgersi del Male, concretizzatosi nella sua forma più esaltata con la Shoà, con l’uccisione di milioni di persone “colpevoli” solo di professare la Fede che Egli stesso aveva (ed ha) indicato di seguire?

Un Dio giusto, buono, ma soprattutto Onnipotente, come ha potuto permettere questa immane tragedia?

Varie ipotesi sono state avanzate in proposito. Si sono tirati in ballo “l’eclissi di Dio”,  “il silenzio di Dio”. Che significa tutto ciò ma, soprattutto, perché è potuta accadere una così immane tragedia?

Taluni ritengono di darsene motivazione affermando che Dio, con la creazione del mondo e dell’uomo, ha dato tutto, quindi più nulla ha da dare. Ha donato alle persone il libero arbitrio, la facoltà di scegliere tra il Bene ed il Male: adesso tocca all’uomo dare  a Dio.

Ma, se così fosse, ci si chiede quale significato possa avere allora la “preghiera”, caposaldo di tutte le religioni. Con essa ci si rivolge a Dio per “chiederGli” sempre qualcosa di buono, non di cattivo: un aiuto nella disgrazia, nel bisogno in ogni caso.

Ma se il Signore Iddio non risponde più, che significato può assumere la preghiera?

Non ci ricordano nulla Fatima, Lourdes, il Muro del Pianto, la Kaaba, l’aspettativa dei miracoli?

Vi è, per contro, chi sostiene che l’uomo non può darsi risposte a domande che attengono alla “imperscrutabilità del disegno divino“, alla volontà del Signore e del Suo Disegno che, a noi esseri mortali, ovviamente sfugge.

Bisogna, allora, solo sopportare il male.

Anche da parte di coloro che, su questa Terra, soffrono le pene dell’inferno? Ma per questo  è necessaria una Fede incrollabile, che non è alla portata di tutti i comuni esseri mortali.

Di certo (a prescindere, cioè, da quanto si crede) è che la vita dell’uomo è una sola, quella sulla Terra. La sopravvivenza dell’anima, la Salvezza eterna? Esistono solo per chi ci “crede”: non è  affatto alla portata dell’uomo dimostrarle.

Sia chiaro, queste sono solo semplici riflessioni.

Nulla esse hanno a che vedere con la dimostrazione (!?) dell’esistenza di Dio, che neppure la Scienza è in grado di fornire.

Termino queste sintetiche argomentazioni sul Creativismo rilevando (soggettivamente e, quindi, in modo opinabilissimo) che il creazionismo si basa sulla “credenza” che l’uomo (e con lui tutti gli esseri viventi) sia stato generato dal nulla per volontà di un solo Creatore: Dio.

Tuttavia, a mio avviso, non trovo nella Bibbia, e specificamente nel Genesi,  alcunché che contrasti in modo  violento le tesi dell’evoluzionsmo.

In esso si parla della Creazione, senza fare alcun cenno all’evoluzionismo. Ma neppure lo si rigetta. 

C’è un’ipotesi di evoluzionismo nello stesso feto all’interno del grembo materno, esiste un processo evolutivo durante la medesima vita dell’uomo (dalla nascita fino alla morte).

Appare comunque incontrovertibile che l’uomo, dalle sue origini fino ai giorni nostri, ha in ogni caso subito (per un motivo o per un altro) dei cambiamenti (pur presupponendo che l’essere umano si differenzi dalla “scimmia”).

Affrontiamo questo tema .

EVOLUZIONISMO

All’interno di queste note,  la mia analisi verterà esclusivamente sul “darwinismo”.

Infatti, con questo termine ci si intende, generalmente, riferire proprio all’evoluzionismo, del quale esso diviene indissolubile sinonimo.

Tuttavia, è giusto rilevare che a quest’ultimo termine sono associabili numerose altre teorie, sia precedenti sia susseguenti l’opera principale di Charles Darwin (naturalista inglese, 1809-82) “L’origine della specie”, pubblicata la prima volta il 24 novembre 1859.

Va, innanzitutto, rilevato che Darwin non era contrario al creazionismo in quanto tale.

Anzi, se si legge con attenzione tutta la sua enorme, documentatissima e veramente rivoluzionaria opera,  si può notare come egli sembri motivato da un superiore rispetto per la divinità, da una più austera concezione della stessa.

In proposito, egli scriveva:

C’è qualcosa di grandioso in questa idea della vita, con le sue infinite potenzialità, originariamente infuse dal creatore in pochissime o in una forma; e, mentre questo pianeta ha continuato a roteare seguendo le immutabili leggi di gravità, da un inizio così semplice infinite forme, sempre più belle e meravigliose, si sono evolute e tutt’ora si evolvono” (il grassetto è mio).

Darwin contrastava la Creazione vista secondo l’interpretazione letterale della Bibbia e, in particolare, del libro della Genesi.

Darwin non affermava la necessità o probabilità di un intervento divino creatore né, per contro, ne dimostrava l’incompatibilità con la teoria dell’evoluzione.

Con la sua opera Darwin abbatte il “dogma” di una Natura sempre uguale a se stessa. Tutti, senza essere degli scienziati, possiamo verificare, infatti, come essa non sia tale.

E, se Dio fosse contrario ad un tale cambiamento, interverrebbe certamente per riportare le cose allo stato originale.

Il grande naturalista trovava meno doloroso credere che l’istinto crudele il quale garantisce la sopravvivenza di un piccolo parassita, l’icneumone (il quale introduce le uova nel corpo di altri insetti, che prima paralizza con il veleno [5]), si fosse evoluto per selezione naturale (termine omologo ad evoluzionismo n.d.r.), piuttosto che ritenere essere esso creato da Dio. Darwin scrisse al riguardo una lettera ad Asa Gray:

“Non posso credere che un dio benefico e onnipotente possa aver deliberatamente creato l’icneumone  con la precisa intenzione di farlo nutrire nel corpo vivo di bruchi”.

Una riflessione di carattere personale. Pare strano che un naturalista della levatura di Darwin si meravigliasse di un fatto come questo. E allora, per sopravvivere (e in quale ambiente!), che cosa fa la tenia?

Con riferimento all’animale, il quale è dotato di istinto solo per poter sopravvivere e riprodursi, e non ha affatto la capacità di distinguere il bene dal male, dovrebbe essere bandito tanto il termine “crudeltà”, quanto  “bontà”.

E ancora. Darwin rifiuta, in antitesi al creazionismo fissista, di vedere un inizio per ogni gruppo di specie vivente presente.

Ed è proprio qui che si “innesta” il suo concetto di selezione naturale, di evoluzionismo. Egli ritiene che solo da “poche” specie (comunque in qualche modo apparse sulla terra) si siano “prodotte” tutte le specie oggi presenti sul nostro pianeta. Darwin era convinto, cioè, che tutte le specie viventi discendessero da un unico antico progenitore comune. 

Considerava i ritrovamenti fossili di esseri viventi quale “prova” di specie ormai estinte.

Ma anche ciò non è “sempre” vero. Si ha notizia di “scoperte” di nuove specie marine fino a poco tempo fa del tutto sconosciute.

Sia la creazione dal nulla (tuttavia, vale la pena di rilevarlo, non è proprio questa la base su cui poggia il  Darwinismo), sia la teoria dell’evoluzione da un essere vivente semplice ad uno più complesso presentano varii  punti deboli.

Ad esempio, manca la spiegazione dell’anello di congiunzione più importante: come nasce lavita“? Questa “scintilla” fondamentale, mistero dei misteri, l’evoluzionismo la deve ancora dimostrare.

E’ la vita prodotta dal caso, dal nulla?

E’ facile asserirlo, estremamente difficoltoso (se non impossibile) dimostrarlo.  

Lo evidenzio non per contrastare la tesi evoluzionistica, ma per pura coerenza. Ho già, al proposito, esplicitato che neppure il Creazionismo è dimostrabile, secondo scienza e ragione.

Voglio comunque sottolineare che tutte queste argomentazioni non intendono dimostrare nella sostanza nulla che contrasti la teoria dell’evoluzionismo di Darwin.

Con esse ho voluto solo fare riflettere sul fatto che, come già più volte evidenziato, nulla di perfettamente certo viene ad appoggiare questa ipotesi (così come, neppure, quella creazionistica).

CONCLUSIONE

Con queste note ho inteso soltanto contribuire a far meditare su due concezioni fondamentali, che sollecitano in ogni persona le più importanti domande: chi siamo, perché ci siamo, dove andiamo?

Ho cercato di argomentare perché, a mio modo di vedere, tanto il Creazionismo quanto l’Evoluzionismo ( se qualcosa si evolve, rimane sempre da chiarire in che modo essa è stata “generata”) non possono essere supportati dal ragionamento o dalla scienza.

Si può solo credere o non credere, nell’uno o nell’altro.

Circa il credere nell’esistenza del Signore condivido, anche, quanto espresso efficacemente da un mio carissimo amico:

“E’ poi naturale che non si possa dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio; questo significherebbe poterLo mettere in provetta; e allora non sarebbe Dio”.

A riguardo, invece, delle teorie evoluzionistiche, non si può disconoscere il fatto che l’ambiente in cui tutti gli esseri viventi si trovano, si è notevolmente modificato da quando (qualunque ne sia il motivo) è sorta la Terra. L’inevitabile adattamento a queste variazioni si è certamente riflesso su quanti (uomini, animali, piante) in questo ambiente hanno vissuto.

E questo, comunque lo si chiami, è un processo di evoluzione, anche se rimane sempre da spiegare come nasce la “scintilla della vita”.

Quanto l’adattamento all’ambiente sia una realtà, è comprensibile anche in considerazione del fatto che, negli abissi oceanici, frequentemente si verificano eruzioni vulcaniche rapide e violente (fumarole) che portano ad elevare notevolmente la temperatura dell’acqua vicino alla “bocca” (circa 300 °C). Eppure, anche in prossimità della stessa esistono forme di vita di organismi superiori capaci di sopportare livelli termici di 80 °C ed oltre.

A mio avviso sarebbe, dunque, consigliabile non accettare mai alcunché in modo acritico, solo perché qualcuno l’ha detto (chiunque esso sia. Ricordate l’ipse dixit di Aristotele?).

Ancor peggio è far proprio un pensiero solo perché  la “gente lo dice”.

In maniera molto ma molto grossolana, si potrebbe dire che il Creazionismo si interessa della nascita dell’uomo per volontà di Dio: non tratta della sua evoluzione.

L’Evoluzionismo teorizza di come l’uomo (gli animali e le piante) sia cambiato a motivo del suo adattamento all’ambiente. Non si preoccupa  (in linea di principio) di come è stato “generato”.

Un “anello” di congiunzione tra le due teorie costituirebbe, forse, un’eresia?

L’evoluzione culturale, propria della persona, potrebbe certamente contribuire quantomeno a mitigare (se non non sradicare) la virulenza della polemica tra le due concezioni.  

BIBLIOGRAFIA

[1] H. Jonas – La domanda senza risposta- Il Melangolo, 2001

[2] Da: Religious Tolerance. Org – http://www.religioustolerance.org/

[3] Evoluzionismo e creazionismo- Terre del Sud- http://www.terredelsud.org/home.php  [4] La Bibbia concordata – Mondatori, 1968

[5] P. Omodeo- Creazionismo ed evoluzionismo- Laterza,1984

[6] C. Darwin – L’origine della specie- Editori riuniti, 1982

[7] Rizzoli Larousse – Enciclopedia generale illustrata- 1969

[8] Anism.it- La teoria dell’evoluzione di Darwin

 – http://www.anisn.it/scienza/evoluzione/la%20teoria.htm

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Roma, ottobre 2007