“GLOSSARIO” MINIMO

31 05 2008

DEI TERMINI EBRAICI

 

Termino questa “carrellata” sull’Ebraismo, proponendo un brevissimo GLOSSARIO.

Quando si dice i “casi” (anche spiccioli) della vita!

Giorni fa mi è capitato di leggere su L’altra enigmistica dell’aprile 2008 un articolo che così, testualmente, terminava:

 

..L’immensa ricchezza della nostra famiglia è la gioia di vivere in questo modo, è l’amore assoluto per la vita e la capacità di essere vivi nel tempo con la chiara percezione dell’eternità. “Ascolta Israele, l’Eterno è il tuo Dio, l’Eterno è Uno”. Questa non è la preghiera di un Popolo [lo Shemà, che inizia esattamente in tal modo, è la preghiera ebraica “per antonomasia”. N.d.R.] è la preghiera di ogni uomo. Pensaci!

 

Sono queste le parole di un Cristiano, non di un Ebreo. Esse riassumono mirabilmente quanto ho cercato di esporre in [1].

Ecco il punto! Chi “crede” in un Dio “Unico” non può che condividere il fatto che ci possa essere lo spazio anche per più Religioni. Il Signore ha creato l’Universo, non le religioni. Se poi esse sono numerose, è evidente che “devono” necessariamente essere differenti le une dalle altre.

E’ pure indubitabile che le religioni “rivelate” abbiano la stessa “radice”: nello specifico quella Ebraica, la prima ad essere svelata.

Termino, ribadendo ancora una volta che non ho inteso insegnare alcunché ad alcuno, ma solo spiegare modestamente alcune cose elementari.

Mi chiedo solo se una piccola “pillola” (questo lavoro che mi ha impegnato non poco) possa “contribuire” a guarire dalla malattia dei “pregiudizi”.

Lo spero.

…………………………………………………………………………………………………………………..

Traggo le definizioni, prevalentemente, da “LE NOSTRE RADICI”, Sito che si trova in Internet.

 I commenti aggiuntivi sono miei.

I termini sottolineati rimandano alla parola indicata.

 

………………………………………………………………………………………………………………………………………………… 

ABBA: padre.  E’ un termine che si trova citato più volte nei Vangeli. Forse non tutti sanno che del Pater Noster, oltre che la versione in latino, esistono anche quella in ebraico, aramaico, greco.

La preghiera del Padre Nostro non è una completa invenzione, è modellata sul Kaddish, una bellissima preghiera ebraica antica…. [2]

AMEN: così sia! E’ usato nell’ebraismo per approvare un’esortazione alla lode ed alla benedizione. Questa parola fu più tardi adottata dal cristianesimo nelle funzioni religiose.

ARAMAICO. Lingua della famiglia semitica parlata dagli Arami (Aram, biblico della Siria).  L’aramaico è una lingua semitica che vanta circa 3.000 anni di storia. In passato, fu lingua di culto religioso e lingua amministrativa di imperi. È inoltre la lingua in cui furono in origine scritti i Talmud.

Si ritiene inoltre che fosse l’idioma parlato da Gesù. Ne sono testimonianza anche alcuni passi dei Vangeli (Marco 5,41- 7,34).  

ARIANO. Nella sua accezione originaria, il termine indica le popolazioni iraniche e quelle indiane di origine indoeuropea; dai nazisti esso fu indebitamente esteso a tutti i popoli di lingua indoeuropea, in particolare a quelli germanici (passando quindi a indicare persone di pelle bianca di tipo nordico), e assunto a sinonimo di razza pura e superiore in opposizione a ogni altra razza.

ARMAGEDDON: montagna di Megiddo, monte presso Gerusalemme. Dall’ebraico Har Megido. Nel Nuovo Testamento, indica la battaglia finale tra i re della terra (incitati da Satana) e il Dio dei cristiani, tra il bene e il male di cui si parla nell’Apocalisse. Più genericamente,  indica una catastrofe apocalittica [Wikipedia].  

ASHKENAZITA: dalla Germania. Termine usato dal XVI secolo per indicare gli ebrei dell’Europa centrale e orientale di origine germanica (ashkenazim). L’ebreo ashkenazita si differenzia dagli altri ebrei per alcune pratiche rituali, per il formulario liturgico, per la pronuncia stessa della lingua ebraica.

BAR: figlio (termine aramaico). In ebraico BEN            

BAR MITVA’: figlio del precetto. Espressione formata da BAR (figlio) e mitzwah (precetto). Con quest’espressione è intesa la cerimonia che secondo la tradizione, segna il raggiungimento dell’età a partire dalla quale l’adolescente diventa responsabile delle sue azioni. Infatti vien detto del ragazzo che compie la maturità religiosa (a tredici anni), assumendo diritti e doveri dell’adulto. Sta a indicare anche la cerimonia relativa, che si celebra in sinagoga, in cui il ragazzo per la prima volta davanti all’assemblea legge la Torah. A partire da quel giorno, il giovane che porta già sulla propria carne il segno dell’alleanza con Dio (Berith milah, la circoncisione), non dipende più da suo padre, ma diviene responsabile dei propri atti e se quindi commette peccato, si rende passibile di castigo. La cerimonia viene svolta il primo sabato dopo il compimento del tredicesimo anno di età del giovane. I famigliari s’incontrano nella sinagoga, e durante la cerimonia il giovane è invitato a leggere per la prima volta la Torah.

BAREKHU: benedite. Formula liturgica di benedizione che introduce le preghiere del mattino e della sera, e la lettura sinagogale della Torà. Barekhu et-Adonay ha-mevorakh “Benedite il Signore degno di benedizione”. Barekhu et-Adonay ha-mevorakh le-‘olam wa-‘ed  “Benedetto il Signore degno di benedizione per sempre e oltre”, è la risposta dell’assemblea.

BAT: figlia.

BAT MITVA’: figlia del precetto. Cerimonia in cui la giovane ebrea, che ha compiuto i dodici anni, acquisisce lo statuto di “donna” e ne assume gli obblighi di carattere culturale. È di recente istituzione e non è praticata in tutto il mondo ebraico

BEN: figlio. Prima che i cognomi divenissero di uso comune, un ebreo era conosciuto tramite il suo nome e il nome del padre, per esempio: Yochanan Ben Zakkay. Talvolta si utilizzava bar, che è l’equivalente aramaico, per esempio: Shimon Bar Kokhba.

Ricordate il celeberrimo Kolossal Ben Hur?

BERAKHA’: benedizione.  Plurale berakhot. .  

BERIT MILA’: patto della circoncisione. Si celebra nell’ottavo giorno dalla nascita di un figlio maschio e consiste nell’asportazione del prepuzio del neonato in memoria del patto stipulato tra Dio e il suo popolo (Genesi 17,11-12). In questa occasione viene imposto il nome. La cerimonia è prescritta anche per il convertito all’ebraismo.

La circoncisione di Gesù è richiamata nei Vangeli di Luca (2,21-23) e di Giovanni (7,22-23).  

CHANNUCCA’: dedicazione.  Festa delle luci, in memoria della riconsacrazione del tempio dopo la vittoria dei Maccabei sui Greci nel 164 a.e.v. e la riedificazione dell’altare profanato. Dura otto giorni, durante i quali si accendono progressivamente le otto luci della chanukkiyyà (candelabro)..

GEENNA: valle di Ennom. In ebraico Ghe Hinnom.  Stretta e profonda gola nella valle di Hinnom, sotto le mura dell’antica Gerusalemme, dove venivano gettati i cadaveri dei lapidati e le immondizie che bruciavano col fuoco perenne [in onore del dio Moloch- N.d.R.]. Simbolo di castighi e tormenti eterni.

GENTILE: straniero. Parola di origine latina [da: gens], per persone o nazione non romane. Sostituiva l’espressione (abbastanza dura di: pagani). Durante l’epoca pre-cristiana, questo termine era usato riferendosi a persone non ebree. Dopo il sorgere del cristianesimo, con questa espressione si intendevano non-ebrei e non-cristiani.

GOLEM.  Nella leggenda ebraica, nome attribuito all’essere creato magicamente  da ebrei religiosi.  Materia o massa senza forma. Nella tradizione successiva indica un essere di creta animato dal nome di Dio e creato per la difesa e il servizio degli ebrei del ghetto. Il più famoso, oggetto di molte opere letterarie, è quello attribuito a rabbi Loew di Praga nel XVI secolo.

GOY: il non ebreo, il gentile. Plurale goyim. Questo termine ebraico significa genericamente popolo, e nella Bibbia (Esodo 19,6) è applicato anche al popolo d’Israele. Più tardi, quest’espressione fu usata per indicare i popoli stranieri, coloro che non appartenevano alla nazione ebraica.

IMMA: mamma, madre.

ISH: uomo.

ISHA’: donna. Si noti la stessa radice di uomo. La donna, infatti, è stata creata da una costola di Adamo: uomo e donna sono “una cosa sola”.’

IVRI’: Termine largamente diffuso, prima dell’esilio babilonese, per indicare gli ebrei.

Deriva dal termine Ivrim che significa l’uno opposto, separato dai molti. Il vocabolo fu probabilmente derivato dal nome del patriarca Abramo, così chiamato perché abitò le terre oltre il fiume Eufrate. L’ebreo è perciò quello che sa ancora pensare rettamente con la sua testa e non si identifica e unifica con i meccanismi risaputi della comunità babelica e pagana, ma testimonia sempre, anche con la sua solitudine, isolamento e diversità, la verità di Dio sopra ogni altra cosa [3]

KADDISH (si veda QADDISH).

KASHER: adatto. Detto di ciò che è conforme alla kasherut, cioè alla norma biblica, contenuta principalmente nel libro del Levitico, e rabbinica sulla purità dei cibi permessi, sul modo di cucinarli e servirli. È relativa anche ai tessuti, ai libri sacri, utensili ecc. Per ciò che riguarda gli animali sono considerati puri i quadrupedi ruminanti dallo zoccolo biforcuto (ovini e bovini); i pesci dotati di pinne e squame; e i volatili non rapaci. In senso lato: in possesso dei requisiti richiesti secondo un dato standard, quindi qualificato, adatto ad inserirsi in un dato sistema.

KIPPUR: espiazione“. Vedi Yom Kippur.

KOL NIDRE: tutti i voti. Termine aramaico, in ebraico kol nedarim. Formula di annullamento dei voti cantata in apertura dello Yom Kippur.

LADINO. Una varietà dello spagnolo castigliano del XV secolo con molte parole ebraiche e arabe, parlato dagli ebrei espulsi dalla Spagna nel 1492 e tuttora usato soprattutto nei paesi del Mediterraneo orientale.

LE-CHAYYIM!: alla vita! Più comune le-chaim. È il brindisi che si pronuncia mentre si alza il bicchiere prima di bere del vino o un alcolico, l’equivalente di “Alla salute!”.

MAGHEN DAVID: Scudo o Stella di Davide. Questo esagramma o stella a sei punte, è formato da due triangoli equilateri, aventi lo stesso centro, ma che sono posti in direzioni opposte.  Durante il triste periodo del regime nazista la stella di Davide fu il segno di riconoscimento imposto agli ebrei. Appare sulla bandiera d’Israele, come anche su molti prodotti e simboli in relazione con la nazione d’Israele.

MARRANO: maiale, in spagnolo. È il termine spregiativo con cui i cattolici spagnoli del XVI secolo designavano gli ebrei convertiti forzatamente sotto l’Inquisizione e costretti al battesimo, ma che continuavano a praticare in segreto il loro ebraismo.

Spesso costoro fuggirono in altri paesi più tolleranti, come il Nord Africa, l’Italia, il Nord America, i Paesi Bassi, la Turchia.

MASHIACH: consacrato, unto. All’origine, nell’Antico Testamento, designava i re (gli “Unti dal Signore”) e i sacerdoti. In seguito il termine indicò il Messia in senso proprio, la cui apparizione sarebbe la diretta anticipazione del “mondo a venire”. La traduzione greca è Christòs, da cui Cristo, “colui che è unto”.

MEZUZA’. Piccolo astuccio metallico contenente un pezzo di  pergamena con passi biblici (Deuteronomio 6,4-9; 11,13-21) che, secondo l’applicazione letterale di Deuteronomio 6,9, è fissata allo stipite destro della porta di casa, come per consacrarla e indicare che è sotto la protezione di Dio. Con la parola Mezuzà si indicava lo stipite della porta. Ma poi col passare degli anni, l’espressione prese ad indicare solo la detta scatoletta.

MILA’:  vedi Berit Milà

MINIYAN. Secondo l’ebraismo ortodosso, numero minimo di dieci maschi ebrei circoncisi e maggiorenni (dai tredici anni d’età) perché un servizio in sinagoga abbia carattere comunitario e non di semplice studio e commento delle Scritture. L’eventuale presenza di donne non contribuisce al raggiungimento del minyan. Nell’ebraismo riformato o progressista è richiesta la presenza di almeno dieci persone (maschi o femmine non importa, anche il rabbino può essere maschio o femmina) ebree maggiorenni.

MIKWE’. Raccolta d’acqua naturale corrente contenente almeno quaranta sea (misura di volume in uso ai tempi della Mishna’). Il bagno rituale che ogni fidanzata ebrea deve fare prima del matrimonio, e che le donne religiose fanno al termine del periodo mestruale e dopo aver partorito. Il miqwè è prescritto in numerose altre occasioni, come il rito di conversione all’ebraismo, e coinvolge anche gli uomini. Miqwè indica anche il locale in cui si adempie al precetto. Chiamato usualmente bagno rituale in quanto l’immersione in esso di cose e persone conferisce la purità rituale.

Una vasca o una piscina ripiena di acqua attinta non costituisce un mikve. 

Anche la madre di Gesù, Maria, va a Gerusalemme per purificarsi dopo il parto (Vangelo di Luca 2,22).

MISHNA’: dal verbo ebraico che significa “recitare le lezioni”, “ripassare”. La Mishnà, che è il codice della tradizione orale, è divenuta una delle due parti del Talmud (la seconda, è la Ghemarà). La redazione finale della Mishnà risale alla fine del II secolo e.v. e comprende 63 trattati divisi in 6 ordini riguardanti la normativa cultuale, i rapporti sociali, il diritto civile e penale, il matrimonio ecc.

MITZWA’: comandamento. Plurale: mitzwot.  Precetto contenuto nella Torà, indica anche la buona azione. Sono 613 i precetti della Torà, di cui 248 precetti positivi, e 365 precetti negativi.

MOSHE’ RABENU: Mosè, nostro Maestro. Modo abituale di menzionare Mosè.

NAVI: profeta. Colui che parla a nome di un altro – veniva anche chiamato: uomo di Dio o veggente. Nella Bibbia questo incarico non è stato rivestito solo da uomini, infatti, nella storia biblica troviamo Mosè, Elia, Isaia, ma leggiamo anche di Debora, Huldà ed altre donne che furono rivestite di Spirito Santo. I profeti erano uomini e donne di Dio, che esprimevano il loro messaggio attraverso comunicazioni personali, predicazioni o azioni simboliche. Essi erano alla guida del popolo d’Israele, e spinti da Dio intervenivano in ogni questione morale, politica, religiosa, sociale o pubblica.

L’Islam distingue i Profeti in « inviati » (nabi) [si noti la similitudine con navi], che hanno predicato agli uomini il culto del Dio unico e li hanno esortati alla retta via, e in « messaggeri » (rasùl): “Ad alcuni profeti  abbiamo dato eccellenza sugli altri” (Cor.17,55) e li ha fatti portavoce di una nuova Rivelazione, come Mosè, Gesù e Muhammad [3]

NEFESH: anima. È l’anima più vicina al corpo e lo nutre e il corpo le è unito strettamente.

Quando una ebreo muore, ogni sera, per un intero anno, in Sinagoga l’Officiante ne richiama il nome, facendolo precedere da Ve Nefesh.

NU.  Intercalare yiddish, corrispondente circa al nostro “allora…”, “andiamo avanti…”.

Grande interprete e divulgatore dell’autoironia ebraica, e del mondo yiddish, è Moni Ovadia.

OY! Una delle interiezioni preferite degli ebrei originari dell’Europa dell’Est. Si contano non meno di trenta espressioni di sentimenti esprimibili con lo oy: tra cui la sorpresa, la paura, la tristezza, la gioia, l’euforia, il sollievo, l’incertezza ecc.

PARASHA’: sezione. È la porzione settimanale del testo della Torà letto in sinagoga durante la celebrazione dello shabbat. Se ne completa il ciclo in un anno.

Nel Vangelo di Luca 4,14-18 si legge che Gesù si recò di sabato a Nazaret, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere [la Parashà]. Gli fu presentato il libro del profeta Isaia ed egli, apertolo….

PESACH: passare oltre. Infatti, in inglese viene letteralmente chiamata Passover. Pronuncia yiddish Peysech.  Pasqua, la più amata fra le feste ebraiche, che commemora la liberazione di Israele dalla schiavitù in Egitto, il cui racconto si trova nel libro dell’Esodo. La ricorrenza prevede la consumazione di cibi non lievitati e la cena rituale del sèder.

POGROM: termine russo che significa “distruzione”. Indica le sollevazioni popolari, con massacri e saccheggi, compiute tra il 1881 e il 1921 nella Russia zarista contro gli ebrei; di qui il significato più generale di “persecuzione sanguinosa di una minoranza” che la parola ha poi assunto.

PURIM: sorti. La festa che commemora la liberazione degli ebrei di Persia dal complotto ordito contro di loro da Haman, il primo ministro del re Assuero di Persia, nel V secolo a.e.v. ed è narrata nel libro di Ester. È la festa più allegra del calendario ebraico, molto simile come spirito al carnevale cristiano.

QABALA’ (o CABBALA’): ricezione. Designa in particolare la tradizione mistica orale, e in seguito codificata in forma scritta, che, a partire dal secolo XII secolo e.v. sviluppa le tradizioni mistiche precedenti in un complesso sistema che sta anche alla base del chassidismo (corrente mistico-popolare nata nell’Europa orientale del XVIII sec. e.v.).

QADDISH (o KADDISH): in aramaico “santo”. È una preghiera che glorifica il nome di Dio, recitata alla fine dell’ufficio sinagogale. È la più solenne e una delle più antiche preghiere ebraiche, fonte del Padre Nostro. Si recita in occasione di funerali e anniversari.

QIDDUSH (o KIDDUSH): consacrazione. Benedizione sul vino recitata la sera del venerdì per l’inizio dello shabbat e in altre occasioni festive.

Anche Gesù recita questa benedizione (Vangelo di Luca 26,26-27).

RABBI: maestro, rabbino. Pronuncia ashkenazita: rebbe. Il capo spirituale di una comunità ebraica. Più noto con il termine Rabbino.

ROSH HA SHANA’. Capodanno ebraico, celebrato il primo giorno del mese di tishrì in Israele, i primi due nella diaspora. Festa di carattere penitenziale, è caratterizzata dal suono dello shofar.

SEDER: ordine. L’ordine delle cerimonie e delle azioni che si svolgono durante la cena pasquale (per estensione indica anche la cena stessa nel suo insieme) celebrata la prima sera di Pèsach in Israele, nella diaspora anche la seconda. E’ la cena particolare con la quale si dà inizio alle festività della “Pèssach”, la Pasqua ebraica. Scopo di tutti i riti del sèder è quello di mantenere vivo nel cuore degli ebrei l’Esodo dall’Egitto.

Nell’ebraico moderno, “be seder” ha il significato di: OK, va bene!

SEFARDITA: spagnolo.  Da Sefarad, “Spagna”. Designa gli ebrei spagnoli e portoghesi e i loro discendenti presenti in molti paesi della diaspora.

SHABBAT: sabato. In Yiddish, shobbos, shabbos, shabbes.. Giorno di riposo in memoria del settimo giorno della creazione, in cui Dio stesso si riposò. Inizia il venerdì sera appena prima del tramonto del sole e termina il sabato sera, con l’apparizione della prima stella nel cielo. Durante questo intervallo di tempo l’ebreo praticante deve abbandonare tutte le sue occupazioni abituali per non pensare che a Dio. Tra i divieti dello shabbat (la legislazione rabbinica ne indica 39) si contano la cucina, il lavoro manuale, i viaggi, la scrittura, la transazione di denaro, il trasporto di oggetti all’esterno ecc. Parte della celebrazione è il Qiddush, la benedizione recitata sul vino e sul pane, all’inizio dei primi due dei tre pranzi festivi del Shabbat.

SHALOM: pace. E’ il tipico saluto ebraico.

SHALOM ALECHEM: la pace su di voi. Saluto tradizionale ebraico. Nella pronuncia yiddish (Sholem Aleichem) è il nome d’arte di Shalom Rabinovitch (Perejaslav, Ucraina, 1859 – New York 1916), il più celebre autore in lingua yiddish.

Lo stesso saluto, in arabo, è: Salam (o assalam) alaikum [3].

SHALOM BAYT: pace della casa, pace domestica.

SHEMA’: ascolta. Shema‘ Yisra’el, Adonay elohenu, Adonay echad, sono le prime parole dell’espressione di fede ebraica formata da tre sezioni bibliche (Deuteronomio 6,4-9; 11,13-21; Numeri 15,37-41) e che inizia con le parole: “Shema‘ Yisra’el… Ascolta Israele. Il Signore Dio nostro, il Signore è uno”. Si recita due volte al giorno, mentre il primo versetto rappresenta l’ultima preghiera prima di addormentarsi e in punto di morte. Continua poi con le seguenti parole in Deutoronomio 6,4: “…il Signore è il nostro Dio, il Signore è l’Unico…” Questo verso, insieme ad altri in (Deutoronomio 6:5-9), sono diventati la preghiera per eccellenza del popolo ebraico, attraverso la quale viene messa in rilievo l’esortazione di dedicarsi a Dio e di consacrare a Lui la vita quotidiana. Un popolo di sacerdoti… 

SHOA’: catastrofe. Termine di origine biblica che indica annientamento, una catastrofe improvvisa, individuale o collettiva, causata dall’ira di Dio o dalla ferocia di un nemico. Con esso si designa oggi la persecuzione e lo sterminio degli ebrei scatenata in Europa soprattutto dai nazisti di Hitler dalla fine degli anni Trenta e per tutto il periodo della seconda guerra mondiale, e culminata con l’annientamento di circa sei milioni di persone nei numerosi campi di sterminio situati principalmente in Germania e in Polonia. Nel mondo di lingua inglese si utilizza di preferenza il termine Holocaust.

SHOCHET. Macellaio rituale, che esegue la macellazione degli animali secondo le norme della shechità, che consistono essenzialmente nell’evitare la sofferenza all’animale [l’ebraismo è molto attento a far soffrire il meno possibile gli animali] e nel dissanguarlo completamente.

Da qui si evince, se ancora ve ne fosse bisogno (si vedano i miei lavori), l'”orrore” che ha l’Ebreo nell’utilizzazione del sangue.    

SHOFAR. Corno di montone o stambecco. Secondo la tradizione il suono dello shofar ricorda il sacrificio di Abramo (chiamato da Dio a immolare il figlio Isacco, sostituito all’ultimo istante da un ariete – Genesi 22,1-18) e annuncerà l’arrivo del Messia. Usato in alcune festività religiose (Rosh Ha-Shanà, Kippur) viene oggi impiegato in Israele anche per avvenimenti particolarmente solenni della vita civile.

SHTETL. Termine yiddish. Diminutivo dal tedesco stadt, “città”. Cittadina, villaggio, specificamente delle comunità ebraiche dell’Europa orientale.

SIDDUR: ordine. Come seder.: Nel mondo di tradizione ashkenazita è il libro di preghiere che contiene la liturgia quotidiana e quella dello shabbat. Nel mondo sefardita tale formulario è detto tefillàh..

Nella cultura ebraica lo studio e l’apprendimento sono fra le cose più preziose di una vita che abbia veramente senso.

SIMCHA’ TORAH: gioia della Torà.  Festa a conclusione del ciclo annuale di lettura della Torà.. Durante la celebrazione in sinagoga i fedeli portano in processione i rotoli della Torà girando sette volte intorno al podio dove si legge la Toràh.

SUKKA’: capanna.

SUKKOT: capanne. Festa che segue di cinque giorni lo Yom Kippur, dura dal 15 al 22 di tishrì, e si conclude con Simchat Torà. È prescritta la costruzione all’aperto di una capanna di frasche in cui consumare i pasti e pregare in memoria della permanenza del popolo di Israele nel deserto durante l’esodo dall’Egitto. Festa originariamente agricola, per la vendemmia e la raccolta dei frutti.

TALLID. Pronuncia italiana, talled. Manto bianco spesso orlato di strisce nere o blu e con le frange rituali ai quattro angoli secondo il dettato di Numeri 15,37-41, indossato dagli uomini durante la preghiera del mattino. Gli osservanti ne portano costantemente uno più piccolo (tallit qatan) sotto gli abiti. 

Secondo quanto emerge dalla lettura dei Vangeli, Gesù portava sotto gli abiti proprio questo talled. In vari punti degli stessi Testi Sacri emerge che, specialmente i malati in cerca di un miracolo da parte di Gesù, cercavano di toccare queste frange: gli “tzitziot” che pendevano dal talled che egli indossava.                          

TALMUD: studio. Raccoglie l’insieme delle discussioni rabbiniche risalenti al periodo tra il IV e il VI secolo e.v. Ne esistono due redazioni: una più ampia e autorevole, Babilonese (che raccoglie oltre a materiale giuridico e normativo, anche leggende, vite di maestri, preghiere, detti, midrash ecc.); e una più breve, Palestinese o di Gerusalemme.

TAREF. Indica tutto ciò che non è kasher.

TEFILLAH. Vedi siddur. Nella tefillàh (preghiera) gli ebrei (e non solo loro) si rivolgono a Dio, comunicano con Lui parlando ad alta voce, comunicandogli i bisogni le gioie ed i dolori. Nella cultura religiosa ebraica ci sono dei momenti particolari della giornata, nei quali il popolo deve rivolgersi a Dio in preghiera: la mattina, il pomeriggio e la sera.

TESHUVA’: pentimento e ritorno a D-o. Costituisce il tema principale del libro di Giona e quello del digiuno di Kippùr (il giorno dell’espiazione). La parola è generalmente tradotta « pentimento », ma « ritorno » è preferibile, dipingendo l’anima che torna indietro al D-o accogliente dal quale aveva deviato.

Questo specifico termine era molto usato (e caro) a Papa Giovanni Paolo II, cui vi faceva ricorso tutte le volte che intendeva sottolineare il perdono che doveva essere richiesto per le colpe perpetrate nei confronti degli Ebrei.

TISHA’ BE AV: nove di av. Giorno di digiuno in commemorazione delle distruzioni del primo e del secondo tempio di Gerusalemme, avvenute l’una nel 587-586 a.e.v. e l’altra nel 70 e.v., Esso ricorre nel nono giorno del mese di AV. Questo è un giorno di particolare digiuno. Si comincia a digiunare già al tramonto dell’otto di Av (la vigilia), e nella sinagoga viene letto il testo del libro delle “Lamentazioni”. Questo particolare evento viene ricordato regolarmente dagli ebrei. Durante gli ultimi decenni gli ebrei si recano a pregare presso il muro del pianto.

TORAH: insegnamento, legge. È la legge data da Dio a Mosè sul monte Sinai. La Torà scritta consiste nei primi cinque libri della Bibbia (Pentateuco): Bereshìt (in principio) Genesi; Shemòt lett. Nomi Esodo; Vayikrà e [D-o] chiamò Levitico; Bemidbar lett. nel deserto Numeri; Debarim lett. parole Deuteronomio.

La Torà orale è la tradizione dei maestri raccolta nelle opere della letteratura rabbinica e mai conclusa.

TZITZIT. Plurale: tzitziot. Fiocco o frangia che, secondo il comando di Numeri 15,37-41, si porta attaccato ai quattro angoli del tallit o a uno scapolare (tallit qatan). Queste lunghe frange sono fatte con la seta, con il lino o la lana se il Tallit è di lino o di lana. Sono quattro fili doppi e annodati, uno è azzurro o viola; ricordano le quattro lettere del Nome Santo di Dio, il sacro tetragramma [troppo sacro per essere pronunciato. NdR] .

YIDDISCH. Lingua parlata dalla maggioranza degli ebrei ashkenaziti (di origine tedesca). Nel suo stadio più antico è una varietà del Mittelhochdeutsch [alto tedesco del Centro Europa. Cioè “buon tedesco”, sia scritto sia parlato. NdR], con elementi lessicali ebraici, slavi e neolatini e viene scritto in caratteri ebraici [caratteristica più unica che rara nella scrittura delle lingue. NdR].

YOM KIPPUR: giorno dell’espiazione. Giorno di digiuno e di preghiera per la espiazione e il perdono delle colpe, celebrato il 10 del mese di tishrì. In questa sola occasione il sommo sacerdote nel tempio pronunciava il nome di Dio all’interno del Santo dei santi. Attualmente in sinagoga la celebrazione prevede una solenne confessione dei peccati e il suono dello shofar.

 

Bibliografia

[1] G. Korn- Ebraismo: i valori, l’universalismo, la sua divulgazione- (nel Blog)

[2] C. Augias, M. Pesce – Inchiesta su Gesù – Mondatori

[3] G. Korn- Gli Ebrei alla luce del Corano – (nel Blog)

Sarò grato a chiunque vorrà aggiungere qualche voce a questo “Glossario”, ritenendo che ciò possa essere utile per una migliore comprensione del mondo ebraico da parte di “non Ebrei”.

Roma, 31.05.2008

Annunci




PERSONA “UMANA”

27 05 2008

Da tempo mi sto chiedendo come mai tante personalità politiche, religiose, “letterati”, addirittura il Papa, spesso e volentieri insistono nel citare la persona “umana” (e, più volte, anche a scriverlo).

 

Esiste l’essere animale e l’essere umano, ma non la “persona animale” (anche se, per la verità, su questo ci sarebbe qualcosa da dire!).

 

Corrado Augias, al quale ebbi modo di palesare questa mia perplessità, mi rispose gentilmente: “Ha ragione, è una ridondanza pleonastica”.

 

Ora, “ridondanza” è l’atto del traboccare, del sovrabbondare. “Pleonastico” è sinonimo di abbondante, eccessivo. Non sono, allora, fuori luogo addirittura due “eccessi”?

 
Perché mi permetto di sottolineare questo aspetto, a prima vista trascurabile?
Per la ragione che, a mio modo di vedere, esso riflette, pur nel suo piccolo, la propensione di molti ad andar “dove porta la corrente”, senza riflettere, in modo acritico.

 

I modi di dire, le ripetizioni continue di frasi fatte, tolgono spesso il carattere di soggettività al proprio argomentare e pensare. Se poi le stesse sono addirittura imprecise, si può rischiare un parziale intorpidimento della mente.

 

Una lettrice, in proposito,  ha rilevato quanto segue.
      

Mi pare che “persona umana” sia concettualmente sovrapponibile a “persona fisica”, concetto che ha un significato preciso in contrapposizione alla cosiddetta “persona giuridica”, che è il soggetto idoneo a divenire titolare di diritti e obblighi o più in generale di situazioni giuridiche soggettive.

Poichè i riferimenti alla “persona umana” sono invece spesso usati nei confronti dell’embrione o del feto (che giuridicamente non è “persona fisica” bensì appunto soggetto incapace di agire, ma titolare di diritti), mi pare evidente che l’uso del termine, in tutta la sua ridondanza, è funzionale allo scopo di caricare di emotività le affermazioni dei citati personaggi.
Questa è la mia opinione.

 

 

Rispetto, ovviamente, questa opinione, ma non la condivido.

 

Ciò, in quanto ritengo che si tratti di due concetti dissimili. Infatti, le mie considerazioni attengono alla correttezza di linguaggio, sia scritto sia parlato. Nulla hanno a che vedere sul come l’individuo venga valutato in ambito giuridico.

 

Inoltre, l’aggettivo umano (che qualifica l’individuo) non è affatto sinonimo di fisico.  

 

 

 





PREGIUDIZI ANTIEBRAICI

4 05 2008

DA SFATARE

  • Il “deicidio”
  • La Diaspora ebraica
  • “Un” Dio solo giusto?
  • Omicidi rituali
  • Solo calunnie!

 

Al titolo del lavoro ho aggiunto “da sfatare”. Perché?

Per il fatto che tutti i pregiudizi anti-ebraici poggiano esclusivamente su degli autentici “miti”, non su argomentazioni oggettive. Si legga in proposito il libro di Jules Isaac [1].

Con questo lavoro intendo dimostrare la loro totale infondatezza.

Quali sono questi pregiudizi che hanno alimentato, e continuano a rinfocolarlo, l’antisemitismo più feroce?

Intendo trattare solo quelli che hanno fomentato nel modo più cruento l’odio antiebraico. Le accuse di:

  • “deicidio”, innanzitutto [2];
  • maledizione divina (conseguente ad essa) che peserebbe indistintamente su tutti gli Ebrei, solo in quanto tali, per l’eternità;
  • complottare sempre per il “dominio” del mondo (si veda il falso de I Protocolli dei Savi di Sion);
  • dubbia “fedeltà” alla Nazione di appartenenza (si veda l’Affare Dreyfus);
  • omicidio rituale (!);di essere “tutti” Marxisti (accusa rivolta da “quelli di destra”);
  • di essere tutti degli sporchi “capitalisti” (accusa rivolta da “quelli di sinistra“).

Intendo fermarmi qua, anche perché basta ed avanza.

E’ inverosimile constatare come da queste accuse scaturiscano anche “concetti radicati”, nonchè autentiche sciocchezze, che spesso vengono accettati dagli stessi ebrei. 

Un esempio per tutti? Il credere che la “diaspora ebraica” abbia inizio dal 70 d.C. con la distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte di Tito. Sarebbe, se così fosse, sostenibile la “maledizione divina”.

 

IL DEICIDIO

Ho sempre assimilato questa “accusa infamante” ad un vaso di Pandora che, aperto, ha dato l’avvio a “tutti” gli “anti-semitismi” di ieri e di oggi.

Per quanto riguarda l’analisi completa di questa tematica, rimando gli interessati ad un mio precedente lavoro [1].

Riassumo brevemente quali sono, a mio parere, le motivazioni che rendono questo saggio  “differente” dagli altri (senz’altro più autorevoli) che lo hanno preceduto. Innanzitutto, il fatto che il mio studio si è incentrato esclusivamente sul contenuto dei  quattro Vangeli canonici. In secondo luogo, perché ho inteso ampliare l’analisi relativa all’uccisione di Gesù, fatta solitamente solo sotto i punti di vista storico e giuridico. L’ho integrata analizzando l’infondatezza dell’accusa, addebitata al popolo ebraico, anche sotto l’aspetto teologico.Ciò detto, riporto unicamente le conclusioni a cui sono giunto con il mio articolato e documentato studio. In definitiva, circa l’uccisione di Gesù sotto il punto di vista storico, vale a dire  principalmente sulla base di quanto riportato dai Vangeli, risulta quanto segue.- Il Sinedrio ha incolpato Gesù e lo ha consegnato a Pilato per il processo.

– Il Sinedrio non rappresentava il popolo, non venendo da esso  eletto.

– Non tutti i componenti del Sinedrio erano concordi nell’accusare Gesù.

– Gli ebrei di Gerusalemme erano solo una parte di quelli viventi in Palestina.

– Non tutti gli ebrei di Gerusalemme erano ostili a Gesù.

– Gli ebrei viventi in Palestina erano una minoranza rispetto a quelli già allora sparsi per il mondo.

– Il Sinedrio, nella sostanza, ha svolto, nel “processo a Gesù” la funzione di Pubblico Ministero, cioè dell’accusa. Mancava del tutto la Difesa.

– E’ Ponzio Pilato, il Giudice, che ha emesso la sentenza di morte.

– Sono i soldati romani che hanno “preparato” e poi materialmente “crocifisso” Gesù.

Si può ancora sostenere che siano stati gli ebrei (di allora) ad uccidere Gesù?

Quando il cristiano giungerà a cogliere nella sua essenza questi concetti, egli inequivocabilmente si accorgerà di non dover addebitare alcunché agli Ebrei, né oggettivamente (a tutto il Popolo indistintamente), né soggettivamente (a coloro che hanno partecipato alla “richiesta di condanna” di Gesù, ma non l’hanno ucciso).

 

 

LA DIASPORA EBRAICA

Una delle “credenze” più radicate nell’immaginario collettivo cristiano (e non solo) è quella che fa coincidere l’inizio della “Diaspora [dal greco: disseminare qua e là] ebraica” con la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C., come conseguenza della  “maledizione divina” che sarebbe ricaduta (in eterno) sull’intero Popolo ebraico per la crocifissione di Gesù.  

E’ il caso di sfatare questo mito teologico, fatto proprio dai più illustri rappresentanti della cristianità,  il quale ha finito inevitabilmente per essere accettato come verità assoluta, un dogma senza verifica alcuna. 

Eppure questa tesi non è avvalorata né da resoconti storici (come potrebbe esserlo?) né da quanto riportato dagli stessi Vangeli.

Essa è, peraltro,  facilmente confutabile perché si basa su alcune imprecisioni.

Innanzitutto la diaspora ebraica  è iniziata molto prima della nascita di Gesù: almeno un millennio antecedentemente a tale evento. Per rendersene conto, è sufficiente documentarsi seriamente, obiettivamente, senza pregiudizi.

Ma, scusate, non ci richiama nulla l’“esilio babilonese” ?

Nabucodonosor (604-562 a.C.), re della Siria, nel 586 a.C. conquistò Gerusalemme e ne distrusse il Tempio. Non solo: deportò tutti i suoi abitanti a Babilonia, in Mesopotamia. E’ a questo avvenimento che si deve far risalire l’inizio dell’esilio del popolo ebraico in tutto il mondo.

E siamo nel sesto secolo prima della nascita di Cristo!

Ad avvalorare quanto detto, riporto testualmente ciò che ha scritto in proposito lo scrittore Sergio Noja [2]:

 ..erano nate le sinagoghe  in svariati punti della Palestina e perfino in tutta l’estesa diaspora che vi era già stata (non vi è errore peggiore di considerare gli ebrei cacciati dai Romani, perché essi se n’erano già andati per conto proprio emigrando a getto continuo, ed è per questo che sono sopravvissuti). Il grassetto è mio.

Ogni invasione e conquista della Palestina,  o di una parte di essa, diedero sempre seguito a deportazioni più o meno massicce nei paesi dei vincitori. Gli Ebrei venivano venduti come schiavi, e si formarono così colonie di una Diaspora che, fin dall’antichità, si è espansa a vista d’occhio.

In secondo luogo, essendo gli Ebrei reputati buoni soldati e servitori leali,  molti furono i conquistatori che ne trasferirono a migliaia in qualità di sudditi in vari luoghi del loro impero. Così si comportarono i Lagidi, i Seleucidi, Antioco III il Grande, ecc.

A conferma dell’esistenza della colonia di Elefantina, furono ritrovati papiri scritti in aramaico del V secolo a.C., ma che risalgono al VI e VII secolo a.C. Ebbene, Elefantina è un’isola del Nilo di fronte ad Assuan, ben lontana dalla Palestina.

In più parti si citano i Liberti, che altro non furono se non Ebrei condotti in schiavitù a Roma da Pompeo nel 63 a.C.

Quindi già ai tempi di Gesù gli Ebrei di Palestina erano una minoranza se rapportati al numero di correligionari al di fuori di essa. Gli storici non sono tutti concordi solo per quanto concerne in modo preciso l’entità numerica da attribuire agli uni e agli altri [3] [4].

Nel libro di Lebrenon Zeiler [5] si afferma che, al tempo di Gesù vi era “non più di un milione di ebrei in Palestina, e quattro o cinque volte di più nelle province dell’impero“.

Per convincere il Cristiano, che considera il Nuovo Testamento come unica fonte di testimonianza per quel periodo storico, dell’inesattezza che la diaspora ebraica sia iniziata con la distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte dei Romani, prenderemo a riferimento anche quanto si può dedurre in proposito leggendo gli Atti degli Apostoli.

Negli stessi, vengono fatti riferimenti agli Ellenisti, i quali altro non erano se non Ebrei  nati fuori della Palestina in paesi pagani dove si parlava la lingua ellenica, cioè greca. (Atti 6,1). I Liberti, i Cirenei (Ebrei dell’Africa settentrionale) gli Alessandrini, gli Ebrei di Cilicia e della provincia di Asia (Atti 6,9), costituivano colonie ebraiche prima della nascita di Gesù. San Paolo durante le sue missioni apostoliche antecedenti il 70 d.C., si rivolge agli Ebrei di Antiochia in Turchia (Atti 13,14 / 6,36 / 11,20 / 21,16 / 6,5) . Negli Atti si può leggere che esisteva addirittura una Sinagoga a Tessalonica, l’antica Salonicco (At 17,1) e a Corinto (At 18,1-4).

E’ inconfutabile quindi che già prima della nascita di Cristo la Diaspora ebraica fosse un fatto compiuto.

Con ciò, tuttavia, non si intende affermare che essa ebbe a cessare o a vederne diminuire l’intensità dopo l’avvento dell’era volgare. Con quanto fin qui argomentato, si è voluto solo documentare l’infondatezza che la dispersione degli ebrei sia presa a pretesto come causa della maledizione divina che peserebbe su di loro.

Tutto questo non rappresenta in alcun modo una verità storica, nè corrisponde a quanto riportato nelle stesse Sacre Scritture.

L’amore per la verità, che per il Cristiano dovrebbe essere la ragione stessa del suo Credo, (Io sono Verità e vita. Disse Gesù), reclama la correzione degli errori, particolarmente se commessi in evidente mala fede. Quindi, il rispetto per la giustizia perentoriamente esige che sia prima condannato, e quindi soppresso l’insegnamento che fa coincidere con il 70 d.C. l’inizio della Diaspora ebraica, imputandone la causa ad un’inumana quanto inconcepibile (e, soprattutto, indimostrabile) maledizione divina.

La nascita di tale “asserzione teologica”  scaturisce soprattutto da una frase riportata nel  Vangelo di Matteo: e solo da questa, su quattro  Sacre Scritture.

Vi si legge che durante la passione di Gesù la folla esclamava “Il sangue suo cada su di noi e sui nostri figli [Mt 27,25]”. E’ questa la frase che è stata presa a pretesto  per essere interpretata come un “automaledizione” fatta dagli ebrei di allora anche nei confronti delle generazioni a venire. Il vero significato storico della frase citata è, però, altro: lo si può dedurre da una più attenta lettura dei Vangeli [6].

A prescindere da ciò, vale la pena di fare una considerazione. 

O la folla voleva Gesù morto (e allora perché automaledirsi?) o, come invece risulta proprio dalla lettura di “tutti” e quattro i Vangeli,  non ne condivideva la  uccisione (e allora, nuovamente, perché maledire se stessi?).

Peraltro, il voler far ricadere la colpa dei padri sui figli era allora, come lo è ancora oggi, contraria alla morale ebraica.

  • “..perchè io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso che punisco l’iniquità dei padri sopra i figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che Mi odiano, ma che faccio uso della grazia fino alla millesima generazione per quelli che Mi amano e osservano i miei comandamenti (Es 20,5-6 / Deut 5,9-10).
  • “Non siano fatti morire i padri per i figli e i figli non siano fatti morire per i padri: un uomo sia fatto morire per la sua propria colpa” (Deut. 24,16-17).
  • In Ezechiele 18,4 così parla l’Eterno “Ecco, tutte le persone mi appartengono: mi appartengono sia la persona del padre che quella del figlio. La persona che pecca, proprio essa morrà”.

Appare pertanto del tutto evidente l’incongruità di una (presunta) maledizione per le (eventuali) colpe dei padri sulle generazioni future.

Ai tempi di Gesù (e la folla che pronunciò le parole in argomento,  viveva proprio allora) questa Legge divina vigeva da oltre mezzo millennio.

Quindi, a parte l’inesatta interpretazione della frase incriminata, l’assurdità della “automaledizione” non trova riscontro neppure nei precetti impartiti da Dio, anzi, li viola. Poiché la religione Cattolica fa suo anche l’Antico Testamento, pure i cristiani non possono smentire le parole di Dio (Padre, per il Cattolico). Si ricorderà che Gesù stesso diceva “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge  o i Profeti” (Mt  5,17).

A conclusione di questa sintesi tesa a verificare come il significato da dare al versetto citato da Matteo non sia assolutamente quello di un’automaledizione, riportiamo un’osservazione del compianto Padre Mariano, attinta dal suo scritto intitolato, appunto, “Il sangue di lui” [7].

Dal 1957 al 1972, questo simpatico Religioso curò alcune rubriche televisive molto seguite. Per questo, fu soprannominato “Il frate della TV“. Si presentava sempre con un viso sorridente augurando a tutti “Pace e bene”.

In questo saggio si legge, tra l’altro:

Si dovrebbe, per affermarlo [che Israele è un popolo maledetto da Dio] giungere all’assurdo teologico di opporsi al volere stesso di Gesù, il quale ha comandato ai suoi seguaci di perdonare ai nemici, ed esige tale perdono come condizione “sine qua non” per ottenere il perdono dei  propri peccati”.

Ciò sta a significare che, se il cattolico non perdona, non sarà neanche lui perdonato da  Gesù. Non è qui il caso di approfondire quanto il concetto di “perdono” sia insito nella essenza stessa della religione cattolica. Basterà, in proposito, tenere in debito conto il fatto che, dopo delitti effettuati anche con inumana efferatezza, gli intervistatori chiedono, rivolgendosi ai familiari della vittima, in primo luogo: “Lei lo (li) perdona?”  

In Matteo 6,14-15 si legge: “Se voi infatti perdonerete  agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche voi; se invece non le perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe”.

Così continua il ragionamento di Padre Mariano. “Egli (Gesù) stesso per primo avrebbe calpestato il proprio comandamento“. Queste sono parole degne di un vero Cristiano, il quale credendo fermamente nella propria fede, è consapevole che la Verità non può intaccarne l’essenza, ma solo esaltarne il significato.

 

Bibliografia

[1] G. Korn – Il “deicidio” smentito dagli stessi Vangeli – Morashà- Internet  
[2] S. Noja- L’Islam e il suo Corano- Mondatori, 1889
[3] G. Messadiè- Storia dell’antisemitismo- Piemme, 2002
[4] S. Jona  -Gli Ebrei non hanno ucciso Gesù – S. Olschki, 1963
[5] L. Zeiler-Storia della Chiesa- Lice, Torino
[6] La Bibbia Concordata- Mondatori, 1968
[7] Padre Mariano- Il sangue di lui- Roma, 1960

 

“UN” DIO SOLO GIUSTO? 

Il Dio d’Israele è solo un Dio Giusto: la Bontà è arrivata con Cristo!

Mi chiedo: ma Dio non è Uno, e Uno solo? Allora che significato riveste il “Dio d’Israele”?

Se ognuno pensa di avere un proprio “dio”, si parli allora apertamente di “politeismo” (senza assolutamente alcuna offesa per nessuno. Ognuno è padrone di “credere” in ciò che vuole e “sente”).

Dalla premessa iniziale deriva che l’Amore di Dio era (è) del tutto “assente” nell’Antico Testamento.

Niente di più falso! Eccone le motivazioni.

Per iniziare, stralciamo alcuni passi dal testo di Padre Domenico Cancian (non di un Ebreo, quindi) “L’amore misericordioso nel Vecchio Testamento” [1].

 In Geremia (31,3) si legge “Ti ho amato di amore eterno per questo ti conservo ancora pietà”

Da Isaia (54,10): “Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace: dice il Signore che ti usa misericordia

In Esodo (34,6) si può leggere che il Signore passò davanti a Mosè, il quale esclamò “Signore, Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e  fedeltà, che conserva la grazia fino alla millesima generazione…”.

Soprattutto nel libro dei Salmi troviamo preghiere, lodi, e accorate invocazioni all’Amore misericordioso di Dio.

Eccone due.

La mia bontà è grande fino ai cieli e la tua fedeltà fino alle nubi (Sal 57,11).

Lodate il Signore, popoli tutti, voi tutte nazioni [non solo Israele, quindi]  dategli gloria: perché forte è il suo  amore per noi e la fedeltà del Signore dura in eterno (Sal 117)

Si noti come, nell’Antico Testamento, si faccia riferimento a tutti i popoli, e non solo a quello d’Israele.

Nella Enciclica “Deus Caritas Est” [2] Papa Benedetto XVI dice esplicitamente

L’unico Dio in cui Israele crede, invece, ama personalmente. Il suo amore, inoltre, è un amore elettivo: tra tutti i popoli Egli sceglie Israele e lo ama, con lo scopo però di guarire, proprio in tal modo tutta l’umanità“. Ed ancora “Tale storia di amore di Dio con Israele consiste, in profondità, nel fatto che Egli dona la Torah , apre cioè gli occhi a Israele sulla vera natura dell’uomo e gli indica la strada del vero umanesimo. Tale storia consiste nel fatto che l’uomo, vivendo nella fedeltà all’unico Dio, sperimenta se stesso come colui che è amato da Dio e scopre la gioia nella verità, nella giustizia”.

Si può pertanto vedere come la convinzione in base alla quale  l’Amore di Dio si sia palesato all’uomo solo con la venuta di Gesù sia priva di fondamento. Ciò anche in considerazione del fatto che non è concepibile che il Signore possa essere in un primo tempo solo “Giusto” e in un secondo tempo anche “Amorevole”. Questa interpretazione appare fondamentalmente errata proprio sulla base di quanto riportato sia nell’Antico Testamento [3] [4][5] sia negli stessi Vangeli.

L’11 settembre 1987, parlando a Miami e rivolgendosi agli ebrei degli USA, Papa Giovanni Paolo II precisava  che “Dio ha scelto Abramo, Isacco e Giacobbe e con loro ha stretto un’alleanza di amore eterno, che non è mai stata revocata” (Gen 27,12).  

Gesù, rivolgendosi ai Farisei, così li ammoniva “Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima della menta….e trasgredite la giustizia e l’amore di Dio (Luca 11,42)”. Da rilevare che non al Suo amore si riferiva Gesù, bensì specificatamente a quello del Padre.

Ed ancora “Perché mi interroghi intorno al buono? Uno solo è il buono [Dio]“.

Ed è sempre Gesù che dice “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono se non uno solo, Dio” (Marco 10,18). Questa frase è del tutto analoga a quella riportata nel Vangelo di Matteo (19,17).

Diceva Gesù “Se poi vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti (di Dio)”.  Gli domandarono “Quali?” Egli rispose “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, onora il padre e la madre, ama il prossimo tuo come te stesso” (Mt 19,19). Anche da queste parole pronunciate da Cristo appare più che evidente che Bontà e Giustizia sono sempre state entrambe attributi inscindibili  dell’Unico Signore, il quale, proprio in virtù della Sua infallibilità, li può mirabilmente conciliare.

Ecco dunque: l’amore come giustizia, non osservando la quale ci si pone al di fuori della Legge divina, fondamento della vita individuale e sociale.

Solo per l’uomo, essere imperfetto per antonomasia, è impossibile manifestare bontà e giustizia in eguale misura.

Alcune personali riflessioni a margine.

Il vero Cristiano dovrebbe anche meditare due volte prima di giudicare un suo simile. “Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra“, ammoniva Gesù (Gv 8,7). Dovrebbe, in più, possedere il dono di saper perdonare (essendo questo uno dei cardini della religione cristiana), e chiedere lui stesso perdono.

Gesù esortava in tal modo:

Non giudicate, e non sarete giudicati; non condannate, e non sarete condannati; perdonate, e sarete perdonati” (Luca 6,37).

Se voi, infatti, perdonerete agli uomini le loro colpe, le rimetterà anche a voi il Padre vostro celeste” (Mt 6,15).

Questo Padre celeste non è anche il Dio Buono “degli Ebrei”?

 E qual è il significato che si dovrebbe dare all’esortazione fatta da Gesù  “A chi ti schiaffeggia nella guancia destra, porgi anche l’altra” (Mt 5,39)?

Se si dovesse riflettere sulle azioni, direttamente o indirettamente effettuate da alcuni  rappresentanti del cristianesimo per circa duemila anni, parrebbe pertinente porsi la domanda “Ma è mai possibile che debbano essere sempre gli altri a dover porgere entrambe le guance?”.

Può anche apparire giustificabile che Caino sia adeguatamente tutelato nell’essere giudicato per il  delitto commesso.  Ma sembra corretto che sia sempre Abele a dover subire?

Se osserviamo come funziona la Giustizia (quella che dovrebbe corrispondere alla G maiuscola) ci rendiamo conto, purtroppo, che la vita umana [sacra!] non ha lacun valore.

Quale pena sconta un ubriaco (o chi altro) che, in quanto tale, uccide persone innocenti?

E’ questo l’esempio di Giustizia che si intende trasmettere ai giovani?

Non c’è forse “qualcosa che non quadra”?

E’ giusto tutelare maggiormente i diritti dei carnefici rispetto a quelli delle loro vittime?

A tal proposito è interessante osservare come in Levitico (cap XIX) vengono rivolti i seguenti inviti.

  • Non commettere ingiustizia nel giudicare, non favorirai il piccolo perché piccolo, né compiacerai al grande perché grande; giudicherai il tuo prossimo [si veda il mio EBRAISMO] con equità.
  • Non te ne starai inattivo quando vedrai che la vita del tuo prossimo è in pericolo.

Quanto c’è da riflettere su queste esortazioni!

Gesù stesso insegnava che:

Secondo il giudizio con il quale giudicate, sarete giudicati; e con la misura con la quale misurate, sarà  misurato a voi. Perché osservi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, mentre non consideri la trave che è nel tuo occhio? (Matteo 7,2-3).

Non ritengo sia necessario aggiungere altro.

Termino, allora, evidenziando che, personalmente, non credo si possa valutare il grado di “bontà” caratterizzante una religione in base al numero di volte che questa parola viene citata nel suo Credo. Neppure significativi, in tal senso, sono i richiami, le esortazioni che detta  religione fa per “sollecitare” i fedeli alla bontà. La “sostanza” (non la forma, dunque) della stessa non può scaturire da “slogan” o similari, ma solo da opere ed azioni, le uniche che sono in grado di esprimere il vero significato e di dare contenuto ad un vocabolo così pregnante: bontà.

Non il “predicare bene e razzolare male” dunque, ma fare  il bene è ciò che solo dovrebbe veramente contare.

Bibliografia

[1] D. Cancian- L’Amore misericordioso nel Vecchio Testamento (Internet)
[2] Benedetto XVI- Enciclica “Deus Caritas Est”- 25.12.2005
[3] S. Jona  -Gli Ebrei non hanno ucciso Gesù – S. Olschki, 1963
[4] S. Jona- L’amore nel Vecchio Testamento- Scuola tipografica Artigianelli-Genova
[5]  La Bibbia Concordata- Mondatori, 1968

 

 OMICIDI RITUALI

Tra i troppi pregiudizi antiebraici che si possono ascrivere al filone della matrice religiosa, è certamente da annoverare quello che va sotto il nome di omicidi rituali.

L’ “esaltata acrimonia” nei confronti degli ebrei come persone (prima ancora che come appartenenti alla religione ebraica)  fu, infatti, continuamente rinfocolata al fine di dare adeguato sfogo all’odio antiebraico di cui erano già profondamente impregnate le genti cristiane.

Gli Ebrei venivano coperti di abbiette calunnie solo al fine di poter avere un pretesto per assalirli e saccheggiare i loro beni.

A tutte le accuse vecchie, si aggiunsero quelle nuove. Ad esempio, in un batter d’occhio fu sparsa la diceria che gli ebrei avvelenerebbero i pozzi per procurare pestilenze.

Ma la più terribile e causa di immani eccidi e pogroms (voce russa: distruzione), fu quella passata alla storia con il nome di “omicidio rituale”. Un’accusa antigiudaica priva di fondamento: un vero “mito”.

Questa infamante accusa poggiava su un “rilevante” (!) numero di prove da cui risultava che gli ebrei uccidevano dei ragazzi cristiani per scimmiottare la crocifissione. In tal modo essi acquisivano sangue “cristiano” per berlo o mischiarlo con qualunque tipo di alimento. In questo modo si riproponeva l’accusa agli ebrei di aver ucciso Gesù Cristo e, come se ciò non bastasse, di berne il sangue e mangiarne il corpo.

Orrendo l’abisso in cui può sprofondare la mente umana!

L’assurdità di questa “crudele invenzione” oltre che nell’essenza, è anche insita nel fatto che la Bibbia ebraica e il Talmud manifestano “orrore” (si, è proprio questo il termine giusto) per la contaminazione dei cibi (qualunque alimento) con il “sangue”. Anche nel Levitico (19,25-26) si può leggere “Io sono  il Signore, Vostro Dio. Non mangiate nulla con il sangue”.

A tal proposito, stralcio letteralmente, da un interessante articolo di Don Pietro Cantoni [1],  alcuni chiarificatori periodi.

In esso l’Autore analizza il libro di

….Massimo Introvigne “Cattolici, antisemitismo e sangue. Il mito dell’omicidio rituale ” che, fra l’altro, riporta un documento che gioca nella controversia un ruolo di grandissima importanza: il “voto” (cioè la perizia) redatto dal cardinale Lorenzo Ganganelli, che poi diventerà Papa con il nome di Clemente XIV, per la Congregazione del Sant’Uffizio, redatto in occasione dell’accusa di omicidio rituale ai danni di una comunità ebraica in Polonia nel 1759. Il documento fu scritto originariamente in lingua italiana e mai pubblicato in Italia (mentre non mancano edizioni tedesche, francesi e inglesi).

L’accusa di “omicidio rituale” risulta improbabile “a priori” per due sostanziali ragioni. Anzitutto perché la Bibbia ebraica proibisce in termini tassativi l’uso del sangue di animali (e a maggior ragione di uomini) per uso alimentare e tale proibizione è recepita e accentuata dal Talmud. In secondo luogo perché l’accusa dell'”omicidio rituale” riposa sulla convinzione che gli ebrei si sforzano per questa via di accedere ai benefici redentivi del sangue di Gesù, benefici trasmessi attraverso l’assunzione di sangue di bambini cristiani battezzati. Si tratterebbe di un’ammissione della verità del cristianesimo che contrasta radicalmente con i fondamenti del credo giudaico in quanto tale.

Più avanti

Abbiamo infatti una lunga serie di pronunciamenti papali che mettono in guardia dal prestar fede a simili accuse. (seguono i riferimenti a ben 8 Papi)

Ancora.

Nel 1965 per Trento e nel 1984 per Rinn i rispettivi culti nei confronti di Simone e Andrea saranno soppressi dagli ordinari locali con il consenso di Roma. La nuova edizione del Martirologio Romano del 2001 non reca ovviamente più traccia di Simone di Trento.

Rinn è una piccola località vicino ad Innsbruck in Austria. Si fa riferimento ad un caso di accusa di omicidio rituale (troppi ce ne sono) che io non prendo in considerazione in queste note. 

Certamente dal punto di vista storico – pur tenendo conto della problematicità di confessioni estorte con la tortura o comunque in un clima di forte pressione psicologico-culturale – si può legittimamente avanzare il dubbio che in mezzo a tanto fumo qualche pezzo di arrosto pur ci sia. Si tratterebbe però allora di episodi da ascrivere o a psicopatici e pervertiti sessuali – presenti purtroppo in tutte le epoche e tra i componenti di tutte le comunità religiose – o a deviazioni di carattere ideologico, il cui legame con i fondamenti dell’ebraismo sarebbero comunque conflittuali. Attribuire allora all’ebraismo tout court eventuali crimini commessi da gruppi di tal natura sarebbe un po’ come ascrivere al cattolicesimo i crimini del nazional-socialismo appoggiandosi al fatto che Adolf Hitler fu battezzato nella religione cattolica.

Quest’ultima riflessione, totalmente condivisibile, mi offre lo spunto per esplicitare che i miei sforzi, tesi a confutare i pregiudizi antiebraici, nulla hanno a che spartire  con la pretesa di presentare gli ebrei come esseri superiori, tanto meno dei santi o immuni da comportamenti (come singoli individui) anche riprovevoli.

Tutt’altro. Si intende offrire un contributo solo al fine di dimostrare (!) che loro, come ogni altro essere umano, debbono essere considerati, e quindi trattati, alla stregua di “tutte le altre persone”:  sia nel bene sia nel male. 

La prima accusa di omicidio rituale, risultata in seguito completamente falsa, risale addirittura al 1144. Fu pronunciata a Norwick (Gran Bretagna). Passò alla storia con il nome dell’omicidio del “santo ragazzo William”.

Anche se le autorità sia laiche che religiose non si lasciavano  convincere facilmente di queste infamanti accuse, le confessioni dei “delitti” venivano allora estorte con la tortura. Sottoposto ad essa, un infelice essere umano può confessare tutto ciò che i suoi seviziatori vogliono.

In breve questo tipo di accuse andò per la maggiore. Solo dopo che a Valreas, una cittadina nel territorio pontificio del Comtat Venaissin nella Francia meridionale, degli Ebrei furono torturati illegalmente su richiesta di due frati (sempre presenti in questi frangenti), e poi “arsi” sul rogo, il Papa Innocenzo IV   intervenì. In una Bolla che inviò a tutti i Vescovi di Francia e Germania, che erano i paesi dove tali accuse venivano sollevate più di frequente, pubblicò il suo rifiuto a credere a simili accuse. Pure essendo questa la volontà di un Papa, la sua presa di posizione non valse a nulla. Ciò dà la misura del fanatismo di cui erano impregnate le masse cattoliche.

E’ interessante rilevare come non solo il nazismo riesumò questa orrenda accusa, ma lo fece anche il regime fascista.

Il fascismo attinse la “documentazione” degli assassini rituali in massima parte dalle riviste “l’Osservatore Cattolico” e “La Civiltà (?) Cattolica”.

Questi organi di stampa religiosi ebbero modo di distinguersi sempre quali fomentatori d’odio antisemita. Nulla importarono, evidentemente, gli eccidi spaventosi compiuti sotto il nome di “Auto da fè (atti di fede [!])”, poco conto ebbe il fatto che nel 1553 vennero  bruciati a Roma i Talmud e perseguitati gli Ebrei.

Con riferimento agli omicidi rituali, il culto (nella cappella vicino alla Chiesa di S. Pietro a Monte Bondone, Trento) del “piccolo Simone” o Simonino, come era chiamato dal popolo, merita un richiamo particolare. Durante la settimana santa del 1475, il corpo di questo bambino di tre anni fu trovato in una roggia che scorreva sotto la Sinagoga della città.  Lo stesso Vescovo di Trento fabbricò ad arte l’impostura. Della morte di Simonino furono accusati gli ebrei, e ciò provocò dei veri e propri eccidi di massa di israeliti. In parallelo, fu promossa e sviluppata una autentica forma di venerazione nei confronti del bimbo, che sfociò addirittura nella sua “beatificazione”.

A seguito di un’attenta revisione storica, resa pubblica solo nel 1964 (quasi cinque secoli dopo la calunnia!), fu riconosciuta l’innocenza degli Ebrei.

L’anno seguente la Chiesa abolì ufficialmente il culto di S. Simonino.

Ciononostante, ancora oggi in pieno 2008, alcuni (fortunatamente non molti) rappresentanti della Chiesa cattolica non vogliono, pervicacemente, riconoscere la validità di questa smentita.

E c’è ancora qualcuno [2] che considera un’assurdità continuare a comportarsi oggi come se “mai esistesse la minaccia di un nuovo  antisemitismo”.   

Un’altra di queste mostruose (come, d’altra parte, chiamare menti così deviate?) macchinazioni è altrettanto emblematica.

In provincia di Massa fu proposto al culto un certo S. Domenichino da Saragozza, della cui uccisione furono accusati, naturalmente, gli ebrei. Essi l’avrebbero fatto per conservarne il sangue in fiaschi da bere in occasione del Pesach, la Pasqua ebraica, come era loro consuetudine. Come se ciò non bastasse, oltre a portare all’onore degli altari Domenichino come martire, i Vescovi di Lucca e di Massa autorizzarono la diffusione di un libello nel quale si raccontava la storia del fatto e lo si additava all’attenzione dei fedeli. Dove può arrivare la mala fede!

Anche per questa falsità pervenne la smentita ufficiale. Ma fu solo a seguito di lunghe ed aspre battaglie combattute da personalità ebraiche, che si riuscì ad ottenere che detto culto venisse a cessare.

I “revisionisti” non stettero a lungo senza far sentire la loro voce.

Un caso ancora più eclatante di “resistenza” a voler riconoscere la verità riguarda S. Lorenzino da Marostica (Vicenza), della cui morte furono accusati sempre gli Ebrei. Per l’ennesima volta si giunse, ovviamente, a riconoscere in pieno la “montatura” dell’accusa di omicidio rituale. Vi fu, anche in tal caso, la smentita ufficiale.

Tuttavia, la cosa triste di quest’ultima vicenda è riconducibile al fatto che “influenti rappresentanti” della Chiesa cattolica continuano, ancora oggi, ad addossare con testardaggine agli Ebrei queste accuse, secondo loro mai smentite.

Ancora più preoccupante è il fatto che esiste un Documento, “condiviso” da numerosi “Monsignori!”, che protervamente “rigetta” le smentite ufficiali della Chiesa. Tale dichiarazione è impregnata di un livore antisemita inaudito. E siamo nel 2008!

Il documento porta il titolo “Il Beato Lorenzino da Marostica, martirizzato due volte (!)” [3]. L’esclamativo è mio. Lo scritto non è datato, ma dalla sua lettura si può tuttavia evincere che è certamente collocabile posteriormente al 1990. Nella pagina di WEB si può leggere: Ultima modifica di arduinus : 07-10-2006 alle 14:09.

Il Documento (molto articolato e lungo: oltre 20 fogli dattiloscritti) termina testualmente con queste parole, evidenziate in grassetto nel testo.

“O Dio, per il cui disprezzo gli empi giudei inflissero un genere di crudelissima morte all’innocente fanciullo e martire Lorenzino, concedi ai tuoi fedeli che venerano pienamente la Sua memoria in terra, di conseguire il frutto della Tua passione in cielo”.

Leggendo documenti come questo sembrerebbe che “non ci sia niente da sperare“.

Noi, invece, continuiamo ostinatamente a credere in una umanità migliore. Per ciò stesso si intende dare un pur minimo contributo augurandoci, quantomeno, di attenuare il sentimento antisemita, “facendo” e non  solo aspettando che la manna cada dal Cielo una seconda volta.

 

Bibliografia 

[1] P. Cantoni – “Omicidio rituale”, ebraismo e cristianesimo- Il Timone, 2005 (Internet)
[2] S. Romano- Lettera a un amico ebreo- Longanesi, 1997
[3] Il Beato Lorenzino da Marostica, martirizzato due volte – (Internet)
 

 

SOLO CALUNNIE!

 L’antisemitismo, come più volte sostenuto, si è sempre alimentato, e tutt’ora continua a farlo, di calunnie costruite ad arte. Le stesse vanno sempre a braccetto con i pregiudizi e ed i preconcetti, a loro volta figli degeneri dei luoghi comuni.

Fino a qui, si è cercato di motivare, sinteticamente ma esaustivamente,  l’infondatezza di accuse infamanti, rivolte non solo agli ebrei come persone, ma anche alla Religione ebraica in quanto tale.

Per chi non è in mala fede e ha l’animo aperto a recepire quanto di più sbagliato il sentimento antisemita abbia prodotto, sono dell’avviso che quanto fin qui argomentato sia più che sufficiente.

Tuttavia, solo al fine di completare i troppi luoghi comuni fatti propri per denigrare gli ebrei, che hanno portato (talvolta, anche non volutamente) alla tragedia della Shoà, intendo aggiungere brevemente alcune annotazioni ad integrazione.

Per eventuali approfondimenti rimando gli interessati al mio primo saggio (ed alla Bibliografia contenuta nello stesso) Il “deicidio” smentito dagli stessi Vangeli. Lo stesso è scaricabile dalla sezione Download. Indicazioni specifiche verranno date qualora l’argomento trattato trovasse supporto in altra documentazione.

 Complotto mondiale

Partiamo dall’accusa che, forse più di ogni altra oltre a quella del “deicidio”, ha fomentato l’odio antiebraico: il complotto mondiale (traslato anche come Lobby ebraica mondiale, ecc.).

Con la medesima si addebita agli Ebrei la volontà di sottomettere “tutto il mondo” al loro volere (economico, politico, culturale, ecc.). Punto di partenza di tale accusa poggia su un libello I protocolli dei Savi di Sion architettato in Russia nel 1920 dalla polizia segreta zarista. Ben presto questo “falso storico” divenne un formidabile strumento di propaganda antisemita.

Vi si affermava che un segreto “direttorio” mondiale ebraico avrebbe progettato il dominio degli ebrei sul mondo intero facendo leva su idee democratiche radicali, socialiste e comuniste.

I Protocolli furono smentiti clamorosamente come un falso già nel 1921 attraverso le rivelazioni del Times. Ciò nonostante, ancora oggi, questa tesi viene continuamente ripresa specialmente a supporto del fondamentalismo islamico.

E’ singolare rilevare come il libello in argomento sia stato costruito ad arte per dare contro ai “comunisti” (incarnati dagli Ebrei). Viene quasi da ridere se si pensa che gli Israeliti vengono anche accusati, questa volta dai “comunisti”, di incarnare tutto ciò che contrasta il comunismo (in primis il capitalismo e la plutocrazia). Pure essendo entrambe queste “idee di pensiero”  puramente di parte, faziose, nascondono, loro malgrado una verità. L’essere gli Ebrei non un popolo “monolitico”, bensì esseri umani uguali a tutti gli altri: buoni e cattivi, intelligenti e stupidi, di mentalità aperta oppure conservatrice.

Il “prototipo” dell’Ebreo è una pura invenzione antisemita, priva di alcun senso.

 Doppia fedeltà

Sono sempre gli antisemiti che tendono ad “emarginare” (quale eufemismo!) gli Ebrei, addebitando loro comportamenti negativi che vengono “ricuciti” ad arte sugli stessi.

L’accusa di “doppia fedeltà” (sottinteso: allo Stato in cui vivono gli Ebrei), mi sollecita due considerazioni, che portano entrambe alla conclusione della perfida malafede con cui vengono ideate false macchinazioni contro gli Ebrei..

La prima: la vicenda dei Marrani (in lingua spagnola: porci). Durante l’Inquisizione Spagnola, regnante Isabella la Cattolica (!), gli Ebrei furono costretti a convertisi alla Religione Cattolica, pena l’espulsione dalla Spagna o, addirittura, l’uccisione. Dai numerosissimi ebrei espulsi nacque il secondo ramo dell’Ebraismo moderno: i Sefarditi (da Sefarad, Spagna). Il primo ramo è quello degli Ebrei Ashkenaziti (Germania) che individuano il ceppo dell’Europa centrale. Allora: prima obbligati a convertirsi, poi accusati di non seguire la religione cristiana, tanto da essere denominati spregevolmente “marrani” (quante volte ci sarà capitato di leggere:  vil marrano!

La seconda, che si può sintetizzare con “fuori gli Ebrei”. Non ci ricorda nulla Juden, rauss! in voga anche in Italia durante le persecuzioni razziali post 1938? Emblematico è quanto si può leggere nel libro di Amos Oz “Una storia di amore e di tenebre”. In esso l’Autore racconta che, a seguito della nascita dello Stato d’Israele nel 1948, in tutti i paesi arabi furono eseguiti tremendi pogrom (uccisione di massa degli Ebrei da parte di folle inferocite).

Egli, ancora ragazzino, poteva leggere sui muri della strade “Ebrei, andate in Palestina!”!.  Ritornando, da adulto, nei luoghi natii, poteva vedere nuove scritte: “Ebrei fuori dalla Palestina.

 Proprio una bella dimostrazione di coerenza!

Il caso più emblematico di accusa di doppia fedeltà rivolta agli Ebrei è passato alla storia sotto il nome di l’Affaire (l’Affare Dreyfus) in Francia. Edoardo Drumond in un articolo del 3.11.1894 scriveva “Il caso del capitano Dreyfus, che provoca, anche all’estero, un’emozione così grande, non è che un episodio della storia ebraica: Giuda ha venduto il Dio di misericordia e amore…”.  Riemerge la mia tesi di sempre: il “deicidio” quale radice dell’antisemitismo cristiano (non, beninteso, di tutti gli “antisemitismi”). In estrema sintesi il capitano Dreifus (ovviamente ebreo!) fu ingiustamente accusato di alto tradimento e, quindi,  “degradato” pubblicamente.

Notevole e coraggioso fu, al suo tempo, il comportamento dello scrittore Emile Zola (Parigi, 1840-1902) che si battè tenacemente contro questa infamante accusa. Lo fece anche scrivendo il famoso “Je accuse”. Questa su convinta difesa in favore di Dreyfus diede i suoi frutti. Appare singolare il fatto che, a seguito della dichiarazione di innocenza del Capitano, emessa dalla massima Corte d’Appello francese, la Chiesa (!) stessa fu costretta a pagare cara la sua ingerenza (a sfavore di Dreyfus) in questo famoso caso. Le leggi del 1903 la privarono delle sue proprietà e delle sue scuole.  

Un’altra falsità inventata per fomentare l’antisemitismo.

 Popolo “eletto”

Anche questo aggettivo eletto fu fonte di millenari pregiudizi antiebraici.

E’ opportuna una precisazione in merito ad una falsa interpretazione che ha pesato notevolmente sul diffondersi dell’antisemitismo.

Israele (il nome nuovo dato da Dio a Giacobbe: significa “colui che lotta con Dio”) non fu definito eletto (dal latino: electus=scelto) in quanto popolo più benvoluto da Dio rispetto agli altri, ma perchè “scelto” da Dio per rivelare la Legge a tutta l’umanità.

Questa “elezione” tanto discussa, che trae la sua origine dal verso dell’ Esodo “mi sarete reame di sacerdoti e popolo santo” [7] [8], viene dall’Ebraismo intesa come impegno alla osservanza delle mitzvot (plurale ebraico di “comando”, usato nel termine di comandamento),  una maggiore responsabilità, un esempio di vita” santa” (“santo”, nel significato biblico di “distinto” dagli altri per il livello di vita intriso di moralità e di rispetto per la vita umana, non solo degli ebrei, bensì di tutte le persone).

Chiunque accetti le regole della Torà, le segua, e viva in modo “santo”, vale a dire che si distingua dagli altri per la condotta esemplare di vita, può far parte di questa cosiddetta “elezione”.

L’Ebraismo, pur non facendo più proselitismo, ha ricevuto il compito di adoperarsi per il bene dell’umanità (l’ebreo solo, per sé e per gli altri, qualunque sia la loro fede religiosa) senza voler “imporre” ai credenti di altre religioni di fare altrettanto. Solo egli, in quanto ebreo, è  tenuto a farlo anche per gli altri.

E’ questo un esempio elevato di tolleranza, a fronte delle troppe “intolleranze” nefaste che gli Ebrei hanno sempre dovuto subire. Senza giustizia non vi può essere Amore.

Ecco il punto: la giustizia. Non l’amore inteso come un merito che porti alla salvezza o alla ricompensa, ma amore come cosa “giusta” da farsi, in sé e per sé.[7] [8]

 Occhio per occhio, dente per dente

Questa frase, citata a sproposito dagli antisemiti per indicare gli Ebrei come un popolo vendicativo, significa semplicemente, secondo l’intera la tradizione ebraica, che ogni danno procurato deve essere risarcito pecuniariamente in proporzione alla parte del corpo lesa.

Né più né meno di come  fanno oggi le Assicurazioni.

Essa trae origine da un versetto dell’Esodo (20,24).

 Ebrei “usurai”

E’ questo un altro degli stereotipi negativi riguardanti gli ebrei.

L’ origine storica è questa. Nel medio evo moltissime professioni e mestieri erano vietati agli ebrei, così come il possesso di terreni. Agli ebrei era permesso quindi di esercitare solo pochissime attività fra cui il commercio soprattutto di abiti usati, la medicina, il prestito di denaro ad interesse. Quet’ultima attività era, invece, preclusa ai Cristiani.

Gli ebrei furono pertanto necessariamente costretti ad orientarsi verso questi sbocchi lavorativi.
I prestatori di denaro erano oltretutto molto richiesti dai nobili e dai signori delle varie città e rappresentavano, nell’ economia di una città o di uno stato, né più né meno quello che oggi fungono le banche. La Chiesa stessa si avvalse spesso e volentieri di queste “prestazioni” tipicamente ebraiche (per volere ed imposizione di altri).

Quando queste restrizioni vennero meno, gli ebrei poterono dedicarsi  ad altre svariatissime attività (scienze, musica, etc.), ma lo stereotipo negativo persistette. Tra tutti quelli che prestano il “vil denaro” solo agli Ebrei rimase “appiccicato” l’attributo di usurai. [7]  [8]. Una bella onestà intellettuale!

                                                …………………………..

 I tempi sono cambiati, la coscienza civile è profondamente mutata, la società umana si è evoluta, tutti gli stati democratici del mondo tutelano le minoranze religiose (e quella ebraica è  tale “per antonomasia”).

La caccia libera all’Ebreo è, grazie al Cielo, definitivamente tramontata.

E’ vero che bisogna stare sempre vigili, ma la speranza in un mondo migliore, più giusto, si può configurare a tinte più rosee.

 

 

Bibliografia

[  1] La Bibbia concordata – Mondatori, 1968
[  2] G. Korn – Il “deicidio” smentito dagli stessi Vangeli- Morashà.it, 2006- Internet
[  3] M. Morselli, – La spiritualità ebraica- Internet
[  4] B. Maj- L’ebraismo, il capitale intellettuale, la nuova eraInternet
[  5] S. Bahbout-Tzedakà: la giustizia ebraica- Internet
[  6] C.Levi Coen- Alla ricerca delle radiciInternet
[  7] N. Tedeschi- Vademecum (sull’ebraismo)- SIDICInternet
[  8] M.L. Moscati Benigni- Chi sono gli Ebrei?- MorashàInternet