CREATIVITA’, UN “DONO”

21 05 2009

OFFERTO A “TUTTI”

 

Da sempre sono fermamente convinto che la creatività sia un dono offerto a tutti, indistintamente. Varia, da individuo ad individuo,  solo il suo “grado” e, soprattutto, la capacità e la volontà, da parte dello stesso, di farne un buon uso.      

La persona si distingue dagli altri esseri viventi per varie peculiarità, prima fra tutte la creatività. Questa specificità umana ha permesso agli individui di progredire, offrendo  loro anche la capacità di “inventarsi” di volta i volta gli strumenti necessari per meglio adattarsi all’ambiente in cui vivevano, nonché di “manipolare” (spesso e volentieri, purtroppo,  anche a sproposito) l’ambiente, plasmandolo a seconda delle proprie esigenze.
Ogni essere umano è dotato di una “creatività potenziale”, la quale, proprio perché tale, necessita solo di essere adeguatamente stimolata e quindi “liberata”. 
Viene spesso da chiedersi quanti talenti siano stati sicuramente sprecati solo perché le circostanze e l’ambiente in cui gli esseri umani vivevano non hanno permesso loro neppure di rendersi conto delle proprie potenzialità innate (si pensi alla moltitudine di bambini che muoiono, ogni giorno, per fame o malattie in tutto il mondo).
Pochi sono tuttavia coloro che, dal “parto” della propria mente, sono in grado di creare una “novità” utile o, quantomeno, proporre qualcosa di accettabile da un gran numero di individui. Non si deve, infatti, confondere mai l’originalità, la bizzarria fine a se stessa, con la creatività. 
Argomentare sulla creatività significa  prendere atto che tutto ciò che è frutto del pensiero umano, sia esso trasformato in un prodotto materiale o mantenuto a livello di processo mentale, nasce sempre da un’idea.
La creatività è il dono principale che la persona ha per mutare, in tutti i campi dello scibile, la “staticità in dinamicità”, condizione irrinunciabile per l’evoluzione del genere umano.

Quasi sempre si cerca di prevedere il futuro “estrapolandolo” semplicemente dal passato: corsi e ricorsi della storia, si usa dire. Ma c’è da chiedersi se questo sia veramente il  modo più razionale di procedere, o non sia invece preferibile “modellare” l’evoluzione del futuro progettandolo in modo creativo, quando l’obiettivo che si intende conseguire è proprio il “miglioramento del presente”.Solo chi ha avuto il coraggio, l’intuizione, la forza di volontà di non accettare alcunché come acquisito, mettendo tutto in discussione e ricercando in continuazione, ha veramente contribuito a “modificare il nostro mondo”.

Il motivo per cui niente è statico ma tutto è in perpetuo cambiamento, si ricollega al fatto che non esiste in alcun campo la “sicurezza assoluta” di riuscire a conseguire i risultati concreti che vengono, via via, prefissati: l’unica vera certezza è che tutto è incerto, precario. 

Le grandi scoperte in ogni campo sono un “dono” all’umanità fatto da uomini geniali che, soprattutto sotto la spinta di una impulso personale, sono andati contro corrente, rischiando in proprio, “creando” ciò che si erano tenacemente prefissi di conseguire (il Volli, sempre volli, fortissimamente volli di Vittorio Alfieri) come meta da raggiungere. Sono stati loro che hanno avuto la capacità di “vedere”  ciò che era sotto gli occhi di tutti, ma nessuno notava.

La mente superiore di Michelangelo, ad esempio, riusciva a “vedere” in un blocco amorfo di marmo, pesante varie tonnellate, un suo “potenziale” capolavoro. I suoi “Mosè e La Pietà” erano “già dentro il marmo”, ma solo un genio, quale appunto era Michelangelo, poteva “immaginarli” e, grazie all’estrema maestria delle sue mani, “estrarli” facendoli “vivere”. Lo stesso Michelangelo amava proprio dire che si era limitato a togliere “il superfluo”.
Solo chi “fermamente vuole” (condizione necessaria, ancorché non sufficiente) raggiungere uno scopo nella vita, sarà in grado di conseguire un obiettivo eccellente. Ciò in quanto alle indispensabili capacità innate, detta persona abbina sicuramente insieme l’amore per quello che fa, la tenacia, la fiducia in se stesso, una sempre presente curiosità. E’  certo che né Einstein né Edison smisero mai di porsi domande.
Su che cosa si debba intendere per creatività appaiono, tuttavia, opportune alcune riflessioni.

Innanzitutto, è fuorviante pensare ad una conoscenza acquisita una volta per tutte. Il “sapere” non è mai statico bensì “fluido”: si amplia, si modifica, si evolve continuamente in relazione a nuove scoperte che, talvolta, conducono persino a rivedere radicalmente le certezze del passato.  Ciò può essere fatto proprio solo da chi considera il sapere come un bagaglio di conoscenze cui va sempre aggiunto, scambiato o anche tolto, se necessario, qualcosa. Nessuno può pensare di “conservare” la conoscenza, poiché la stessa richiede di continuare sempre ad imparare.Lo stesso Albert Einstein ebbe a dire che “I problemi che abbiamo non possono essere risolti allo stesso livello di pensiero che li ha generati”.

Una cognizione è sempre collegata ad un’altra, ed è dal loro complesso intreccio che scaturisce il sapere. In definitiva, creatività è, semplicemente, quella particolare capacità

della mente umana di elaborare soluzioni, più che innovative,  ”completamente nuove” per i più svariati problemi, di lasciare sempre spazio non ad una sola, ma a varie alternative.

L’innovazione è tutt’altra cosa della “creazione” di qualcosa ancora non ideato. 

La creatività presuppone la rottura con i soliti schemi mentali e strettamente logici. In altri termini richiede uno “strappo” con il normale modo di pensare, per connettere tutto ciò che di solito è separato, per una produzione di nuovi punti di vista attraverso un’associazione analogica.

Per sviluppare la creatività, non è neppure indispensabile l’esperienza, il bagaglio cognitivo. Anzi, talvolta, essi possono essere addirittura d’intralcio.

Le teorie nuove nascono spesso da “costrizioni” a riesaminare quelle vecchie. Le scoperte scaturiscono solo quando si elaborano in modo nuovo dati scientifici o tecnici che, prima, nessun altro aveva mai messo in discussione.

Non ci ricorda nulla lo “ipse dixit” riferito all’autorità indiscussa di cui per lungo (forse troppo) tempo godette Aristotele?

Secondo gli studiosi della tematica, il luogo comune che vede la creatività paragonata ad un lampo di genio, deve essere decisamente sfatato.

La “genialità” può essere considerata sinonimo di creatività. Per genio (dal latino genius, dal verbo genere, generare, creare) s’intende quella speciale attitudine naturale atta a produrre opere di importante rilevanza artistica, scientifica, etica o sociale. Tale disposizione naturale può anche essere portata alla luce con l’educazione ma  non può essere trasmessa ad altri (i figli o i discepoli dei geni molto raramente eguagliano i padri o i maestri). Il termine genio può anche genericamente indicare la persona stessa in possesso di tale eccezionale capacità [Wikipedia l’Enciclopedia].

Non è chiaro se sia stato Hemingway oppure  Einstein a dire ” La creatività è 1% ispirazione e 99% traspirazione (sudore, fatica). Tuttavia, è proprio così che la pensa gran parte degli studiosi.

Per essere creativi non necessariamente bisogna essere intelligentissimi. Questa è una condizione necessaria ma non sufficiente.

La creatività non è la magica esplosione di un’idea, né un flash abbagliante, ma una catena di reazioni che connette molte piccole scintille sparse (R. Keith Sawyer, Psicologo della Washington University).

Mozart a tre anni suonava già il violino, ed a sette componeva sinfonie (rivelazione di eccellenza), ma solo nella tarda adolescenza ha prodotto la musica che lo ha reso immortale (grazie alla sua genialità).

Solo quando Einstein si è applicato rigorosamente al campo che lo appassionava, e per cui era dotato, è esplosa tutta la sua genialità. A proposito della matematica, egli ebbe a dire “Se voi pensate di avere delle difficoltà, dovreste vedere le mie” (la modestia era, per lo Scienziato, pari alla sua grandezza).

Il mondo occidentale deve il suo progresso principalmente all’impiego del pensiero logico, razionale, che ha rappresentato (e tuttora lo costituisce) la nostra maniera naturale di pensare.  Esso consiste nel partire da una serie di molteplici spunti per arrivare ad individuare “l’unica”   risposta giusta ad un dato problema.

Invece, è pure possibile affrontare un problema non frammentandolo in vari elementi collegabili rigidamente l’uno all’altro (analisi), ma in maniera ramificata (uno sguardo a 360°) la quale, partendo da un punto ben definito (stimolo) sfrutta le associazioni di idee per sviluppare il molteplice, il probabile, il diverso. Questo approccio alternativo rappresenta il prevalere dell’incertezza sulla sicurezza, dell’ignoto sul conosciuto.

Chi ha studiato a fondo l’intera problematica della creatività (anche quella inerente all’applicazione pratica al mondo del lavoro) è lo psicologo maltese Edward de Bono [bibliografia], che tiene ancora oggi corsi ad alto livello in tutto il mondo.

Egli chiama verticale il pensiero logico tradizionale: un ragionamento rigorosamente vincolato dal rispetto degli schemi di riferimento e dai limiti del problema. Si fonda sulla progressione analitica e sequenziale, la linearità. E’ grazie a questo tipo di pensiero che noi riusciamo a “concludere” qualcosa, a trovare cioè quella (e nessun altra) linea di azione che va perseguita con estrema precisione.

Esattamente secondo una logica opposta funziona invece il pensiero laterale (talvolta citato anche come pensiero divergente), termine ideato proprio da De Bono nel 1967. Il pensiero laterale, partendo da un punto ben definito (stimolo), sfrutta la potenza delle associazioni per sviluppare il molteplice, il probabile, il diverso. Si tratta, nella sostanza, di un modo di pensare “libero” di spaziare in ogni campo dello scibile umano, senza vincoli di alcun tipo. L’espressione “pensiero laterale” è ormai acquisita a livello internazionale. Lateral thinking è un termine entrato ufficialmente a far parte della lingua inglese (Oxford English Dictionary) e tradotto in numerosi altri idiomi.

Il ragionamento  di tipo razionale si muove lungo “binari” già predisposti secoli addietro, e dai quali non può (in linea di principio) deragliare. Il pensiero laterale è invece portato a ricercare nuove strade.

E’, tuttavia, dall’utilizzo equilibrato di entrambi i ragionamenti che scaturiscono i risultati migliori. Bisogna saper  sfruttare bene i punti a favore di ciascuno dei due metodi, che non sono alternativi l’uno all’altro, per potersi avvantaggiare sinergicamente del loro potenziale.

Ci si deve sempre di più convincere che ogni persona è dotata di facoltà intellettive che le permettono di far uso di entrambi i pensieri, sia verticale sia laterale.

I differenti risultati che possono scaturire dall’impiego dei due modelli di ragionamento possono essere accomunati, per analogia, a ciò che accade facendo una scommessa.

Ad alte probabilità di cogliere un pronostico (pensiero verticale, logico) fa riscontro una scommessa a basso rischio che, pertanto, viene remunerata con una “piccola vincita”. Viceversa, ad una bassa probabilità di cogliere il segno (pensiero laterale), corrisponde una scommessa ad elevato rischio, per la quale ci si può invece aspettare una “grande vincita”. Gli stessi meccanismi possono essere traslati, rispettivamente, ai due tipi di pensiero. 

L’impiego della creatività non ha limiti, essendo essa utile in ogni campo della vita delle persone. Ciò anche in relazione al fatto che tale prerogativa dell’uomo rende la vita più divertente, più interessante, più vivace, più elettrizzante. Per questo tutti dovrebbero ambire ad essere creativi.

La stessa “scoperta” di possedere un talento, una particolare attitudine, una qualunque dote personale, costituisce un atto creativo (in quanto tale “autocoscienza” può trasformare la propria vita).

Intendo proporre al riguardo solo alcuni significativi (in quanto, forse impensabili), esempi.

Potrebbe apparire infatti strano, ma non lo è affatto. Anche nello sport e in campo religioso può diventare utile l’impiego della creatività.

Tiger Woods, l’attuale più grande campione di golf, ed uno dei maggiori tutti i tempi, ha imparato ad usare la mazza da golf (si dice..) prima di camminare, ma è stato l’inflessibile allenamento a farne il migliore. Egli così si espresse “Sapete che cosa ho scoperto sulla fortuna? Più mi alleno e più sono fortunato!

Dick Fosbury alle Olimpiadi estive del 1968 vinse la medaglia d’oro nel salto in alto  grazie ad una “nuova tecnica” da lui stesso ideata e che, tuttora porta il suo nome. Anche se questo metodo fu utilizzato da alcuni singoli atleti già negli anni precedenti, non sortì alcunché di rilievo. Fu solo grazie ai successi di Fosbury che la tecnica ebbe un grande seguito, ed è oggi praticamente l’unica utilizzata a livello agonistico. Il salto Fosbury, o semplicemente Fosbury, è una tecnica che si differenzia da quelle precedenti per il fatto che l’atleta passa l’asticella con la schiena rivolta verso la stessa (scavalcamento dorsale): il centro di massa rimane sotto l’asticella, per cui lo sforzo è minore rispetto allo scavalcamento verticale (scavalcamento ventrale, prevalentemente usato prima del 1968) per gli stessi risultati.

Ci si potrà, inoltre, domandare se sia mai possibile concepire una genialità teologica. Ad avviso di chi scrive, indubbiamente sì.

Il termine di “creatività o genialità”, troppe volte abusato o utilizzato impropriamente, può essere fatto proprio per “rompere” con alcuni schemi religiosi che non solo hanno procurato un gran male ad altri esseri umani, ma che erano fortemente in contrasto con gli stessi dettami della propria religione.

Ci si intende riferire, in proposito, al riavvicinamento fra la religione cattolica e quella ebraica, dopo l’esperienza traumatica della Shoà. Non desidero assolutamente ripercorrere quanto ho più volte espresso in molti miei scritti [si veda il DOWNLOAD] ma solo rimarcare l’assoluta genialità esplicitata, non solo a parole ma anche e soprattutto con i fatti, da due Grandi Papi: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.    

Non solo. La creatività in campo politico può rivelarsi più che opportuna, anche per il fatto che ha un impatto su un numero immenso di individui. Basti, al riguardo, riflettere a quali cambiamenti (rivoluzioni?) abbiano contributo personalità quali F. D. Roosewelt, M. K. Gandi, M. L. King, ed altri ancora.  

E che dire a riguardo di soluzioni per questa stessa crisi mondiale che stiamo proprio ora attraversando? Un “terremoto universale” (che purtroppo si aggiunge a quello reale dell’Abruzzo), che ha investito non solo la finanza mondiale, ma la stessa economia internazionale. L’impatto ambientale: un disastro (vogliamo autodistruggerci?). La carenza di acqua potabile. Le guerre continue. Il problema energetico. Non sarebbe il caso di “darci finalmente un taglio”?

Solo facendo ricorso alla Creatività si potrebbe evitare di fare un ulteriore passo verso il baratro. L’ho scritta con C maiuscola, perché ce ne vorrebbero dosi massicce per rimediare ai mali, forse ancora “non” irreparabili, che noi stessi, “persone, esseri unici??”  abbiamo prodotto.

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Sono stati editi numerosissimi libri per “stimolare” la creatività [bibliografia]. Questo dono esclusivo dell’uomo, non si può infatti “insegnare” (altrimenti non sarebbe tale); ma  sollecitare a farne buon uso, questo sì.

Forse sarebbe utile, ogni tanto, fermarsi a riflettere, a cercare di guardare oltre la punta del proprio naso, a non continuare a procurarsi un alibi per non far nulla dicendo a se stessi si è fatto sempre così, ad andare ogni tanto controcorrente, a ricercare analogie nei campi più disparati.

 

BIBLIOGRAFIA

 [  1]  E. De Bono – Essere creativi- Il Sole 24 ore, 1992

[  2]  E. De Bono – Serious creativity – Harper Collins

[  3]  E. De Bono – Il meccanismo della mente- Superbur, 1967

[  4]  E. De Bono – Creatività e pensiero laterale- Rizzoli, 1998

[  5]  E. De Bono – Il pensiero laterale- Rizzoli, 1996

[  6]  E. De Bono – Sei cappelli per pensare- Bur, 1994

[  7]  A. Dale Timple -Creatività e innovazione – Armenia Ed.

[  8]  Kenichi Omahe – The mind of the strategist – Ipsoa

[  9]  R. Weisberg – Guida alla creatività – Editrice Meb

[10]  G.C. Cocco – Creatività, ricerca e innovazione – Franco Angeli

[11]  A. Amadori, N. Piepoli – Eureka! Manuale di creatività – Espansione

[12]  S. Gawain – Creative visualisation – Bantam Books

[13]  D. Goleman-Emotional intelligence- Bentam Book, 1995

[14]  J Rifkin – Entropia. Una nuova concezione del mondo – Mondatori

[15]  R. Vacca – Rinascimento prossimo venturo – Bompiani

[16] J. Naisbitt – Megatrend – Sperling & Kupfer

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3 responses

1 09 2009
barbara

OT: bel blog. Spero torni presto in attività (ci sono arrivata da google cercando la famosa affermazione di M.L. King sul sionismo)

2 05 2013
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