D’UN TRATTO….

7 01 2009

D’UN TRATTO NEL FOLTO DEL BOSCO.

Amos Oz- Feltrinelli, 2005

 

 

Una “personale” recensione

Più che un racconto, è una favola rivolta a bambini divenuti ormai “grandi”.

A quegli adulti che hanno perso (ma possono riappropriarsene) quanto di più buono e genuino c’è nell’animo di chi vive la prima infanzia, scevra di malizia e di cattiveria fine a se stessa.

Ne consiglio la lettura a tutti coloro che albergano nel loro cuore ancora dei “sentimenti”.

Con la maestria che sempre lo contraddistingue, l’Autore israeliano racconta di un paese assolutamente privo di qualsiasi animale, dalla mosca alla mucca. 

Tutti questi esseri viventi, tanto tempo fa, avevano abbandonato il piccolo centro abitato, per sfuggire, una volta per tutte, alle angherie ed ai soprusi cui erano quotidianamente sottoposti dagli “uomini”. Ancor prima che ciò avvenisse, anche un fanciullo di soli dieci anni si era già allontanato da questo paese triste, arido, privo di ogni sentimento. Il bambino, a motivo dei suoi difetti fisici (reali, presunti, inventati) era stato completamente emarginato dalla intera comunità del paese.

Il racconto (una favola?) altro non è se non una struggente parabola contro ogni tipo di pregiudizio e di emarginazione, in qualunque modo essi possano manifestarsi. Il conseguente inaridimento d’animo che tali nefande azioni procurano, si riflette anche su chi diviene l’artefice di tale “allontanamento” dalla comunità, e non solo su chi lo subisce e cova, suo malgrado, cupi risentimenti di “rivalsa”.

Anche gli animali, troppo spesso,  sono oggetto di sopraffazione da parte dell’uomo (non è tale la loro uccisione per puro piacere, diletto, sadismo?)..

Ecco il motivo per cui, insieme e nello stesso giorno, tutti gli animali decidono di allontanarsi da quell’abominevole paese, e vanno a stabilirsi lontano, all’interno di un grande e fitto bosco.

Qui, tuttavia, si ritrovano non solo la gallina ed il bue provenienti dal “paese”, ma anche la tigre, il leone, il coccodrillo giunti da altre località. Sì, perchè i soprusi e le intolleranze si manifestano in ogni luogo della terra.

Ma, strano a dirsi, in questo bosco si trovano, l’uno accanto all’altro, il lupo e l’agnello, il leone e la gazzella.

Non ci sono più i predatori? I cacciati non hanno più bisogno di fuggire? Com’è possibile?

Al bimbo (soprannominato dagli abitanti del paese il “demone del bosco”) che si era allontanato dal “luogo” ancor prima degli animali, venne l’dea di coltivare in abbondanza il carnemone, una pianta dal gusto di “carne”.  I predatori, potendone mangiare in grande quantità, non sentono più la fame e smettono, così, di cacciare le “prede” naturali le quali, a loro volta, non hanno più alcun bisogno di fuggire da loro.

Rompere con i soliti “schemi” può, talvolta, procurare grandi risultati.

Un bimbo ha trovato la soluzione per fare sì che nessuno possa più uccidere un suo simile per dover “sopravvivere”. All’uomo, alla persona, all'”essere superiore” (in che cosa?) manca anche la semplice volontà di provare a perseguire la realizzazione della reale “pace”.

Questo è il vero senso del “messianesimo” ebraico. Un’era di pace. Quella vera, non una vana parola che, spesso, racchiude in sé un solo senso: “contro i diversi (da chi? Perché?)”.

Il libro di Oz, offre :…. Una morale triste, inconsueta,, in cui tutti gli animali, pur se assenti. insegnano agli uomini a parlare una lingua in cui nessuno si sente beffato, diverso. Perché la lingua degli animali ha tante parole, ma nemmeno una che sia capace di esprimere il distacco e l’esclusione. [IV di copertina].

Solo al fine di evidenziare tanto lo sconforto dell’Autore quanto la sua “volontà” di reagire e sperare in un mondo più a misura d’uomo, offrendo l’apporto della sua parola, traggo testualmente alcuni brevi spunti dal libro in argomento.

Il “demone”, il bambino emarginato da “tutto” il paese, dice: …Del resto, in ogni classe, in ogni gruppo c’è sempre uno così [come me, il “demone”-NdR], malvoluto, uno fuori del comune [la normalità, cos’è]? che ovunque vada la compagnia lui s’ostina d’andare sempre dietro…Ma la compagnia non prova alcun interesse per lui. E senza alcuna particolare ragione: in sostanza, loro non lo vogliono e basta [pag. 84-85].

………….Alcuni animali hanno persino parole che quasi assomigliano a una preghiera:

parole speciali di riconoscenza per il sole… Ma nelle lingue degli animali non ci sono parole per umiliare o offendere. Questo proprio no. [pag. 89].

………Qui da noi non ci si vergogna a stare nudi, in fondo siamo sempre tutti nudi sotto i vestiti, è solo che ci hanno abituati, sin da piccoli, a vergognarci di ciò che è vero e andare fieri di tutto ciò che è menzogna. E ci hanno abituati a essere contenti di quello che abbiamo solo se non l’hanno gli altri. E peggio ancora, ci hanno abituati sin da piccoli a nutrire idee malsane che cominciano sempre con parole come: “Ma tutti….”. Qui da noi l’unica vergogna è mettere alla berlina [pag. 90-91].

Se si riflette solo un po’, ci si può rendere conto quale profonda verità sia racchiusa in  queste parole.

E’ sempre il “demone del bosco” che continua a parlare rivolgendosi ai due bimbi, un maschio ed una femmina (Mati e Maya), che hanno avuto il coraggio di “rompere” con l’ingiustizia perpetrata dagli abitanti del paese ai danni non solo degli animali, ma anche del “demone” e di un altro bambino, anch’egli emarginato dai propri compaesani.

……Finchè un giorno, cihissà,  forse gli animi cambieranno e noi tutti scenderemo dalla montagna e forse ci sarà un cuore nuovo per tutti noi, uomini e animali, e tutti i carnivori si abitueranno a mangiare il carnemone invece di cacciare.

… Adesso andate in pace. E non dimenticate [di quanto di bello avete potuto vedere nel “fitto del bosco”]. Nemmeno quando sarete grandi, adulti, e forse genitori, non dimenticate.    

Ah, la speranza! Guai se non ci fosse! Quanta ragione avevano gli antichi romani ad invocarla: “Spes, ultima dea”.

Sperare, e non dimenticare: mai.

Anche gli Ebrei sperano ancora, convintamente, caparbiamente nella venuta del Messia. In un mondo riconciliato, nella Vera Pace.

Shalom! Alla Vita!

 

Roma, 20.05.2008

Annunci

Azioni

Information

2 responses

8 01 2009
giulia

mi ha colpito molto……….qui da noi nn ci si vergogna a stare nudi in fondo siamo sempre nudi sotto i vestiti solo che ci hanno abituati fin da piccoli a vergognarci di cio cheè vero e andare fieri di tutto cio che menzogna lo vedo cosi vero è umiliante e ridicolo rincorrere un’immagine da appiccicarsi , l’incapacita di guradare il vero ci porta a perdere la conoscenza e la sua bellezza quella dell’estasi e dell’appagamento di ognuno aaaaaaaaa meschino essere umano
giulia

2 02 2009
claudio

Per comprendere questo aticolo fino in fondo bisognerebbe leggere prima:
AD UN TRATTO NEL FOLTO DEL BOSCO
un racconto fantasioso ma assai edificante di cui Giacomo Korn ci presenta un cenno con un bel commento ricco di speranza e che mi offre l’occasione per dire qualcosa sugli animali, lo spirito loro e dell’uomo.

Io credo che gli animali facciano spontaneamente la loro parte, cioè offrano generosamente il loro sacrificio, in molti modi, nel percorso di riscatto dell’umanità e della creazione dalla bruttura della sua condizione presente. Subire in silenzio ed impotenza le vessazioni, le ingiustizie, gli sfoghi,le crudeltà gratuite, le perversioni di quello che troppe volte è un re ingusto e immotivatamente crudele per loro, li rende grandi, belli, amabili, degni.
Sovente poi, essi sopportano e smaltiscono sulla loro pelle la sovrabbondanza di gravami che l’uomo non potrebbe da solo sopportare senza soccombere. Personalmente riconosco di avere un gradissimo debito di riconoscenza verso di loro. Tutti dovrebbero rendersi conto di questo nella loro coscienza ed agire di conseguenza.
Può esistere, anche se non sempre è facile porlo in opera oggi, un profondo, gratificante rapporto di armonia tra uomo ed animale ed in generale con tutto ciò che vive.
Chi se ne priva intenzionalmente o ne priva altri per il proprio tornaconto perde irrimediabilmente uno dei lati migliori della propria esistenza attuale e si preclude moltissimo di quella futura.

Lungi da me il voler umanizzare l’animale; è un abominio; ma la giustizia da parte dell’uomo farebbe certo vivere meglio noi e loro. Disgraziatamente, molte culture improprie si stanno impossessando del privilegio di trattare con e per gli animali e questo unicamente col fine di privare l’uomo di una sua caratteristica naturale ed originale, per renderlo dipendente nel rapporto che invece dovrebbe mantenere direttamente con la natura che lo circonda e che dovrebbe costituire il suo migliore ambiente vitale. L’umanità sta divenendo sempre più “animalista” e, dall’altra parte, sempre più ignorante riguardo a cosa sia davvero un animale, come vada trattato, di cosa abbia bisogno. Vi è, assai diffuso in certe persone, un pietismo tanto puerile, quanto ipocrita pari solo alla loro non conoscenza e distanza mantenuta dal mondo animale reale. Esso poi si avvantaggia e diviene ridondante facendo strumentalmente leva sulle crudeltà oggettive perpetrate a carico degli animali da certi uomini (come se fosse una novità!). E sono in molti che per i loro sporchi interessi promuovono queste false, arroganti subculture che nascondono al loro fondo soltanto un gran desiderio di prevaricazione di uomo sull’uomo ed una smania infinita di acquisire a tutti i costi un qualche tipo di potere, non importa quale.

Per contro, vi sono uomini che dell’animale sfruttano unicamente la cruda legge di sopravvivenza, spesso con l’aggravante dell’intenzione volta al male. In questo la comunità diviene branco, diviene bestia, diviene Sodoma nel senso più deteriore del termine perchè rinuncia così ad avere uno spirito che possa definirsi tale perferendogli un’anima animale. Ed è proprio perché non riconoscono nella bestia umana nulla che sia loro simile gli animali si allontanano dalla citta di quel racconto ovvero dal consorzio umano che così opera. Ma non possono farlo fisicamente – e come potrebbero? – è perciò il loro Spirito che se ne va da quella città, come pure quello della terra, dei boschi, delle acque… e dell’uomo.
Non vi accorgete che l’acqua bagna ma non irriga più né disseta, i fiori, pure essendo più belli e grandi e numerosi di un tempo marciscono improvvisamente al colmo del loro splendore, gli animali stessi appaiono denaturati, vetrinario-dipendenti, depressi, ormonati, oppure … estinti.
Io credo che l’interruzione o l’aberrazione del giusto rapporto dell’uomo con la natura e con gli animali, faccia parte a pieno titolo di un piano premeditato di schiavitù ed assassinio perpetrato a danno dell’umanità oltre che dell’Opera di Dio. Ciò è attuato soprattutto mediante la falsa cultura, il cosiddetto progresso, ma anche – ed è la cosa peggiore che più inganna e seduce- mediante la falsa scienza dell’animalità e delle sue leggi naturali.

Lo spirito, certo, non pesa nulla sui piatti delle bilance, ma pesa ed è assolutamente determinante nel dare senso, sapore, pienezza, direzione, futuro, verità alla vita dell’uomo e di tutti.
Senza lo Spirito, tutto è un vano brigare, un vano possedere, un vano progredire, un vano prolificare, un vano sollevar polvere. La situazione diviene alla lunga asfittica, necrotica…ed è infine la morte di quel sistema mentre crede di essere ancor vivo.
Chi è allora il bimbo cacciato dalla città se non l’immagine dello spirito divenuta cosa abominevole e DEMONE per quegli abitanti scellerati? Chiamiamolo Ebreo prseguitato perché tale, chiamiamolo Gesù, chiamiamolo Uomo, vittima ammutolita ed impotente di un Male a lui superiore, chiamiamolo Verità, Testimone fedele ed incorruttibile, Coscienza, Vittima del Sacrificio, chiamiamolo Messia, perchè tali sono i suoi nomi, e tutti propri.

Il solo Principio in grado di instaurare la perfetta armonia è stato giudicato cacciato fuori dalla città! La Giustizia ottiene anche così il suo trionfo e si trasferisce in altro luogo, insieme a color che ne sono degni!
E i due bambini che decidono di lasciare la comunità non sono forse l’immagine dei novelli Adamo ed Eva, avanguardie, primizie, capostipiti ideali di una nuova umanità che si sta preparando in seno a tutte le città del mondo?

Il grande Isaia ce lo ha detto chiaramente con parole sublimi che ancor oggi hanno il potere di commuovermi profondamente perchè parlano di una Promessa e di un Futuro per coloro che Amano il Bene:

Prima che mi invochino, io risponderò
mentre ancora stanno parlando,
io già li avrò ascoltati.
Il lupo e l’agnello pascoleranno insieme,
il leone mangerà la paglia come un bue,
ma il serpente mangerà la polvere,
non faranno né male né danno
in tutto il mio santo monte». Dice il Signore.
Isaia 65, 24-25

L’uomo deve trovare il coraggio di scendere dalle montagne della protervia per risalire su quelle di Dio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: