ATEI E CREDENTI

9 09 2008

UNA GRANDE SFIDA 

 

 

PRESENTAZIONE

Due scuole di pensiero in eterno conflitto fra loro. Atei e credenti.

Sempre e comunque l’un contro l’altro armati.

Arroccati nella convinzione di detenere la Verità, acriticamente senza voler assolutamente sentire le “ragioni” dell’altro.

E’ questo un comportamento saggio, portatore di un qualche vantaggio?

Si ha l’impressione di assistere ad una continua, logorante sfida fine a se stessa, dal momento che ognuna delle due “credenze” ritiene di essere la sola assolutamente nel giusto.

Due comportamenti affatto dissimili che, nel tempo, contribuiscono ad allargare sempre di più il “fossato” che li divide.

Generalmente l’ateo non vuole convincere chi non lo è, ma irride e considera con estrema sufficienza coloro che professano una qualunque Fede religiosa (poveretti loro, come li compiango!).

I credenti, da parte loro (ci sarebbe, in realtà, da fare un distinguo tra le varie Fedi), sono per lo più intolleranti  (talvolta rasentando il fanatismo) nei confronti degli atei. Eresia, anatemi, scomuniche, guerra santa, Crociate, Inquisizione: sono tutti vocaboli tristemente noti che mettono in risalto  questa intolleranza. Il credente vuole protervamente “convincere”, sia i “miscredenti” sia gli atei, che solo abbracciando la “sua” (ciò richiama alla mente il Dio mio e tuo, riferendosi ad Un Dio Unico!) Fede potrà avere la salvezza dell’anima e vivrà in eterno.

Bisogna peraltro riconoscere che ogni religione (che non ecceda nel fanatismo e non denigri le altre Fedi) è tanto portatrice di bene, quanto promotrice dei “valori” che sono fondamento dell’Umanità.

Così come (è mia personale convinzione) ritengo che l’ateismo possa considerarsi alla stregua di una “religione” laddove, con tale termine, ci si intenda riferire al credere in un’idea di per sé indimostrabile (Dio non esiste).

E’ assurdo pensare che chi si professa ateo sia “avulso” dai temi etici e dai valori universali quali, ad esempio, la pace, la giustizia, il rispetto per il prossimo, ecc. Non sono essi, a mio avviso, esclusivo appannaggio dei “credenti”.

I “valori” non sono “solo” un fatto religioso.

Non c’è bisogno di credere in Dio per comportarsi decentemente.

La Scienza cerca di capire come le cose funzionano, la Religione di capire gli scopi ed i significati della vita (Charles Townes,  Nobel per la Fisica, 1964)

Allo stesso tempo ritengo che ogni persona abbia il diritto di credere (o non credere) in ciò che più le aggrada, purchè non si dimostri intollerante nei confronti di chi la pensa differentemente da lui.

E’ proprio dell’essere umano cercare di dare risposta a ciò che non conosce, che lo trascende e che, quindi, non “può” comprendere, data l’infinita nullità che lo caratterizza.

Bisogna prendere anche atto che la scienza non può spiegare la fede, dal momento che essa non trascende l’uomo ma è ad esso intimamente legata.

La religione Inizia dove la scienza finisce (Richard Roberts- Nobel per la medicina, 1993)

La religione può comunque fornire una guida spirituale.

Il modo di dire “l’origine è Dio” equivale ad asserire  “non sappiamo qual’è l’origine (dell’uomo e dell’universo)”

Compito sia degli atei sia dei credenti dovrebbe essere, in primo luogo, quello di sradicare la disumanità dell’uomo verso l’uomo. Nonchè quello di aiutare il mondo ad essere un posto migliore per tutti.

Da questa premessa, diciamo così, di carattere generale, passo ad illustrare i motivi che mi hanno suggerito di intraprendere questo lavoro.

Innanzitutto, ritengo, ma posso essere clamorosamente smentito, che non si possa dimostrare “razionalmente” nessuno dei due “credi”: né che Dio esiste, né che Egli non esiste. Anche se l’eventuale “oggetto del contendere”, Dio, non è assoggettabile in alcun modo alla dimensione umana, bensì sarebbe questa ad esserne, eventualmente, soggetta, pur usufruendo la persona del libero arbitrio.

Entrambe le convinzioni poggiano, essenzialmente, sulla “fiducia” in un’idea, in una credenza.

Dimostrare questa “impossibilità” è proprio il principale obiettivo che con questo lavoro mi prefiggo di raggiungere.

In ogni caso, se dovessi essere smentito, sarei il primo ad esserne felice: il mio impegno si  sarebbe rivelato utile.

Una riflessione al riguardo. Anche la lingua italiana mi viene in aiuto per esprimere meglio  il concetto. Qualora si voglia manifestare un’incertezza, un dubbio, un’ipotesi, si usa il congiuntivo invece dell’indicativo. Se dico “non credo (scetticismo) che domani piova”, oppure “credo (ottimismo) che domani piova”, esprimo, di fatto, lo stesso concetto: non sono sicuro né dell’una né dell’altra convinzione. Ciò che è certo è che domani sicuramente o pioverà o non pioverà.

Sia per gli atei sia per i credenti, invece, ogni residuo dubbio viene trasformato in certezza delle proprie convinzioni.

Personalmente sono dell’idea che, spesso, essere pieni di “certezze” possa rivelarsi più dannoso che avanzare qualche dubbio, essere critici, porsi delle domande.

Sono sempre stato convinto che la sola cosa certa è che tutto è incerto.

Spesso non si fa altro che parlare, senza aver nulla da dire. Si annega il vuoto delle idee nell’eloquenza del discorso

Si va alla ricerca della Verità Assoluta. Di che cosa? Che significa?

Per il credente, può voler dire  conoscere la Verità assoluta di se stessi e, di conseguenza, dell’umanità. E poi, eventualmente, aiutare gli altri a trovarla a loro volta.

Tuttavia molti non fanno neppure questa ricerca, dal momento che si ritengono gli unici “esclusivi depositari” della Verità.

Sia atei che credenti potrebbero porsi al servizio della “vita”, darle un senso. Ognuno di noi, quando nasce, si trova davanti un “foglio bianco” che ha il compito di riempire durante il suo cammino terreno..

In fin dei conti chi crede in Dio deve, necessariamente, prendere atto che Egli ha creato tutti gli uomini, atei compresi.

Allo stesso tempo a chi rifiuta l’idea di un Essere Superiore, si potrebbe rilevare: se solo contassero i beni materiali, si arriverebbe ad un assurdo. Si sarebbe sicuri di perdere già in anticipo (che cosa si porta via nella tomba?).

Pur arroccato nel suo materialismo, l’ateo possiede sicuramente qualcosa in più rispetto alle cose inanimate, nonché agli animali.

Sono convinto che anch’egli anela a lasciare una traccia (ad esempio un libro rivelatore della “non” esistenza di Dio) che trascenda il puro materialismo in cui crede.

Ogni vita umana, in quanto tale è immortale.

Ciò che ho studiato e insegnato, mi sopravvivrà (Elie Wiesel). A maggior ragione continuerà a vivere oltre la morte dell’uomo qualsiasi concetto di giustizia perfetta, e di vero Bene. L’ingiustizia è, a mio avviso, il peggiore dei mali.

E’ insito nella persona il cercare di dare un senso alla propria esistenza, fare un qualcosa che rimanga nel tempo.

Queste riflessioni mi spingono a ritenere che, tanto gli atei quanto i credenti, possono dare un loro contributo per migliorare la società, l’Umanità (ed è questo di cui il mondo in cui viviamo  ha veramente bisogno).

Ho, però, ancora un altro obiettivo che mi auguro di poter conseguire.

Dimostrare che è possibile avviare, tra atei e credenti,  un confronto, un dibattito civile e aperto, senza voler demolire o ridicolizzare né l’uno né l’altro.

Vorrei contribuire a “togliere” il paraocchi agli uni ed agli altri, al fine di renderli capaci di  “guardare” anche chi la pensa diversamente. Sarebbe un bel modo di riproporre a chi lo avesse dimenticato lo sguardo di benevolenza verso il proprio prossimo.

Sono convinto che sarebbe utile ad entrambi i “contendenti” superare il “non volere” ascoltare, per approdare a “sapere” ascoltare. E poi farsi le proprie ragioni e mantenere, anche con maggiore convincimento, le proprie opinioni (perché solo di queste, in definitiva, si tratta).

Personalmente, sono sempre stato interessato a capire il perché altri la pensano differentemente da me.

In concreto, si vuole proporre un dibattito sulle “obiezioni” più eclatanti e ricorrenti che gli atei rivolgono ai credenti, e viceversa.

Ad ognuno degli “schieramenti” l’onere e l’onore di confutare uno per uno i rilievi   avanzati dalla controparte.

Un dibattito stimolante, non chiuso in se stesso, coinvolgente, interattivo.

Mi propongo, facendo la parte dell’avvocato del diavolo, di evidenziare i più frequenti rilievi che gli atei rivolgono ai credenti, e viceversa.

In tal modo, mi prefiggo di stimolare un dibattito (ripeto: leale e civile), mettendo in discussione quello che una parte o l’altra obietta per “smontare” la verità della controparte.

A questa il compito di “controbattere”, portando argomentazioni razionali (vale a dire comprensibili dalla mente umana, di per sé limitata), non dogmatiche.

Un compito arduo? Certamente! Ma stimolante e, mi auguro, in un certo senso anche “utile”.

Invito, fin da ora, chiunque ad integrare le argomentazioni che proporrò come tema di discussione. 

 

…………………………………………………………………………………………………………………………………..

                                             

LA PAROLA AGLI ATEI

LA FORMAZIONE DELL’UNIVERSO.

 

  • Dal “Caos”. Se per caos si intende un miscuglio indeterminato di “materia” ed “energia” presenti in modo estremamente aleatorio, ciò è in contrasto con il “Secondo principio della termodinamica”. In sintesi, lo stesso stabilisce che, in un sistema chiuso qual è il nostro Pianeta, l’energia tende sempre a degradarsi. Vale a dire che si passa comunque da un’energia qualificata ad un’altra “meno pregiata”. E’ il concetto di entropia (approssimativamente “disordine”), in base al quale (in sistemi irreversibili, quali quelli che nella pratica si verificano) si passa sempre dall’ordine al disordine, e non viceversa [*].

Ciò è in netto contrasto con la “teoria del caos”.

 

  • Dal “Caso”.  Il mondo è caratterizzato da un’infinita diversità. Non vi è un essere identico tra gli animali, non esiste una foglia uguale ad un’altra tra i vegetali, ogni sasso è differente dagli altri. E così via. Riuscire a “fare 6” all’enalotto è di una difficoltà enorme.

          Il “caso” non può presentarsi come “costruttore” di una “infinità” di      esseri complessissimi (uomo, animali e vegetali), nonchè quel mondo intero che ci ospita e ci permettere di vivere (a meno che non arriveremo adautodistruggerci, proprio a causa della nostra “irrazionalità”).

L’evoluzionismo presuppone, i ogni caso, la formazione del “primo individuo”.

Come è, allora, possibile sostenere che dal caso sia scaturita la formazione del mondo, e dello stesso universo?

 

  • Dal “Big Bang”. La teoria (perché di questo si tratta) del Big Bang è tutta da dimostrare. Il primo esperimento presso il CERN di Ginevra (settembre, 2008) è stato fatto. Ammettiamo pure che l’Universo si sia formato “ad un certo momento” (circa 15 milioni di anni fa gli scienziati datano il Big Bang ). Il punto è: da che cosa si è formata la materia? Non dal nulla, poiché da esso “non è possibile creare alcunchè”. Inoltre, il termine creare presuppone l’intervento di Un’intelligenza superiore. Scartiamo questa ipotesi! Si potrebbe teorizzare che “la materia” (in base alla Relatività di Einstein: equivalenza tra energia e materia) si sia “trasformata” (in base alla prima legge della termodinamica) [*] da un’entità enorme di energia concentrata.

Rimane sempre da ricercare “Chi o che cosa” ha generato questa “quantità immane di energia”.

 

  • Presente “Dall’eternità”. C’è chi sostiene che l’Universo, e quindi la Terra, sono presenti dall’eternità. Non li hanno creati Dio!

           Se così fosse (ed è tutto da dimostrare), questa teoria contrasterebbe completamente con quella del Big Bang che, invece, data la nascita dell’universo, come già visto, a circa 15 milioni di anni fa.

C’è qualcuno che riesce ad “assemblare” queste due ipotesi?  

 

 

[*]  Argomentazioni correlate (Scaricabili da DOWNLOAD):

  • Evoluzionismo e creazionismo
  • Credere nello “Inconoscibile”
  • Religioni e società

 

 

 Continua (Roma, 22.09.2008)

 

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Azioni

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13 responses

4 02 2009
francesca

..Credo che questo articolo sia veramente eccellente delineando tutti i punti delle 2 religioni,sono convinta che il problema alla fine nn si risolverà mai essendo tutte e due le ideologie ostinate a non poter accettare le diverse scelte e le diverse tipologie di pensiero.La possibilità di aprire gli occhi e vedere che il mondo nn è tutto uguale non è accettata da tutti.complimenti . francesca .14 anni.avellino.italia

29 10 2010
Marcello

Ma che domande fai?
chiedi agli atei come si e’ formato l’universo? I più grandi scienziati ci provano da secole senza riuscirci e tu vorresti che a riuscirci sarebbero i commentatori del tuo Blog?

E’ ovvio che la materia (intesa nel dualismo materia energia) o esiste da sempre o si è creata dal nulla (o per i credenti è stata creata da Dio). Altre possibilità non ce ne sono. Ovviamente la prima ipotesi è da scartare non potendo nessuna cosa esistere da sempre (è lampante che non si possa avere un passato infinito perche’ per arrivare a noi ci vorrebbe tempo infinito e non arriverebbere mai a noi, ma noi gia ci siamo a quel tempo; o in termini matematici una somma finita di tempi non puo’ dare origine a tempi infiniti)
Resta quindi in piedi solo la seconda ipotesi, a un certo punto non solo la materia ma anche lo spazio/tempo è apparso dal nulla. Chiedersi cosa c’era prima di questo punto (per esempio prima del big bang) è una domanda priva di senso perchè il tempo stesso è stato creato in quell’istante e semplicemente un prima non poteva esserci).

Vale la pena ricordare che Dio stesso non puo’ esistere da sempre e che nel caso in cui si creda a un dio creatore il problema della creazione si sposterebbe su Dio stesso (chi ha creato Dio?).
Rispondendo che DIO si e’ autocreato contrasterebbe con l’ipotesi di un Dio eterno ed esistente da sempre, rispondendo che Dio e’ stato creato da un altro dio sposterebbe il problema sull’altro dio, rispondere che Dio esiste da sempre è impossibile perchè come gia detto non e’ possibile che esista un passato infinito).

Quindi se DIO esistesse non esisterebbe da sempre e da dove e’ venuto fuori?
Abbiamo gia abbastanza difficolta’ a capire come e’ venuto fuori l’universo e non possiamo permetterci di perder tempo con queste ipotesi fantasione

salutoni

Marcello

5 05 2013
WILLIAM POLLOK

Eccellente analisi sia del testo sia nel commento, caro Marcello. Comunque non ha senso tentare di spiegare Dio, per due ragioni: per prima cosa non si può spiegare in modo certo la natura di qualcosa di non esaminabile e sensibile, in secondo luogo Dio nell’ottica del credente va oltre ogni comprensione (basti pensare agli induisti, che credono che Dio sia talmente immenso e inconcepibile da doverlo suddividere in entità minori e parziali per riuscire a onorarlo nei loro culti), non è nemmeno immaginabile dall’uomo, quindi ragionare sulla sua natura è impossibile.

30 03 2011
arbic

Salve a tutti,
sembrerà strano, ma le divergenze tra atei e credenti alla fine non esistono.
L’ateo non crede in Dio ma nell’universo, cioè la materia che è sempre esistita (onnipresenza) nelle leggi e nelle forze della natura (onniscienza e onnipotenza),
Per i credenti, tutte queste attribuzioni sono Dio.
Gli atei non sanno come si è originato l’universo e i credenti non sanno come si è originato Dio.
Quello che viene dopo la morte o la fine dell’universo, nessuno lo può sapere ma resta un mistero come l’origine.
salti
arbic

5 05 2013
WILLIAM POLLOK

Molto interessante, davvero, anche se io credo che una differenza si possa identificare, e cioè che agli atei manca un senso, non credono che possiamo esistere per uno scopo preciso e che siamo abbandonati nel sensibile, senza un sostegno superiore (quantomeno morale).

24 10 2011
siamhk60777

Non hai inserito la creazione scientifica. http://www.rael.org

12 01 2012
lucio

Atei, così vengono definiti dai Credenti.
Credenti, così vengono definiti dagli Atei.
alla base c’è solo una NOSTRA diversa concezione di quello che potrebbe essere Dio.

12 01 2012
Anonimo

Giusta osservazione, se la consideriamo in senso ordinario.
In senso straordinario,diverso….che la credenza è quello che si crede che si sia atei o credenti. Io sono un’atea credente nella scienza la mia religione è la scienza, la vera religione è scienza. Il misticismo è tutta un’altra storia, Chi crede in un dio gli delega la propria vita e si desporabilizza, Chi crede in se stesso ha la coscienza che Tutto è UNO che il caso NON esiste ed ha il pieno controllo della propria vita. Fisica quantistica, legge attrazione.
Ogni essere umano Ha ciò che si merita indipendentemente dall’essere atei o no.

5 05 2013
WILLIAM POLLOK

Io sono credente, ma non delego a Dio alcuna responsabilità, penso invece che Lui mi offra delle opportunità che sta a me accettare o meno, quindi sono io a scegliere cosa fare della mia vita, non Dio. Lui dà occasioni, se non le dà posso cercarle io, ma l’iniziativa sarà sempre mia.

22 02 2017
Tomas

Il controllo della propria vita c’è l hanno tutti gli esseri umani che sono liberi.
Io ringrazio dio per avermi dato la possibilità di credere o non credere in lui

13 09 2012
Restwar

Atei di merda ¡¡¡Viva la Chiesa Cattolica!!!

30 09 2012
arbic

Restwar, la tua asserzione è perfettamente reversibile da parte degli atei. Io sono credente perché tutte le religioni credono in un essere superiore che si può chiamare Dio, Allah, Budda ecc. ecc il quale è l’origine di tutto.
Per gli atei il loro Dio non si chiama Scienza, (che in fatto di origini conosce e spiega ben poco), ma si chiama Universo che è tutto quello che esiste compresa la nostra Anima o il nostro Io.
Universo, che esisterebbe anche se non fossimo mai nati come individui.
Pertanto se il nostro Io si trova in questa realtà, è perché qualche entità (l’UNIVERSO o DIO) l’ha voluto ed ugualmente potrebbe rivolerlo in un’altra dimensione dopo la morte. L’ateo dopo la morte non ammette più niente, ma guarda caso l’UNIVERSO o DIO esisteranno ancora.
Probabilmente dopo la morte il nostro Io, senza la materia del corpo continuerà ad esistere in un mondo spirituale, ad esempio come può essere un sogno o una realtà virtuale.

5 05 2013
WILLIAM POLLOK

Benchè io stesso sia credente la prego di mantenere contegno. Tutti hanno diritto di avere la loro opinione e ricordi che la Chiesa, oltre alle cose buone è stata anche mandante, esecutrice o spettatrice passiva di molti reati impuniti, E comunque la vita eterna, nell’opinione mia e del concilio Vaticano II, è raggiunta da chiunque segue il dettame della coscienza.

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