RELIGIONI E SOCIETA’

31 03 2008

Quale importanza maggiore della vita umana di ogni persona, a prescindere da razza, fede religiosa, sesso, cultura?

Quale obbrobrio più grande del vivere in funzione dell’odio per gli altri, di seminare lo stesso a piene mani, di uccidere chi non la pensa allo stesso modo o non professa la stessa religione?

Oggi la barbarie di un tempo si è ancora più rafforzata, perché la presa di coscienza della “sacralità” della vita, maggiormente recepita fra gli stati civili, dovrebbe   essere motivo di ripulsa totale verso ogni tipo di crudeltà. Invece, i vari fondamentalismi si sono caricati di una ferocia tale nei confronti del “diverso” (leggasi, spesso e volentieri, “non credente”) da arrivare al punto di “immolarsi” orribilmente, purchè si riescano ad uccidere più esseri umani, “differenti” solo per fede religiosa.

Che poi, ad avallare queste azioni bestiali (l’aggettivo è offensivo nei confronti degli animali che non sono “crudeli”, poiché non distinguono il bene dal male, ma hanno come unico fine quello di vivere e di riprodursi) si faccia richiamo al “volere di Dio”, dà la misura dell’abisso cui è giunto l’uomo (è lecito chiamarlo così?).

A mio avviso, in questo contesto, qualunque fede religiosa dovrebbe far sentire la propria voce per promuovere un “vero” dialogo interreligioso (e, aggiungo io, di tutte le culture, senza escludere anche chi si professa ateo). Un dialogo che non nasconda le difficoltà, che preservi le differenze e le credenze di tutti gli interlocutori, e che sia, soprattutto, sviluppato all’interno della società, e non della teologia.

Ognuno deve essere padrone di professare la propria religione (ciò in cui crede), purchè non voglia prevaricare sulle altre religioni né, tanto meno, la intenda imporre ritenendosi detentore della “Verità assoluta”. 

Nulla di male a crederlo, purchè lo si faccia senza denigrare né danneggiare persone che la pensano in modo differente. Dio, il Signore non ha nulla da temere da chi “non crede” ma si comporta in modo degno di una “persona”. Né, tantomeno, ha bisogno di paladini, o di essere “difeso” da esseri umani. Non è Egli (qualunque sia la fede che si professa) Onnipotente?

E allora, che significato possono avere le “guerre sante”? Solo quello di uccidere i “non credenti” (che espressione senza alcun significato!).

Le Religioni dovrebbero (e possono farlo) promuovere i valori della persona in quanto tale, la fratellanza, la pace (che non può mai essere a scapito di altri), di eguaglianza di diritti ma, prima ancora, dei doveri se si vuol fare sì che ogni singolo sia salvaguardato all’interno della società in cui vive.

Uniamoci, dunque, profondendo ogni nostra risorsa  per “vivere” tutti accettabilmente in questo unico mondo che abbiamo.

Ma, a mio avviso, si dovrebbe andare “oltre” al dialogo interreligioso in senso stretto, aprendone uno “interumano”, tenendo anche presente che se si vuole essere ascoltati bisogna saper usare il linguaggio degli altri.

Ecco il grande significato insito in qualunque “dialogo”.

Poiché l’antisemitismo è quell’orribile sentimento che mi ferisce più di ogni altro, innesto in questa argomentazione il concetto che gli Ebrei, come tutti gli altri esseri umani, hanno il diritto di essere totalmente rispettati. Essi non devono aver bisogno di dimostrare niente, né di sfatare, cancellare, rinnegare alcunché.

Ciò detto, faccio mie le parole di una “non credente” (il suo nome è Laura) che ha commentato favorevolmente uno dei miei tanti lavori (L’ebraismo: i valori, l’universalismo, la sua divulgazione) che si trovano sul mio Blog (https://giacomokorn.wordpress.com/).

Lei sottolinea come ognuno è e deve essere responsabile come persona di fronte a leggi democratiche, e si batta qualora le medesime ignorino le proprie credenze religiose o etiche in senso stretto. In un mondo civile non ci dovrebbe essere bisogno di altro.

Il dialogo interumano, ancorché preceduto da quello interreligioso, dovrebbe riguardare la conoscenza reciproca, come scoperta della cultura dell’altro: un dono e una richiesta reciproca universale. Per il bene di tutti, non contro qualcuno. Per la “vita”, non per la morte.

La recente vicenda della “preghiera” del Venerdì santo costituisce un grosso “freno” verso questo anelito di “umanità e fraternità”, di Amore (ma non come vuota parola)  vero verso l’Umanità.   

Io auspico che si riesca a costruire un vero movimento per la vita, la pace, la fratellanza.

Le persone in grado di farlo ci sono, serve solo un adeguato coordinamento teso a raggiungere questo obiettivo tanto ambizioso quanto necessario per una concreta Società Civile.

Sono ben conscio che si tratta quasi di un “sogno”, tuttavia…

Alla vita!

Roma, 22.03.2008

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