Adorare “dio” uccidendo l’Uomo

11 02 2008

In nome di “dio”, guerra “santa”, “dio” lo vuole: sono tutte, purtroppo, espressioni ormai divenute quasi familiari.

Vogliamo fermarci a riflettere un poco sul loro significato?

Tutte le religioni rivelate insegnano che Dio ha creato l’uomo a propria immagine, che Egli persegue (sia pure con disegni che sfuggono alla nostra comprensione) il bene e detesta il male, che lo si voglia identificare in Satana, Belzebù o quant’altro. Uno dei principali Comandamenti impartiti all’umanità da Dio, per il tramite di Mosè e le Tavole della Legge, è non uccidere.

Per chi crede, è dato per scontato che il Signore voglia la vita, non la morte di chi Egli stesso ha creato a Sua somiglianza. Chi uccide una persona, forse adora “dio”, ma oltraggia il Signore dell’universo: confonde il re Moloc con il Bene Assoluto.

Dio non ha assolutamente bisogno di manifestare la Sua potenza richiedendo “sacrifici umani”. E’ Moloc, il “male”, che necessita di questo.

Andare in guerra in nome di dio, sostenendo che è dio stesso che lo vuole, è una follia, ancor prima che una bestemmia.

Per chi crede in un Dio Unico, Signore dell’Universo (che lo si invochi come Adonai, Allah, Padre Nostro, Gesù), uccidere un essere umano è una blasfemia. Ancor peggio è farlo in “nome di dio”. Una simile azione eccede la pura bestialità, in quanto l’animale non uccide mai per il gusto di attuarlo, ma lo fa solo perché deve poter vivere.

Non c’è alcuna motivazione che possa sostenere la necessità di togliere la vita ad uno “diverso” da noi. Ognuno è “altro” rispetto a se stesso. Siamo tutti esseri unici, “differenti” l’uno dall’altro per definizione.

Coloro che sostengono l’aberrazione di “dover uccidere” in nome di dio, lo fanno affermando che (per volere del proprio dio) è la loro la sola, vera, unica religione e che, pertanto, tutti quanti si devono sottomettere ad essa. Tale ragionamento (ancorché foriero di un inevitabile “appiattimento” di tutta l’umanità) potrebbe anche “stare in piedi”, se non fosse accompagnato dalla volontà di raggiungere questo “fine” anche uccidendo chi non lo condivide.

Se l’uomo è l’immagine di Dio, uccidere l’uomo significa porsi contro di Lui.

Io non ho la presunzione di immaginare ciò che pensa, intende fare, programma Dio. Sarebbe un’assurdità immane!

Tuttavia, acquisito che tutte le religioni rivelate credono che il Signore sia soprattutto Buono, è pensabile che Egli (ancorché per vie imperscrutabili all’uomo) desideri solo il bene di quella umanità che Egli, deliberatamente, ha voluto creare. Pertanto si può dedurre che, comunque, Dio non può considerare gli uomini né come mezzi né come strumenti a dimostrazione della Sua bontà.

Il “male” non è “fuori di noi”: è solo l’uomo che lo produce.

Dio ha messo di fronte alla persona sia il male sia il bene: sta solo alla stessa scegliere l’uno piuttosto che l’atro. Non è pensabile che l’uomo sia una semplice “marionetta” nelle mani di Dio, poiché egli ha la capacità di “scegliere”. Consiste proprio in questo la “massima libertà” che ci ha concesso il Signore.

Per quanto condizionato pesantemente dagli altri suoi simili, dalla società (ma non da Dio), dalla cosiddetta “fortuna”, l’uomo ha sempre nelle sue mani il proprio destino. Solo la nascita (forse il mistero più grande dell’Universo) e la morte sono riposti in Dio.

A mio avviso è assurdo, ad esempio, pensare che l’immane tragedia della Shoà possa rientrare nel disegno imperscrutabile di Dio teso a “redimere”, in  modo tanto crudele, l’umanità intera (con il sacrificio di milioni di innocenti: persone!).

Mi ripeto, Dio non ha alcun bisogno di manifestare la Sua potenza con sacrifici umani messi in opera da altri uomini: una pura follia!

Non vi può essere alcuna guerra “santa”: di sacro c’è solo la vita umana.

Se si riflette solo un po’ ci si può rendere conto, piano piano, di quanto sia negativo uccidere un essere umano. Mi riferisco, anche, alla giusta richiesta di abrogare nel mondo intero la pena di morte. Un uomo (e ancora meno la società) non può mai arrogarsi il diritto di uccidere un’altra persona. A questo punto, però, sarebbe anche auspicabile una eguale capacità di pressione civile tesa a fare sì che fossero “messe giù le mani” anche da Abele. Non sembra che, in tal modo, sarebbe resa ancora più plausibile la battaglia contro la pena di morte?

Si è detto: massima libertà ci è stata concessa da Dio. Libertà “relativa”, tuttavia, mai assoluta: non avrebbe senso. Ecco perché i Dieci Comandamenti contengono tanto sollecitazioni a fare, quanto divieti. La libertà, per essere realmente tale per tutti deve, sempre ed in ogni caso, porsi in relazione  con il massimo precetto impartito agli Ebrei da Dio: ama il prossimo tuo come te stesso.  

Si è mai riflettuto sul fatto che questo “obbligo” è stato imposto da Dio almeno un millennio prima che nascesse Gesù, quando ancora le guerre tribali costituivano la stessa condizione di vita dell’umanità di allora? Una vera “rivoluzione” sociale.

Quindi siamo liberi di fare qualunque cosa, purchè ciò non rechi mai alcun danno ad un nostro simile: mano libera di uccidere, in nessun caso!

Purtroppo, però, si sta assistendo  (con un impotenza che rasenta il fatalismo) ad un profondo e assai veloce deterioramento dell’intero tessuto civile. Chi perora la libertà assoluta in nome della laicità o della democrazia (entrambe devono porsi dei “limiti” se vogliono essere realmente tali) si dà, involontariamente, come si suol dire “la zappa sui piedi”.

Due esempi banali.

La libertà di parola è una condizione giusta, giustissima. Fomentare, però, coscientemente l’odio verso l’altro (qualunque esso sia) è invece un “delitto”, poiché in tal modo si può arrivare (non è un’ipotesi) alla “eliminazione fisica” delle persone. Questa non è libertà.

Libertà di drogarsi non può esser considerata cosa  lecita, se non altro perché il danno che ne deriva alla società è non solo economicamente elevato (per scelta egoistica di singoli individui, nè motivata da alcuna necessità) ma, spesso, anche procuratore di danni fisici a terzi, che possono giungere fino all’uccisione di persone che pagano, con la vita, per la “libertà di drogarsi” da parte di alcuni.

Ma vogliamo andare oltre?

Che dire dell'”orgoglio pedofilo”? Un obbrobrio che, purtroppo, rientra anch’esso a pieno titolo nel filone della “libertà assoluta”.

Chi abusa di un bambino è:

–          un essere vigliacco, in quanto rivolge le sue attenzioni sessuali deviate (quale eufemismo!) verso la creatura più indifesa per antonomasia;

–          un sadico, perché fa del male conscio di farlo e con godimento (e se la stessa cosa accadesse a suo figlio/a, a suo nipote?)…………. Se questo è un uomo si chiederebbe nuovamente Primo Levi, se fosse ancora in vita;

–          un essere crudele, perché non fa solo del male sul momento, ma rovina per tutta la vita un essere umano. Soltanto l’uomo è capace di fare del male per il solo gusto di farlo;

–          un violento, che sa esprimere solo in questo modo la sua personalità (quale?)…….. “Nati non foste per viver come bruti”, ammoniva Dante;

–          un essere ignobile.

Che cosa manca ancora per rendere la libertà assoluta ancora più pericolosa? La libertà di “uccidere”. Ma, inoltre, non è mai lecito costruire o alimentare la propria libertà schiavizzando (in nessun modo) il nostro prossimo.

Se non ci fermiamo in tempo, riflettiamo, ricerchiamo lo spirito divino che è in ogni persona, dove andremo a finire?

A mio avviso siamo già giunti sull’orlo del baratro.

Faremo ancora un passo avanti?

Oppure ci fermeremo e ci guarderemo negli occhi, tutti,  l’uno con l’altro?

Cercheremo di “cambiare”, anche evitando di violentare (siamo veramente liberi di farlo?) l’unico ambiente in cui viviamo?

Ho tanta “voglia” di sperare in bene!   

Giacomo Korn

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One response

22 11 2008
Salvatore

ogni creatura che stata creata per volontà di Dio ,Dio non distrugge ma ama il suo prossimo e noi dobbiamo obbeddienza a Dio onnipontente.
il male non è di questo sto mondo .
viva l’amore per il nostro prossimo e cosiii sia

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