PRESENTAZIONE del libro Gli EBREI alla luce del CORANO

30 04 2007

 

 

 

 

 

PRESENTAZIONE 

L’Islam è la religione professata da circa un miliardo di persone in tutto il mondo, e non solo nei paesi arabi.

I terroristi, gli integralisti, i fondamentalisti islamici non hanno infatti nulla a che fare con l’Islam, anzi è lo stesso che viene ad essere strumentalizzato dai medesimi (che non hanno altra ideologia se non quella di seminare odio e morte, anche immolando se stessi) solo allo scopo di fomentare l’intolleranza verso gli “altri”.

La dottrina degli integralisti volgarizza alcuni aspetti decontestualizzati dal Corano (il Libro Sacro dei musulmani) per inventare e dare adito ad una utopistica strategia di potere, una pseudoislamizzazione del mondo intero, contro tutti, credenti e non credenti, uomini e donne, politici, intellettuali, religiosi, cristiani, musulmani ed ebrei

(naturalmente). Ecco il motivo per cui ai fondamentalisti fa molto comodo rispolverare uno dei più tristemente famosi falsi storici: “I Protocolli dei Savi di Sion”. Questo libello (riconosciuto ufficialmente come un falso storico) imputava agli israeliti il “Complotto ebraico per conquistare il mondo”, quello stesso che gli integralisti vogliono (vorrebbero) realmente mettere in atto, non con mezzi di persuasione, naturalmente, ma con la forza e con il terrore.

E’ però altrettanto vero, ad avviso di chi scrive, che tutto ciò non è in alcun modo addebitabile alla religione musulmana in quanto tale né, ancor meno, a ciò che è contenuto nel Corano [1].

E’ soprattutto sulla base di questa ferma convinzione che mi sono letteralmente “tuffato” a leggere e ad analizzare con estrema attenzione questa Sacra scrittura degli Islamici.

Tutto ciò premesso, prima ancora di riportare quanto emerso da detto studio, mi appaiono opportune due precisazioni di carattere generale.

· In primo luogo, voglio evidenziare con risolutezza che, attraverso il lavoro che mi accingo a sviluppare, non è mia intenzione trattare in alcun modo il rapporto esistente tra Islamismo ed il resto del mondo, né sotto il profilo sociologico né, ancor meno, sotto quello classificabile come “politico” in senso lato.

Per chi, invece, fosse interessato ad approfondire proprio questi specifici aspetti, suggerirei di consultare soprattutto le opere di Bernard Lewis e di Hans Kung (ma molte altre ve ne sono). In Bibliografia ne sono riportate solo alcune, essendo entrambi scrittori molto prolifici, oltrechè riconosciuti a livello internazionale.

· In secondo luogo, non è assolutamente mia intenzione esprimere alcun giudizio personale su quanto andrò ad esporre nel prosieguo, ma solo analizzare esclusivamente quanto riportato dal Corano con animo e mente aperti, sgombri da qualunque pregiudizio. Intendo farlo, convinto come sono che un Libro Sacro non può che sollecitare l’uomo (la persona) a fare il bene, facendogli conoscere il “male” solo al fine di evitarlo. Il male non è fuori di noi. E’ solo la persona che, tramite il proprio libero arbitrio, può utilizzare l’intelligenza che il Creatore le ha donato a fini di bene, e non per produrre “crimini” contro l’Umanità.

Ed è proprio a questo fine che ogni successiva puntuale indicazione farà sempre unico e rigoroso riferimento a quanto riportato in bibliografia.

Nel caso in cui ciò venisse a mancare, rimane implicito che ogni valutazione sarà estrapolata esclusivamente dal testo di Alessandro Bausani [1] nella sua interezza (commenti compresi) o, comunque, attinta dai libri riportati in bibliografia.

Ancor prima di sviluppare un nuovo lavoro, mi pongo sempre alcune domande.

Innanzitutto, che cosa voglio dire o che messaggio intendo proporre.

A riguardo del tema in argomento, la risposta è racchiusa nel titolo stesso del saggio che mi accingo ad elaborare.

Dopo di ciò, mi chiedo se lo scritto possa sollecitare qualche interesse.

In proposito, ritengo che l’utilità di questo lavoro possa essere ricercata soprattutto nel fatto che, chiarendo alcune cose, si potrebbero eliminare molti preconcetti che entrambe le religioni hanno spesso l’una nei confronti dell’altra.

Se la risposta a quest’ultimo interrogativo è positiva, cerco di verificare a chi e perché il lavoro possa risultare interessante.

Nello specifico credo che un saggio di questo genere possa essere utile sia ad Ebrei * sia a Musulmani. I primi potranno verificare che il Corano, nel suo insieme, non è affatto loro ostile. Inoltre penso che saranno favorevolmente colpiti venendo a sapere che la religione ebraica in quanto tale gode della massima stima. Per quanto concerne i Musulmani, essi potranno verificare come falsi preconcetti nei confronti degli Ebrei possono anche trarre origine da vari testi, ma non certamente dal Corano, il Libro Sacro per antonomasia.

Tutto ciò premesso, intendo mettere fin d’ora in evidenza il fatto che questo lavoro non ha alcuna presunzione di voler dimostrare alcunché, ma ambisce solo a far riflettere il lettore su un argomento che, sia pure indirettamente, si ritiene possa avere riflessi di grande interesse e di non piccola portata.

Sarei comunque già appagato se questo breve saggio potesse solo costituire uno strumento idoneo ad offrire un sia pur minimo contributo alla comprensione e al riavvicinamento (che in un passato non troppo lontano già c’erano e, spesso, in modo eloquente) tra islamismo ed ebraismo.

(*) L’asterisco a fianco di un vocabolo indica che il suo significato si trova nel GLOSSARIO

Le note che seguono hanno tratto principale alimento in primo luogo dalla curiosità che mi ha sempre spinto a leggere le Sacre Scritture delle altre grandi religioni, anche al fine di “andare a vedere” che cosa esse pensino a riguardo dell’ebraismo in generale, e degli ebrei in particolare.

Per ciò stesso, lo studio che ho svolto riveste soltanto un carattere, diciamo così, puramente “teologico” (nella fattispecie inerente a ciò che è riportato nel Corano) e null’altro, avendo io avuto come unico obiettivo quello di analizzare, solo ed esclusivamente, come gli Ebrei vengano considerati nel contesto di questa Sacra Scrittura.

Scopo primario del mio lavoro è far conoscere, certamente a grandi linee e non in modo puntuale né, ancora meno, esaustivo, il contenuto del Corano, focalizzando l’attenzione su una ben “specifica tematica”, che a me stà, ovviamente, a cuore. Il fatto che detta analisi venga sviluppata da un “non” Musulmano, penso possa offrire al saggio una prospettiva particolare, non di parte.

Infine, il presente studio intende, anche, verificare quale spazio vi sia per un possibile dialogo tra le due religioni monoteistiche, senza avere per ciò stesso la presunzione di suggerire alcunché.

Il dialogo interreligioso dovrebbe configurarsi come un confronto civile, non una contrapposizione che, ad avviso di chi scrive, non ha ragione d’essere, se si vuole comunque evitare un assurdo, quanto estremamente pericoloso ed immotivato, “scontro” di civiltà e di religione.

Poiché ogni mio scritto nasce, soprattutto, dalla volontà di mettere a confronto le mie idee con quelle degli altri, non mi nascondo l’augurio che lo stesso abbia la diffusione che penso possa meritare.

Proprio per questo motivo, mi propongo fin d’ora:

· di usare un linguaggio piano ed immediato, al fine soprattutto di non annoiare chi legge. Né è mia intenzione rivolgermi a studiosi o, come si suol dire, agli addetti ai lavori, bensì a tutti coloro che, in un modo o nell’altro, sono interessati alla tematica;

· di evidenziare quegli aspetti che possono fare di questo lavoro un “qualcosa” che sia di una pur trascurabile utilità. La sua lettura dovrebbe soprattutto offrire uno stimolo per riflettere ed argomentare. Si è del parere che solo per il tramite di un confronto tra le persone possano scaturire punti di intesa, invece che divisioni. La “diversità” è una fonte di ricchezza per tutti, purché si tratti di diversità “aperta” verso gli altri e mai “chiusa” in se stessa;

· di argomentare solo quanto strettamente necessario alla comprensione della tematica, rimandando ogni approfondimento ad altri testi.

Queste note aspirano ad offrire uno stimolo “per” una migliore conoscenza reciproca, e niente affatto costituire uno strumento “contro” qualsivoglia persona, collettività o comunità nel suo insieme.

 

ALLAH, “DIO” NEL CORANO

Per la titolazione del capitolo, ho accolto il suggerimento dell’Imam Y. Pallavicini.

Ho mutato “Dio” del Corano in “Dio” nel Corano. Mi è stato detto che, per un Islamico, non è una sfumatura.

Non vi è altro Dio fuori che Allah, e Maometto è il Suo Profeta.

Per la religione musulmana è questa la prima massima, essenziale e, nello stesso tempo, di una semplicità estrema. Tuttavia, non la si trova alla lettera nel Corano, anche se il suo senso vi è onnipresente.

Così, infatti, si presenta Allah, il Signore del Corano:

 

Dì: “Invocatelo come Allah, o invocatelo come Rahman, comunque Lo invochiate, a Lui appartengono i nomi più belli (17,110)

Ben 99 sono, infatti, i Suoi nomi più belli. Il centesimo nome di Dio (al-ism-al-a’zam), il “Nome Massimo”, è ignoto, impronunciabile e dalle magiche virtù [1].

Allah, Dio dell’Islam, avendo creato l’uomo a Sua immagine e somiglianza, è in primo luogo Buono e Giusto.

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Egli ha concesso alla persona il libero arbitrio poichè, facendogli conoscere ciò che è bene e ciò che è male, lo mette in condizione di poter scegliere il primo invece che il secondo.

Conoscendo quanto l’uomo sia debole e come sia, umanamente, portato a valutare ogni cosa secondo il proprio immediato tornaconto, Allah ha imposto non pochi divieti ed elargito sagge raccomandazioni, con l’unico fine di indicare all’uomo la retta via che conduce al bene (suo e dell’umanità tutta).

Come un padre che vuole suggerire ai propri figli la giusta guida per godere quanto di meglio la vita possa loro offrire, deve anche insegnare alla propria prole l’obbedienza, così Allah fa conoscere i castighi da erogare a chi andasse contro alle Sue indicazioni ed ai Suoi precetti. Lo fa sempre, però, offrendo a chi si comporta bene numerosi e piacevoli benefici. Sta solo alla persona la scelta.

Ovunque nell’Islam si avverte la Sua misericordia, pur non dimenticando mai il timore del Suo rigore.

 

Con il Mio castigo punisco chi voglio: ma la Mia misericordia abbraccia ogni cosa (7,156)

Su questo punto concordo pienamente anche con quanto espresso (non letteralmente) in proposito da un mio carissimo amico [2]

Per quello che riguarda la severità di Allah verso i miscredenti, mi pare sia solo un fatto apparente di forma espressiva ed anche, forse, di necessità relazionale di popoli cui il Corano era indirizzato”.

In definitiva, fare unica leva in modo improprio solo sugli aspetti del rigore divino, rischia di indurre una giustificazione alla logica deviata degli integralisti che promuovono il terrorismo [3]. In tutte le tradizioni religiose, le interpretazioni delle ammonizioni paventate dal Creatore al di fuori di una sensibilità spirituale possono essere causa (deviata, appunto) di violenze e prevaricazioni.

Ma in ogni caso Allah non elargisce solo ammonizioni, tormenti, castighi cocenti, minacce e quant’altro. Egli è pure

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…….il Misericordioso, il Corano ha insegnato, l’uomo ha creato (55,1-3.)

……clemente e misericordioso (come esplicitato in apertura di ogni Sura, con l’eccezione della IX).

…..possente e sapiente (5,118):….. indulgente (60,7/4,20/ 40,70);…….. onnisciente (2,33);……. provvidente (2,22 / 2,29).

Nel Corano si può leggere pure che il Signore è

[Colui]..le cui parole nessuno può mutare (18,25-27); .. senza eguali (2,22); … [che sa essere] più vicino all’uomo dell’uomo stesso (50,16);…rifugio dai mali (113,1); ….Colui che sempre perdona, il Benigno (2,54).

Allah è anche saggio e sapiente (4,11) in quanto

 

non impone a nessuno pesi più gravi di quel che possa portare (2,286)

Iddio non obbliga nessuno a far cose maggiori delle possibilità che gli ha dato. Certo Iddio darà, dopo l’avversità, prosperità. (65,7)

Circa la tolleranza che Allah dimostra, ecco un versetto che ne sintetizza il pensiero:

 

E se il tuo Signore avesse voluto, avrebbero creduto tutti quanti son sulla terra. Ma potresti tu costringere gli uomini ad essere credenti a loro dispetto?(10,99).

Non si avverte l’estrema saggezza racchiusa in queste parole?

Il Corano sottolinea il fatto che l’operato del Signore ha una finalità di contenuti. Infatti Egli:

 

crea il mondo con verità di intenti, non per gioco (3,191).

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Questo versetto richiama alla mente il celeberrimo detto riferito ad Einstein: “Dio non gioca a dadi”.

Nel Libro si può anche trovare che Allah non solo tormenta

……..ma, anche, perdona chi vuole (5,18).

…[ma] è [anche] misericordioso (6,154);…. longanime (71,14).

Nel Corano si può leggere che

le Sue parole [sono] inesauribili (18,109).

Allah è Dio di amore. Infatti, così Maometto ammonisce il credente

e sii indulgente, chè Dio ama i buoni (5,13).

Dio è conoscitore di tutto

 

O uomini in verità Noi vi abbiam creato da un maschio e da una femmina e abbiam fatto di voi popoli vari e tribù e che vi conosceste a vicenda, ma il più nobile fra di voi è colui che più teme Iddio. In verità Dio è sapiente e conosce (49,13).

Riflettiamo su popoli vari e tribù e che vi conosceste a vicenda. Se solo così si facesse, quante vite umane si potrebbero risparmiare!

In tal modo continua l’elencazione degli attributi di Allah. Egli

 

è perdonatore (2,54);……..fa ciò che vuole (2,253 / 11,107); ….pietoso (23,118);…. rifugio dei mali (113,1-5)

[Solo Dio] può sapere chi è nella ragione (5,116),……..basta Dio a calcolare le azioni (33,39)

Allah è sempre giusto e invita al bene

 

E si formi da voi una nazione d’uomini che invitano al bene, che promuovono la giustizia e impediscono l’ingiustizia. Questi saranno i fortunati (3,104)

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Una nazione che invita a fare il bene, respinge ciò che è disapprovato, e crede in Dio ( 3,110).

Non vale la pena di riflettere, anche ai giorni nostri, su queste “raccomandazioni”?

Il Signore si preoccupa persino del trattamento da concedere ai nemici. Ecco quanto invita a fare nei loro confronti.

[Maometto] ai prigionieri caduti nelle vostre mani: “Se Dio riconosce qualcosa di buono nei vostri cuori, vi darà cose migliori di quelle che vi sono state prese e vi perdonerà, chè Dio è indulgente clemente” (8,70).

Se dunque essi [i nemici] si tengono in disparte da voi e non vi combattono e vi offrono la pace, Dio non vi dà la facoltà di combatterli (4,90) Ma se essi

[i nemici] preferiscono la pace, preferiscila, e confida in Dio, ch’è in verità l’ascoltatore sapiente (8,61).

Quanto attuali sono tutti questi ammonimenti! Da chi sono tenuti nella giusta considerazione?

Circa la responsabilità per le colpe commesse personalmente, ecco che cosa riporta il Corano

 

Chiunque si acquista una colpa se l’acquista contro se stesso, e Dio è sapiente e saggio (4,111).

Anche nell’ebraismo è più volte ribadito il concetto che ognuno risponde solo delle proprie azioni.

 

Se [coloro che non credono nel Corano] ti smentiscono, dì loro “Io mi tengo le mie azioni e voi tenetevi le vostre. Voi siete innocenti di quello che io faccio, e io sono innocente di quello che voi fate” (10,41).

E’ questo un principio di vera tolleranza.

E, per concludere, ecco gli inviti che Allah, per il tramite di Maometto, rivolge specificatamente ai credenti:

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Pratica il perdono! Invita al Bene! Allontanati dagli ignoranti! (7,199)

Ognuno ha una direzione verso la quale Dio li volge nella preghiera: ma dovunque vi troviate gareggiate nel fare il bene e Dio vi riunirà tutti insieme, chè Egli è sovra ogni cosa potente (2,148)

Come si può notare, è il Bene il fine primario di Allah.

Come non vedere con quanta saggezza e bontà Allah cerca di insegnare e portare sulla retta via gli uomini, facendo loro capire, nel contempo, che questi Suoi inviti sono un “obbligo” che non può essere impunemente disatteso.

Tutto da Allah proviene. Da Lui solo emanano il passato, il presente, il futuro.

Ma, soprattutto, Egli non deve rendere conto all’uomo di ciò che fa o che intende fare. Ne consegue che l’essere umano non può, proprio a causa della sua limitatezza di fronte all’IIlimitato, cercare di darsi spiegazione degli accadimenti che, in quanto persona, non può controllare, o che, in ogni caso, gli possono apparire inspiegabili.

Ma, soprattutto, Allah è un Dio Unico.

 

“Il vostro dio è un Dio Unico….” (6,22)

“Non prendetevi due dei! Non c’è che un unico Iddio” (16,51)

Si ritorna, così, a quella che è l’essenza stessa della Religione Islamica.

 

E se Dio riprendesse gli uomini per la ingiustizia loro, non avrebbe lasciato sulla terra anima viva;… (16,61)

Viene, a tal punto, da porsi una domanda: si rileva forse qualche differenza tra l’Allah dei Musulmani, il Signore degli Ebrei, il Dio Padre dei Cristiani? Questa domanda, centrale in tutto il mio lavoro, non può che avere come risposta: “No, non si può rilevare alcuna differenza in un Signore, che è Dio Unico per tutti!“.

E’ possibile scaricare l’intero libro: Gli Ebrei alla luce del Corano
 

Si può anche scaricare il mio “primo” Saggio, antecedente l’apertura del BLOG:

IL “DEICIDIO” SMENTITO DAGLI STESSI VANGELI     

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One response

6 05 2007
Claudio

Complimenti per il tuo lavoro Giacomo, sono felice di essere il primo a congratularmi con te.

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